Pompea la volpe rossa

C’era una volta nella fitta vegetazione di un meraviglioso Bosco Lontano, una bellissima volpe dal pelo fulvo di nome Pompea.

Dal carattere dolce e sincero, sempre allegra e solare, gentile e garbata con tutti, agile e scattante col suo fisico leggiadro di uno splendore abbacinante, un giorno la creatura era stata chiamata dalla bella Natura insieme a tutte le sue sorelle per accompagnare con le proprie danze la grande Festa della Primavera, così da annunciare all’intero creato l’arrivo della bella stagione.

Ed entusiasta all’appello, la radiosa volpacchiotta aveva accettato sin da subito col cuore a mille,  pronta a sfoggiare il meglio delle sue qualità.

E svegliatasi puntuale all’alba del ventuno marzo, per raggiungere in perfetto orario la Valle Fiorita dove avrebbe avuto luogo il ricevimento, pulito il suo pelo scintillante con la rugiada fresca dell’aurora e sistematasi per bene le lunghe orecchie a punta, aveva preso il cammino con l’animo in festa, sicura di sé, raggiante e spensierata.

Ma a mezza strada, col fiato corto, provando un’arsura insistente serrarle la gola, coi sensi allentati, si fermò esausta a rifocillarsi presso le sponde di un Fiume Fresco “Ah! Che buona! Ci voleva!” si abbeverò con gusto.  

Quando notò di lontano, nascosto dietro il tronco di una Grande Quercia, un lupo nero dagli incantevoli occhi viola, assistere alla scena dal suo rifugio, con fare  curioso.

“Scusami! Sono una vera maleducata! Probabilmente ho bevuto  l’acqua   della   foce   del  tuo  branco senza chiederti nemmeno il permesso! Scusami!” si schermì lei abbassando la coda, colpita “Scusami! Ma questo non è il mio modo di agire, te lo assicuro!”

“Non preoccuparti bella volpe! Questo scorcio d’acqua è di tutti! Sta calma! Io ti stavo solo osservando divertito! Il mio nome è Connor e sono il lupo di queste zone! Non temere! Tranquilla!” la rassicurò la bestia.

E lei convinta, riconoscendo buono il suo odore, gli si avvicinò lentamente abbozzando un timido riso “Il mio nome è Pompea! E mi stavo recando a Valle Fiorita per prendere parte alla Festa della Primavera, quando, questa sete mi ha colto di sorpresa!”

E lui annuendo, assentì prontamente col capo “Conosco bene questa Valle! Non è distante!” l’ammonì inciampando nelle parole per l’emozione, mentre  il sorriso raggiante di lei diveniva per lui la risposta più eloquente.

“Grazie mille!” balbettò la volpe di rimando “Nonostante io sia una perfetta sconosciuta per te, tu hai giustificato la mia maleducazione e mi stai mettendo a mio agio!” grattò lei la nuda pietra con le unghie “Sei stato chiamato anche tu a partecipare alla Festa?”

“E’ nero! E’ sporco! Il suo muso è così brutto! Sembra un grugno!  Ha un odore orribile! Ha delle movenze orrende! Il suo  passo è storpio! E vederlo passare non è mai di buon auspicio!” era da sempre stata la voce più ricorrente fra le creature del bosco.

“Coloro i quali vestono i colori della notte  sono invidiosi dei colori sani e cangianti delle creature del giorno, e desiderano venirne in possesso, rubandoli!” era la frase che da sempre aveva echeggiato fra le fronde degli alberi.

 Figurarsi poi se si trattava di un lupo nero!

“No! Non sono stato chiamato! Ma se vuoi ti accompagno a metà strada!” le propose.

E lei felice, pensando che quella del lupo fosse solo timidezza, ma che infine sarebbe intervenuto anch’egli alla Festa, sorridendo si mise al suo fianco, seguendone il passo buono.

