Po il grillo canterino

C’era una volta alle pendici della meravigliosa Collina dei Cantagrilli uno stupendo grillo dalla veste smeraldo e gli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Po.

Dal carattere affabile e mansueto, sempre sorridente e pieno di vita, allegro e vivace, era lui col suo canto a portare luce e gioia al creato intero, annunciando al mondo l’arrivo della bella stagione, maestro canterino dalle brillanti virtù.  

Accompagnato in ogni suo concerto dalla bella Agar, ape dolcissima dagli occhi d’ambra e le spiccate qualità artistiche, spalla insostituibile, legata a lui da un profondo affetto.  

Ma un giorno al giungere del ventuno marzo, il perfido Spirito Nero, invidioso della felicità altrui, deciso a rovinare la splendida Festa della Primavera che ogni anno tutte le creature del Bosco organizzavano nella Valle Fiorita, ballando fino al sorgere del nuovo mattino sulle melodiose note del grillo, salutando svegli il nuovo ciclo della Natura; scorgendo il giovane insetto ancora addormentato nell’incavo di una grossa Quercia, al riparo, lo rapì tirandolo dal sonno con forza.

E chiusolo ben stretto in un sacco, lo portò con sé nel suo Castello ai margini della Valle Scura, dove nessuno avrebbe mai potuto trovarlo: e imprigionatolo in una gabbia dorata, si strofinò le mani crogiolandosi al pensiero di ciò che ne sarebbe stato della tenera Primavera senza più il suo canto, portatore di luci e colori “Tutti gli animali penseranno che li hai abbandonati! E tristi, perderanno il loro sorriso!”

Scrosciò raggiante il tiranno, fiero del suo operato, mentre aggrappandosi con le zampine alle sbarre, il grillo urlava la sua libertà.

Ma la vispa Agar, ape mattiniera, corsa al far dell’alba sulla Collina per le ultime prove generali prima del debutto, accortasi della scomparsa del grillo, sentendo il cuore mancarle di un battito nell’ascoltare le parole amareggiante che cominciavano a serpeggiare fra le altre creature, convinte che il grillo si fosse di colpo trasformato in un disertore senza scrupoli, lei sicura del bene del suo amato amico, strinse i pugni con forza “Po! No! Lui non farebbe mai  una cosa del genere! Non sparirebbe mai così alla vigilia di uno spettacolo!”  

E il perfido Spirito Nero a quella scena, scuotendo con ferocia la gabbia, prese a  far echeggiare la potenza del suo ghigno lungo tutte le tetre stanze della sua dimora “Andrò io a  farle visita! Le dirò che tu l’hai tradita! Che io so dove ti trovi! E che sei volato via senza avvisarla! E questo le spezzerà il cuore!” sbuffò il meschino.

E lasciando l’insetto in preda alla disperazione, avvolgendosi nel suo lungo pastrano color porpora – quello delle occasioni speciali – uscì dal Maniero a grandi falcate.

“Non piangere bellissima Agar!” l’ammonì il mostro, apparendo di colpo con fare mite e bonario, al fianco dell’ape  luminosa, vestita di sole “Non ne vale la pena! Io so dove si trova lo sciagurato insetto che tanto stai rimpiangendo! Po, il grillo è scappato! L’ho visto coi miei occhi mentre prendeva il volo per i Monti di Altrove perché si proclamava ben stufo di restare qui ancora oltre! E presenziare per l’ennesima volta  ad un Concerto che alla fine riteneva solo di cattivo gusto! L’ho sentito con le mie orecchie pronunciare queste precise parole! Lui è partito alla ricerca di qualcosa in più del semplice aprire le danze alla Festa della Primavera, lì nella Valle Fiorita come ogni anno!” tossì serio, per meglio accompagnare la sua ultima affermazione.

Ma a quelle parole la giovane Agar scosse il capo convinta “Non ti credo! Po non farebbe mai una cosa del genere!”

E prima ancora che l’ape convinta, avesse finito di articolare con tanta fermezza quella frase, la gabbia dorata dentro la quale era prigioniero il grillo si sciolse liquefatta, e l’insetto, salvato dall’affetto sincero di colei che l’aveva amato senza compromessi né tentennamenti,  potè volare via libero.

E puntando ad ali spiegate verso il perfido mostro, senza porre tempo in mezzo, incrociando gli occhi rossi di lui con i suoi pieni di odio, lo sfidò senza incertezze, sotto lo sguardo incredulo della dolce Agar “Po! Ero certa che le sue fossero solo menzogne!” si portò le mani al cuore l’ape tremante.

E il maligno indietreggiando a quella affermazione così pregna di luce e di forza, sentendo le gambe tremargli, si coprì d’istinto il volto con la manica del saio, come a proteggersi da tanto amore, mentre di lontano il suo Castello esplodeva in un solo, sordido boato.

“Lui mi ha rapito!” buttò il maestro canterino “Mi ha rapito durante il sonno e mi ha portato con sè nel suo Castello al fine di  fermare la mia esibizione, mettendomi contro tutte le creature del Bosco, così da far calare le tenebre e rendere la bella stagione un periodo arido, privo di colori, di speranza  e soprattutto del sacro dono della rinascita!” gettò con foga.  

E assistendo alla fuga del farabutto ormai vinto, i due si abbracciarono felici e contenti “Ma grazie a te, cara Agar, che non hai mai dubitato neppure per un attimo di me, i suoi piani sono andati in frantumi!”

“Dobbiamo far presto!” si schernì intimidita la piccola ape, piena del suo amore.

E senza separarsi, stretti l’uno all’altra tirarono dritti verso Valle Fiorita, giungendo giustappunto allo scoccare della mezzanotte, per dare il via insieme al Concerto d’apertura della nuova stagione, più bello che alcuno avesse mai ascoltato: quello di due cuori la cui melodia suonava all’unisono.

E da quel giorno la Festa della Primavera divenne l’avvenimento più atteso da tutte le creature del Bosco.

Per la gioia dei due innamorati.

Monica Fiorentino

 

Published in: on gennaio 3, 2012 at 8:01 am  Lascia un commento  

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