La principessa Azzurra

C’era una volta alle radici di una bellissima Quercia, situata nel cuore del folto Bosco di Regno Lontano, una giovane principessa  di nome  Diletta.

Rinchiusa in una teca di cristallo, circondata da sette lupi bianchi a farle da guardia, un tempo sovrana forte e coraggiosa, dolce e valorosa, giaceva la poverina immersa in un sonno senza sogni, colpita al cuore da una freccia nemica, scoccata a tradimento dall’arco di un Soldato Nero penetrato all’interno delle mura del suo Castello, durante uno degli scontri più sanguinosi che avessero mai incendiato le sue pacifiche Terre, relegandola all’eterno torpore.

E splendente nella sua radiosa veste bianca, i lunghi capelli sciolti sul cuscino di raso scarlatto e le labbra di cera mute e immobili,  meravigliosa, la bella, inerme e supina, dormiva portando nel petto la freccia assassina.

Lasciata dai suoi sudditi, una volta terminata la guerra a obliare nel sonno cupo della dimenticanza senza che nessuno avesse più un solo pensiero per lei – principessa ormai inutile – capace di riportarla in vita.

Circondata soltanto dal canto degli uccelli che venivano a renderle omaggio, ammaliati dalla soavità del suo volto beato.

Ma un giorno la giovane principessa Azzurra, regnante del vicino Regno di Mezzo, di passaggio in quelle Lande in groppa al suo destriero, nel vedere il suo viso così dolce e disarmato riverso in quell’oblio senza vita, innamorandosene all’istante, decisa a vederla sorridere di nuovo come una volta, convinta di poterla riportare in vita, stringendo le briglie del suo cavallo con foga, prese dritta lungo il sentiero che portava alla Stanza dello Spirito e del Tempo dove dimorava il Mago Augusto decisa a chiedere aiuto a lui, cui nulla era impossibile.

 “Ma questo è inammissibile!” sentenziò stravolto l’integerrimo Mago capace da sempre di realizzare qualsiasi desiderio, nell’ascoltare la sua richiesta, divorando nervoso a grandi falcate il pavimento di pietre della sua dimora, sfuggendo lo sguardo supplichevole della giovane, che entrata di filato nel suo maniero non aveva tentennato neppure un secondo nel rivolgergli la sua accorata preghiera.

“Lei non ha più un cuore adesso! E senza di esso non potrà mai più risvegliarsi!” spiegò lui diretto, scuro in viso.

Ma la principessa Azzurra decisa a non arrendersi a quelle parole, strinse i pugni con forza “Io però ho un cuore!” ribatté ferma “E  potrei dividerlo con lei!” gettò di un fiato.

A quell’appello lui indietreggiò frastornato, carezzando con fare distratto il grosso Volume rilegato in pelle, ricoperto di polvere, posto sul Leggìo al centro della Stanza, al cui interno erano scritte la pagine più importanti della cultura mistica di tutti i tempi “Ma tu sei una principessa e lei è una principessa! E questo non è concesso! Tu devi donare il tuo cuore ad un bel principe capace di formare con te una famiglia felice e dargli dei bambini! Scelta che avrebbe compiuto anche lei, se solo avesse potuto!”

Chinando il capo dinanzi a quella sentenza, lei deglutì a vuoto “Neppure se tutto quello che voglio nella vita è di vederla sorridere almeno una volta? Nemmeno se il mio unico desiderio è  quello di toglierle quella freccia dal petto?”

“Pensaci bene!”  tossì il Saggio “Non è facile dividere un cuore per due! E’ una cosa molto complicata! Affinché possa avvenire è necessario che il tuo amore verso quella giovane sia vero e sincero, altrimenti nel momento stesso in cui io starei operando su di te il mio incantesimo, tu moriresti sbranata dai sette lupi bianchi posti dalla Paura attorno al suo capezzale, a  guardia del suo sonno!” 

“Lo so!” annuì lei mentre muta una lacrima prese a solcarle la guancia  “Io ne sono cosciente! Siete solo voi a dubitarne!”

E il Mago allora affogando in quella goccia d’amore, deglutendo a fatica, tremante per la prima volta nella sua secolare carriera di artefice dell’occulto, posò la bacchetta sul seno della principessa e avanzò con un solo colpo della voce “Se è quello che vuoi! …” 

E prima ancora che lui avesse terminato di pronunciare per intero il suo sortilegio, la principessa Diletta aprì gli occhi sana e salva, portando nel petto l’altra metà del cuore della sua innamorata, risvegliandosi per sempre dal suo torpore.  

Riportata in vita dal sentimento di lei vero e sincero, tanto forte e sconfinato da aprire un varco oltre le barriere dell’oscurità dietro cui era stata imprigionata, dimenticata per sempre, tanto potente dal non conoscere il tentennamento dell’incertezza.

E perdendosi nelle splendide iridi di una cangiante tonalità viola scuro, della bella principessa Azzurra, apparsa d’improvviso al suo fianco – scioltasi  in mille bagliori di luce dalla Camera del Mago per apparire al suo capezzale – tendendole la sua mano, la dolce Diletta le sorrise amabilmente, sotto lo sguardo raggiante del Mago Augusto che colmo di gioia, incollato alla sua sfera di cristallo, non riusciva a negarsi un solo istante di quel portentoso miracolo chiamato Amore.

E abbracciandosi d’istinto l’una all’altra, le due vissero per sempre  felici e contente.

 Monica Fiorentino

 

 

 

 

 

 

 

Published in: on maggio 24, 2011 at 10:06 am  Lascia un commento  

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