E dopo un breve ma tortuoso tragitto, nel cuore della notte, Valle Fiorita coi suoi suoni, le sue danze, i suoi colori, i suoi dolcissimi profumi, apparve sotto i loro sguardi incantati in tutto il suo fulgore “Siamo arrivati!” l’ammonì il lupo riprendendo fiato a tratti.

E la bella Pompea, stremata anche lei ma felice, strusciando il proprio muso contro quello di lui in segno di ringraziamento, soffiò esultante “Allora vieni anche tu?!”

“No, dai!” si schernì lui di botto, frastornato, indietreggiando “Non posso!” incespicò amaro “Te l’ho detto!”

“Ma non è …?” incalzò la volpe corrucciata, squadrandolo con fare torvo “Perché mai?” imbottò battendo l’aria con la lunga coda morbida, con fare nervoso.

“Non sono stato invitato!” ripeté lui.

Sbuffando lei, scosse il capo “Ma tu sei un lupo! Un animale come me! E’ la Festa della Primavera anche per te!”

“No!” gettò lui di un fiato “Pompea tu sei così bella! Hai un bel manto fulvo! Io sono nero! E non sono stato invitato!” continuò a ruota “ Tutti mi deriderebbero!  Il mio pelo è scuro! Il mio volto farebbe inorridire la vista degli altri invitati! Non ho un buon odore! Né una bella voce! E anche tu ti vergogneresti di me! Lascia stare!” guaì la creatura che aveva visto troppe volte, nello sguardo altrui il perfido spettro dello scherno farsi beffe di lui, per poter essere ancora sicuro di voler partecipare ad una festa “E’ meglio salutarci qui! Grazie comunque!” ricambiò lui il battito della sua coda in segno di riconoscenza.

E chinando la testa la volpe inghiottì a vuoto “Non è così! Il tuo colore non …”  balbettò appena.

Mentre Connor era già  troppo lontano per poterla udire.

“Forse lei aveva qualcosa da dirti!” sussurrò di colpo una voce sconosciuta all’orecchio del lupo seguendolo “Non farla soffrire! Il suo affetto è sincero!” l’ammonì di rimando, decisa a non mollare.

“Tu dici?” rincalzò lui parlando a vuoto, che altro non anelava  che in una frase del genere per poter tornare da lei “Pensi che non le farò del male?”

E  di colpo senza neppure aspettare una risposta, invertì la rotta e si fiondò verso la Valle.

E scorgendo la volpe accucciata nei pressi di un cespuglio di viole selvatiche, in solitudine – sola in mezzo alla festa – le volò incontro fra il  chiacchiericcio generale.

“Un lupo nero?!” “Nero!” “Ma chi l’avrà invitato?” “Si, però non guardarlo così!” “Sembra male!” “Che tristezza!” “Andiamo via!” “Ma che ci farà ad una festa da ballo?” “Che impressione!”  “Scusatemi  ma questo cattivo odore … è il suo?!”

Nell’incrociare gli occhi di lui, il cuore di Pompea mancò di un battito “Connor! Sei proprio tu?”

E lui strusciando il proprio muso umido contro il suo, in segno di saluto  annuì “Ti va di ballare?”

E insieme presero a volteggiare sotto gli occhi di tutti, guidati da un’unica assordante musica, quella dei loro due cuori, più forte del ciarlare intorno e di qualsiasi altro pettegolezzo gratuito.

“Si, però!” “Ha un muso particolare!” “Il nero gli dona!” “Dopo tutto!” “Luccica sotto la luna, non vi sembra?!” “Si, si!” “Un profilo aristocratico!” “Non è tanto male!” “Insieme sono una bella coppia!” “Eh, già!” “Eleganti!”

Incuranti degli altri e pieni solo della loro felicità.

E da quel giorno Connor e  Pompea non si separarono mai più

     E vissero per sempre  felici e contenti

        Monica Fiorentino                                     

 

 

 

 

Published in: on dicembre 22, 2010 at 3:26 pm  Lascia un commento  
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