Adam il gabbiano bianco

C’era una volta nell’alto dei meravigliosi cieli che sovrastano le spumose onde dei Mari, un bellissimo gabbiano bianco dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Adam.

Uccello forte e coraggioso, prode e temerario, dall’animo nobile e idealista, altruista e vivace, era lui sin dalla nascita, col candore abbacinante delle sue piume e il moto leggiadro del suo volo a portare luce e gioia al Mare intero: creatura pacifica e solare, sempre pronto ad ascoltare chiunque ne avesse avuto bisogno con orecchio aperto e solerte.

Ma un giorno, uscendo adagio dal proprio rifugio – ricavato nel cuore dell’insenatura più alta della scogliera – dopo l’ennesimo temporale, contemplando la natura riacquistare lentamente le sue sfumature e i flutti intorno risplendere come gocce di cristallo, il gabbiano, accorgendosi di botto di come lentamente le sue piume stessero perdendo la loro lucentezza sgranò gli occhi stranito “Il mio colore?! Il mio bianco! Ma cosa!?”

“Stai perdendo la tua luce! E con essa i tuoi colori Adam …” sorprese il volatile alle spalle lo Spirito dei Sette Mari, guida maestra, facendolo trasalire “I tuoi colori stanno sbiadendo …” ripetè massaggiandosi la lunga barba canuta, intento nel suo vagare, carezzando con fare distratto il grosso volume che teneva sottobraccio, al cui interno erano scritte la pagine più importanti della cultura mistica di tutti i tempi “Dimmi Adam, per caso il tuo cuore ha subìto un grave dolore ultimamente?”

A quella domanda l’uccellò marino soffiò contrito, abbassando il capo “Si, saggio spirito! Giorni fa il mio cuore ha patito una grande sofferenza! Che porto ancora tuttora nel mio petto! Ma ciò cosa c’entra col mio colore?” bofonchiò grattando la nuda pietra dello scoglio con le unghie delle zampette.  

Il vecchio a quelle parole sollevò il sopracciglio e tossicchiando assentì, schiarendosi la voce “E’ stato questo a farti perdere il tuo  colore! Il tuo bianco ricco e festoso! Caro il mio Adam! Ecco cosa è stato!”

E spalancando il becco a quella risposta, la creatura rizzò il pelo spaurito “E adesso come devo fare per ritrovarlo?”

“Devi cercarlo dentro di te!” gli rispose pacato lo spirito, facendo spallucce prima di sparire sotto i suoi occhi, rientrando nella propria  Torre.

E Adam rimasto solo, afflitto a quelle parole, accucciandosi  avvinto, prese a meditare afflosciando la sua bella coda pennuta.

Quando d’improvviso un urlo disperato lo fece balzare di soprassalto, e seguendo la direzione dalla quale era giunta la disperata richiesta di aiuto, volando all’impazzata senza porre tempo in mezzo, fiondandosi fra cielo e mare, il gabbiano si ritrovò dinanzi, spalmata su uno scoglio, una piccola stella  marina dalla veste vermiglia, che, con un amo conficcato nel fianco boccheggiava straziata.

A quella scena lui gonfiando il petto, lanciando al cielo un urlo stridente, intimò alla poverina di stare calma “Non muoverti! Non aver paura! Ci sono qui io! Sta ferma! Oppure sarà peggio!”

E gettandosi su di lei, col proprio becco delicatamente, lavorando di punta con destrezza la liberò all’istante “Piano! Non muoverti! E’ quasi fatta!”

E tolto l’uncino dal corpo della sventurata, percependo il proprio cuore battere all’impazzata, il suo stupore fu enorme nello scoprire le proprie piume recuperare il loro candore.

E sorridendo sbalordito,  scosse il capo felice.

 “Grazie! Grazie per avermi salvata! Gabbiano bianco! Il mio nome è Esther!” lo salutò lei.

“Dei pescatori durante la tempesta hanno tentato di catturarmi con i loro fili da pesca, ma nonostante la bufera e il parapiglia, sono riuscita a salvarmi, scappando via in tempo, gettandomi fra le onde per poi risalire su questo scoglio! Ma sarei sicuramente morta con quest’amo conficcato dentro, se non ci fossi stato tu a salvarmi!  Grazie!”

“Il mio nome è Adam!” rispose lui, schernendosi intimidito, abbassando gli occhi  – ricordando le parole dello Spirito dei Sette Mari – mentre il suo piumaggio rimandava una bianca luce, così intensa da richiamare le urla festose di tutte le specie abitanti del mare.   

E lei, sana e salva, muovendosi agile e scattante, raggiante,  bagnando gioiosa il suo becco con mille capriole, gli sorrise di rimando col cuore a mille.

Da allora Esther e Adam non si separarono mai più, e le ali di lui furono le più brillanti di tutti gli uccelli marini.

E vissero per sempre  felici e contenti

                                                                             Monica Fiorentino

Published in: on novembre 11, 2010 at 11:40 am  Comments (1)  

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  1. Complimenti grazie per l’articolo è molto interessante…!
    Una fiaba in Musical a Spoleto da notitiAE:
    Link:

    http://notitiae.wordpress.com/2010/12/11/alice-nel-paese-delle-meraviglie-il-musical/


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