Scrivere Musica

Hermes

Lettera 21. Il dondolìo dell’altalena, quel rumore metallico, il cigolare dei cardini, le corde, d’improvviso gli occhi di lei incontrarono quelli di lui senza parole, in quella strada semi-buia, illuminata appena dalla fioca luce di un lampione che le granate non avevano ancora sventrato dall’asfalto, calda, l’afa ad incollarsi addosso. La figura di lui appariva appena, quasi come uno spettro, dietro il muricciolo dove ormai il campo dei giochi era divenuto deserto da tempo, trancimate le risa dei bambini dai colpi di mitra.


Lui, fra il fetore di quelle macerie dove i cadaveri si decomponevano a cielo aperto, senza luna, senza astri a benedirli, seduto su quell’altalena, solo, a cullarsi nel ventre del suo silenzio ovattato di morte, di distacco, di sofferenza, i suoi occhi due braci viola di dolore accesi, le sue lunghe ali splendenti, il petto, il viso fiero, il collo, le spalle ampie, il cuore in quella cassa toracica troppo grande, le cosce tornite, scalzo, le caviglie, il sorriso piegato ai lati della bocca. Quel cielo sopra la guerra, sulla sua pelle simile ai papaveri a gocciolare, la sua anima composta da pomeriggi solitari, bui, muti, il fucile unico consorte, il ferro, i pensieri sparsi, nido d’allodola il grembo, compagno d’amore.
“Se lo guardi non te ne accorgi: di quanto rumore faccia. Ma nel buio tutto quell’infinito diventa solo fragore, muro di suono, urlo assillante e cieco. Non lo spegni, il mare, quando brucia nella notte.” in quel momento Isabella pensò a quanto lui somigliasse a quel passo di Baricco, glielo ricordava, ed i suoi occhi si perdevano in quella figura.
Trovatasi di colpo in quella strada, di ritorno a casa dal suo lavoro notturno, imboccato l’angolo per nascondersi dal passo dei soldati di ronda, aveva incrociato il suo sguardo per caso, e lui le era parso quell’Amleto di cui da bambina aveva sempre letto nei libri, un Pinocchio triste senza fili, al collo legata un’immaginaria fune, lui come un’ombra, pettirosso triste dalle ali di neve, gabbiano d’inverno, angelo, fantasma, spirito, le ali semi-chiuse, la guerra stava piegando ossa e cuori e lei in quello sguardo sentì serrarsi le gambe in spasmodici dolori di dolce passione. Era quella la guerra e la pace.
Lentamente gli occhi della giovane si abbassarono, scostandosi da quel fucile che pesava al braccio, l’aria da ragazzino, i lunghi capelli neri al lato del viso, quella chitarra che più non suonava di cui portava le note cucite sulla pelle, e sollevando l’orlo della gonna fece per andare via portando con sé solo il suo odore.
In quello scenario di lotta, lui le appariva come un angelo di dolore, un passero muto, reso privo della parola, del suo canto dagli Esseri Umani, dalle loro gesta, dalla loro snaturata efferatezza.
“Missione internazionale: controllo del territorio. Determinazione, coraggio, perseveranza: doti che un Militare deve possedere, ma solo il gioco di squadra ti permette di raggiungere l’obiettivo.” Racconti. Narrazioni. Stralci di giornale.
Lui le ricordava una delle sue poesie haiku, ne scriveva tantissime, nutrendo il sogno di divenire un giorno una grande scrittrice e portarli ovunque, i suoi haiku, quella metrica orientale che è stupore, gioco, magia, natura, fatta di foglie e vento; un giorno ne era certa, avrebbe avuto una Casa Editrice Indipendente, propria, che riportasse la poesia nel mondo, l’innocenza, la purezza, la gioia “Interno Undici Editore”, un luogo per l’anima, per la scrittura, una casa per i sogni, da coltivare come fiori, senza che la guerra potesse più portarli via.
Ginestre/Il volo di un gabbiano/S’alza il vento lui le ricordava quell’haiku, si ritrovò a riformularlo nella sua testa e in quell’attimo il viso di Hermes si levò sorridendo, leggendolo nella sua mente “Molto bello!”
E lei ricambiando il suo sorriso, udendo la sua voce lodarla, sicura che lui avesse potuto leggerlo nei suoi pensieri, non percepì così doloroso il fuoco del soldato alle sue spalle, a scaricarle addosso la sua arma, facendo di lei carne da macello perché donna, crivellandole il seno, fasciata in quella gonna lunga e il velo stretto a coprirle i capelli.
Figlia, femmina, di guerra.

Published in: on ottobre 1, 2014 at 8:52 am  Lascia un commento  

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