“Do ut des”

Lettera 21. La Poesia di lui. Sarebbe rimasta ore ad ascoltarlo, a sentir leggere quei versi a camminarle nell’anima. Adorava il suono di quelle parole, la melodia che producevano nel suo cuore al loro avanzare, scorrere, incalzare, rincorrersi. Quei passi. Il suono delle parole, splendide come neve, miele a sciogliersi nei suoi pensieri.


Di colpo le parve di udire nitida la voce di Aurelio, viva al suo orecchio “Ti piacciono davvero questi haiku, Clara?”
“Sono bellissimi, dovresti pubblicarli! Tutti! La speranza non deve mai andare persa, il mondo tornerà a vivere! Ne sono certa!”
Le sembrava ancora di poter percepire nitidamente l’odore della carta, i fogli sparsi, consunti, trovati per caso, sopra cui lui appuntava quella poesia, in salvo dall’apocalisse che stava consumandosi attorno a loro. Lontano dalle bombe, dagli spargimenti, i ventri aperti, il dolore della gente.
Loro due, in quell’appartamento dato a lui in dotazione dall’Esercito, un letto, quattro pareti, un tavolo e due sedie. I loro corpi intrecciati fra le lenzuola, poesie attorno.
“Non è facile alzarsi la mattina e mettere i piedi nel fango. Non è facile, dopo essere stati tutto il giorno fuori sotto il sole, ritornare alla base e fare un chilometro a piedi solo per lavarsi. Non è facile aprire il pc e vedere che tuo figlio piange nel guardarti in webcam perchè vorrebbe abbracciarti e non è affatto facile rifare tutto questo per mesi e mesi. Eppure ci sono ragazzi che mettono da parte se stessi e quello che amano di più, per l’amore del tricolore che portano sul braccio. Soldati veri”.
Racconti di guerra. Narrazioni.
Gli occhi del giovane si abbassavano sempre pieni di lacrime a quei pensieri inamovibili, nel riportare quelle frasi che aveva trovato scritte nei Campi di battaglia, dove aveva lottato fra la vita e la morte “E’ stato in quei momenti che la poesia mi è venuta in aiuto più delle altre volte. I miei haiku, quei tre versi in stile orientale, una manciata di più all’occidentale. In quei momenti, loro, mi hanno salvato la vita!”
Lei adorava il suo animo, quegli attimi in cui tutto attorno a lui taceva, ed il soldato lasciava il posto all’uomo.
Delicatamente le loro dita s’intrecciarono “Aurelio, ti amo!”
“Anch’io!”
“Un giorno le pubblicherai tutte queste poesie. Questi haiku riporteranno la pace, parleranno di giorni di gioia e risate di bambini!”
Si carezzò la pancia.
E perdendosi nel suo sguardo, gli tese ancora una volta, timida, la mano sorridendogli, le piaceva quando l’uomo e il poeta s’incontravano nei suoi occhi, e quel giovane ribelle lasciava il posto ai sospiri nella sua nuda poesia “Potresti titolarla “Il suono delle parole”, la melodia stessa che ogni tua parola fa nascere!”
E lenta carezzò quell’ultimo haiku con le labbra tremanti. Luna puttana/ S’incunea nel mio seno/Il tuo sorriso.
Prima di chiudere la dita a pugno, senza più lui al suo fianco ad ascoltarla.
“Una bomba Clara. Era l’inferno. Aurelio, no. Non si è mai tirato indietro! Credimi, le urla, pezzi di carne viva ovunque, quelle donne. I bambini…e lui non si è mai tirato indietro!”

Mentre un angelo, serrava i suoi begli occhi viola in quel cielo sopra la guerra, colmi di lacrime.

Published in: on dicembre 5, 2014 at 6:01 pm  Lascia un commento  

The URI to TrackBack this entry is: https://lilithf.wordpress.com/2014/12/05/do-ut-des/trackback/

RSS feed for comments on this post.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: