L’ape Agar

C’era una volta nel folto del cuore di Bosco Lontano una piccola ape dalla veste di sole e gli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Agar.

Forte e coraggiosa, prode e temeraria, dall’animo nobile e idealista, altruista e vivace, alla nascita allegra e spensierata, la più vivace fra le sue sorelle, era lei col suo luccichio abbacinante e il ronzio brioso del suo volo a portare luce e gioia al creato intero: creatura pacifica e solare.

Ma un giorno, uscendo adagio dal proprio rifugio – ricavato fra i grappoli più setosi di una meravigliosa pianta di glicine – dopo un tremendo temporale, contemplando la natura intorno riacquistare lentamente le proprie sfumature e la pioggia sui petali dei fiori risplendere come gocce di cristallo, la dolce ape, accorgendosi di botto di come lentamente il suo colore dorato stesse perdendo la propria lucentezza, e il suo nero stesse sbiadendo il proprio fulgore, sgranò gli occhi stranita “Il mio colore?! Il mio oro! Il mio nero! Ma cosa!?”

“Stai perdendo la tua luce! E con essa i tuoi colori Agar …” sorprese l’insetto, la voce ammonitrice del Grande Albero posto al centro della radura, guida maestra, facendola trasalire “I tuoi colori si stanno spegnendo …” ripetè spalancando le lunghe braccia nodose dei suoi rami, facendo ondeggiare le proprie fronde, al cui interno erano custodite le formule più importanti della cultura mistica di tutti i Tempi “Dimmi Agar, per caso il tuo cuore ha subìto un grave dolore ultimamente?”

A quella domanda l’ape soffiò contrita, abbassando il capo “Si, saggio Albero! Giorni fa il mio cuore ha patito una grande sofferenza! Che porto ancora tuttora nel mio petto! Ma ciò cosa c’entra col mio colore?” bofonchiò grattandosi la fronte con le zampette.  

Il vecchio Albero a quelle parole sollevò il sopracciglio e tossicchiando assentì, schiarendosi la voce “E’ stato questo a farti perdere il tuo colore! Il tuo oro ricco e festoso! E il tuo nero elegante! Cara la mia Agar! Ecco cosa è stato!”

E spalancando il muso a quella risposta, la creatura rizzò le antenne  spaurita “E adesso come devo fare per ritrovarlo?”

“Devi cercarlo dentro di te!” le rispose pacato l’Albero, facendo spallucce, prima di sparire sotto i suoi occhi, chiudendo le palpebre per rientrare nel suo torpore millenario.  

E Agar rimasta sola, afflitta a quelle parole, accucciandosi  lontana dal proprio alveare, avvinta, prese a meditare afflosciando le belle ali trasparenti.  

Quando d’improvviso un urlo lacerante la fece balzare di soprassalto, e seguendo la direzione dalla quale era giunta la disperata richiesta di aiuto, volando all’impazzata senza porre tempo in mezzo, fiondandosi fra l’erba verde del Bosco e l’aria limpida  e frizzante del Cielo, l’ape si ritrovò dinanzi, spalmato su un’enorme tela di ragno, un giovane grillo dalla veste smeraldo, che ferito, boccheggiava straziato, impigliato fra le spine rinsecchite di un vecchio rovo grondante di pioggia.

A quella scena lei gonfiando il petto, lanciando in alto il suo ronzio più stridente, d’allerta, intimò al poverino di stare calmo “Non muoverti! Non aver paura! Ci sono qui io! Sta fermo! Oppure sarà peggio!”

E gettandosi su di lui, lavorando alacremente sospesa in volo, districandolo dall’esca con destrezza, lo liberò all’istante “Piano! Non muoverti! E’ quasi fatta!”

E messo al sicuro lo sventurato, percependo il proprio cuore battere all’impazzata, il suo stupore fu enorme nello scoprire i suoi colori recuperare l’antico splendore.

E sorridendo sbalordita,  scosse il capo felice.

“Grazie! Grazie per avermi salvato! Piccola ape vestita di sole! Il mio nome è Po!” lo salutò lui.

“A causa della bufera e del parapiglia generato dal vento, sono finito in questa rete! Scappando a perdifiato, salterellando impedito dall’acqua battente, senza riuscire a trovare un ricovero, gettandomi fra le foglie ed i fiori sono caduto in questa trappola come uno stupido! E sarei sicuramente morto qui, se non ci fossi stata tu a salvarmi!  Grazie!”

“Il mio nome è Agar!” rispose lei, schernendosi intimidita, abbassando gli occhi  – ricordando le parole del Grande Albero – mentre i suoi colori rimandavano una luce così intensa, da richiamare il vociare festoso di tutte le specie del Bosco.   

E il grillo canterino, sano e salvo, muovendosi zoppicante ma raggiante e fiero,  salticchiando adagio, bagnando gioioso col suo incedere le ali ronzanti dell’ape con mille capriole, le sorrise di rimando col petto in tumulto.

Da allora Po e Agar non si separarono mai più, e i colori di lei furono i più brillanti di tutto il suo sciame.

 E vissero per sempre   felici e  contenti.

Monica Fiorentino

 

                                            

 

 

 

 

 

Published in: on ottobre 5, 2011 at 10:13 am  Lascia un commento  

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