Haiku. Conosciamolo da vicino

L’Haiku è un componimento poetico, una brevissima poesia formata solo da tre versi. Una poesia di concentrazione. Ha caratteristiche molto precise.
Nell’Haiku classico i versi sono formati da un numero preciso di sillabe.
Il primo verso contiene cinque sillabe, il secondo sette sillabe, il terzo verso di nuovo cinque sillabe. Un totale dunque di diciassette sillabe. All’origine i contenuti dell’Haiku erano la natura, i sentimenti e le emozioni del poeta nei confronti della natura.


All’interno di ogni HAIKU era costante la presenza di un KIGO, ossia una parola o una situazione che fa riferimento a una delle quattro stagioni, Ma oggi si scrivono Haiku il cui contenuto può spaziare ovunque.
La tradizionale tecnica adottata consiste nel contrapporre due immagini contrastanti, una che alluda al tempo e/o al luogo, l‘altra relativa ad una fugace e vivida impressione, ed attraverso entrambe giungere ad una sintesi che richiami profondi stati d’animo. Il risultato, pur seguendo dettami precisi e rigorosi, deve dare una sensazione di naturalezza e di realismo, di partecipazione ed al contempo di distaccata leggerezza.
Per comprendere l’essenza implicita negli haiku il lettore deve dimenticare l’intelletto e far ricorso proprio alla sensazione e all’identificazione con le impressioni suggerite. Risulta evidente l’influsso della dottrina del Buddhismo-zen e il richiamo all’esperienza del “satori”, la rivelazione improvvisa.
Oltre Basho, i maggiori esponenti di questo genere sono Buson, Issa e Shiki, che, a seconda delle diverse personalità, hanno impresso uno stile inconfondibile alle loro composizioni poetiche. Con questa introduzione, di sicuro incompleta e limitata, spero di avere dato il mio contributo affinché una delle manifestazioni più alte e raffinate dell’arte giapponese possa essere adeguatamente conosciuta e apprezzata.
Ci sono scrittori moderni, specialmente occidentali, che compongono Haiku con un numero di sillabe maggiore. La tradizione vorrebbe che non si componessero Haiku con una quantità minore di sillabe, ma noi riteniamo che si possa fare, se l’atmosfera creata dall’ Haiku è pregnante, netta, lucida, viva. Insomma, se è un bell’Haiku.
Esistono almeno due modi di scrivere Haiku che danno vita a due stili diversi. Il primo stile è caratterizzato dal fatto che uno dei tre versi (normalmente il primo) introduce un argomento che viene ampliato e concluso negli altri due versi.
Come in questo Haiku classico di Sono Uchida

Tornata ancora
al bicchiere di sakè
la mosca annega

o come quest’altro Haiku classico di Pietro Tartamella

Fra le tegole
filari d’acqua vanno.
Alla grondaia

Il secondo stile produce Haiku che trattano due argomenti diversi messi fra loro in opposizione o in armonia. Questo secondo stile può attuarsi con due modalità: il primo verso introduce un argomento, il secondo verso lo amplia e lo approfondisce, il terzo verso produce un’opposizione di contenuto, un capovolgimento semantico che in qualche modo ha però relazione con il primo argomento. Questo sbalzo semantico può anche essere sottilissimo.

Come in questo Haiku di Jack Kerouac con quantità libera di sillabe
Mancato un calcio
allo sportello della ghiacciaia.
Si è chiuso lo stesso
O come questo Hiaku di Shiki
Tra le erbe
un fiore bianco sboccia.
Ignoto il suo nome.
Ma potrebbe anche essere che il primo verso introduce un argomento, e sono i due versi successivi che introducendo un nuovo argomento lo mettono in relazione con l’argomento trattato nel primo verso (in opposizione o in armonia).
Come questo Haiku del poeta di Basho con quantità libera di sillabe:
La voce del fagiano.
Quanta nostalgia
per mio padre e mia madre

O ancora quest’altro Haiku di Jack Kerouak con quantità libera di sillabe
Notte perfetta di luna
rovinata
da liti in famiglia

Cimentarsi con gli Haiku significa osservare il mondo con occhio attento. Costringe a liberarsi delle sovrastrutture, delle parole inutili e superflue, di tutti i concetti che contemporaneamente si affollano attorno ad un evento, ad una esperienza, ad una sensazione. Ci spinge a “guardare” e soprattutto a “cogliere” l’essenza di un accadimento di cui siamo testimoni, la sostanza di una esperienza, il centro di una emozione.
Una grande scuola di vita e di riflessione.
Anche il ritmo recitativo dell’Haiku è importante.
L’ Haiku è nato in Giappone nel diciassettesimo secolo.
Deriva dal Tanka, componimento poetico di trentun sillabe.
Si scrivevano poesie Tanka già nel IV secolo. Il Tanka è formato da cinque versi con una quantità precisa di sillabe per ogni verso: il primo verso contiene cinque sillabe, il secondo sette sillabe, il terzo cinque sillabe, il quarto sette sillabe, il quinto sette sillabe. Eliminando gli ultimi due versi si è formato l’Haiku.
La prima antologia di poesia giapponese intitolata “Manyoshu” risale all’ VIII secolo; comprende 20 volumi con 4.500 poesie in diverso stile.
Nei licei americani si insegnano le tecniche per scrivere Haiku. Anche in Marocco lo si insegna nelle scuole. In Senegal si organizza ogni anno un concorso.
In Giappone si calcola che più di dieci milioni di persone (circa il 10% della popolazione) si diletta a scrivere Haiku. Ci sono attivissimi gruppi di poeti (chiamati Haijin) che si riuniscono per parlare di Haiku.

Tutte le maggiori riviste e quotidiani giapponesi hanno una rubrica dedicata agli Haiku.
In Italia si è costituita nel 1987, a Roma, l’ Associazione Amici dell’ Haiku.
In nessuna lingua
è difficile intendersi
come nella propria lingua (Karl Kraus)

Published in: on dicembre 2, 2014 at 11:49 am  Lascia un commento  

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