La leoncina Nadir

C’era una volta in una stupenda Foresta Lontana una bellissima leoncina dal pelo bianco e gli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Nadir.

Accucciata sopra l’altura della roccia più impervia della Foresta,  la dolce creatura, trascorreva le sue notti puntando dinanzi a sé l’orizzonte,  in perenne attesa.

Muta, con lo sguardo fisso nel vuoto – sola – nessuno aveva mai più udito da tempi immemori il suo splendido canto allietare il creato: ritirata nel silenzio del suo cuore, sopra la pietra ad aspettare.

Alla nascita allegra e spensierata, la più raggiante fra le sue sorelle, la giovane, salutato durante una notte di tempesta il suo bellissimo compagno d’infanzia, il leone Said dal pelo fulvo e gli occhi smeraldo, divenuto ormai un re, chiamato a coprire il suo ruolo, aveva iniziato ad attendere il suo ritorno in solitudine, piena di speranza “Perché lui è il Re! E tornerà!” era convinta.

E a quelle parole le volpi, ammirando la sua forza e la sua tenacia, facendo ogni volta spallucce riprendevano il loro incedere, felici di portare con sè un po’ di quella favola così bella, sperando anch’esse nella sua realizzazione.

“Ma non è una favola! E lui tornerà!” ripeteva di rimando lei. “Tornerà!” era il suo unico e solo ritornello, la sua nenia, la sua sicurezza, fonte inesauribile di felicità, acqua pura per il suo cuore.

E cocciuta non muoveva da quel luogo i suoi artigli “Perché quando tornerà io voglio essere qui a riceverlo!”

“E se non dovesse più tornare?” le chiedevano di tanto in tanto gli uccellini di passaggio, appresa la sua storia portata dal vento.

“Questo non accadrà!” rispondeva lei di getto, continuando nella sua attesa ancora più convinta, anche se attorno tutte le creature erano tristi per lei “Ma non dovete! Perché lui tornerà!” sorrideva. E una notte all’improvviso, voltando lo sguardo verso il punto in cui la montagna si apriva in due lunghi filari di viole selvatiche, la leoncina percependo il proprio petto battere a mille, scorgendo i raggi della luna carezzare in mille bagliori di luce la criniera del suo dolce Said, meraviglioso con il suo sguardo fiero, il passo sicuro e i modi leggiadri, intento a sorriderle sornione con quel suo   piglio d’adorabile canaglia dipinta sul muso, lei balzando di colpo si strinse a lui strusciando le proprie narici umide contro le sue,  ruggendo la sua gioia al mondo intero.

Melodia d’amore di impareggiabile bellezza.

  

                                                          Monica Fiorentino

Published in: on novembre 2, 2010 at 6:12 pm  Comments (1)  

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  1. Complimenti La sotia della leoncina Nadir è molto interessante…!
    Il Nr.Contributo fiaba in Musical da notitiAE:
    Link:

    http://notitiae.wordpress.com/2010/12/11/alice-nel-paese-delle-meraviglie-il-musical/


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