Nobu il lupo della Foresta di Montalto

C’era una volta nella lontana Foresta di Montalto un bellissimo lupo dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Nobu.

Unico figlio del defunto lupo nero Lapo – capo del branco –   perito in circostanze drammatiche, Nobu, creatura fiera e temeraria, era stato lui alla sua morte a prenderne il posto con ogni onore e gloria.

E salutato da tutta la Foresta con rispetto e stima infiniti, aveva iniziato sin da subito a vivere per il suo branco, pronto a compiere qualsiasi sacrificio pur di vederlo proliferare nella pace e nella tranquillità più assoluta al riparo da ogni male. Sempre all’erta e disponibile verso tutta la sua muta, pronto a donare a chiunque ne avesse avuto bisogno una parola buona e un gesto rassicurante.

Capo forte e valoroso, ricco di virtù e di coraggio, amato e ammirato da tutti, a cui però mancava tuttavia ancora una cosa – cucciolo divenuto ormai adulto – per potersi definire davvero completo: una giusta compagna che al suo fianco rendesse la sua vita speciale.

“Sei in età adulta e dovresti pensarci con più serietà!” non faceva altro che ripetergli lo spirito della saggia civetta Nura – spettro della Foresta – la quale, raccolto il piccolo ancora da latte dopo la prematura morte della lupa bianca sua madre, l’aveva cresciuto con amore e dedizione infinita, vegliando su di lui dall’alto della sua Quercia, giorno per giorno, fino a farlo divenire un lupo maturo, giusto, sano e responsabile.

Il quale però non sembrava voler prendere giudiziosamente a cuore l’impegno di costruirsi una famiglia solamente sua, che rappresentasse una base stabile per tutte le altre creature del gruppo, che in lui avevano bisogno di riconoscere un punto fermo e un buon esempio da seguire.

“Dovresti fare qualcosa per trovare una compagnia adatta a te! Giusta e fedele! Nobu caro! Ma con più impegno!” non faceva altro che imbottarlo a becco serrato la sua madrina.

“E magari innamoramene!” le rispondeva sarcasticamente lui  a tono, inasprendo il suo ringhio.

Creatura romantica e sognatrice incapace di scendere a compromessi con se stesso, per assicurare attraverso una compagna prescelta ‘qualcosa’ di utile al suo branco, ma privo di sentimenti.

“Ascoltami! Potremmo dare una Festa!” esordì all’ennesimo tramonto lo spirito, battendo le ali raggiante “Domani sorge in cielo la Luna Nuova! Potremmo chiamare a raccolta tutte le giovani lupe dei dintorni e farti scegliere fra loro!” gonfiò compita il petto “E colei che fra tutte riuscirà a stupirti, portandoti il dono più ricco, dimostrando così di aver compreso appieno il tuo vero valore, potrà divenire la tua consorte!”

E facendo spallucce a quella che gli sembrava una proposta alquanto ragionevole, il lupo annuì bonariamente frustando l’aria con la coda, più per accontentare quella che si era  insignita al ruolo di  sua seconda madre, che perché credesse veramente alla cosa, dandole così il pieno benestare.

La notte seguente furono tantissime le candidate giunte da ogni dove, a presentarsi sull’altura più impervia della roccia di Montalto portando con sè ognuna un dono speciale, e Nobu impacciato come non mai, fronteggiandole tutte con estrema dolcezza, lasciò che si presentassero una alla volta.

La prima, bellissima, dai cangianti colori del sole bruciato sorridendo affabilmente, offrì al lupo una corona di fiori selvatici dalle tinte incantevoli “Perché in queste Terre, colori simili non si sono mai veduti! Fiammanti! Unici al mondo! Rarissimi… ” si presentò la dolce Reja.

La seconda guardandolo fisso negli occhi, gli offrì un enorme tronco cavo al cui interno aveva deposto, sopra un letto di foglie verdi, i più bei frutti maturati nella Foresta “More splendenti, bacche, fragole golose, ribes, polpose ciliegie, accompagnati da sontuosa papaya! Frutti dolcissimi! Cibo nobile, adatto al vostro superbo carattere!” esordì.

Ma Nobu indietreggiando dinanzi a quei doni, di volta in volta più stranito, incrociando imperterrito lo sguardo attento dello spirito, non muoveva fiato.

La terza si imbellettò con toni fiammanti, rendendo il suo pelo luccicante, le zanne d’avorio e gli occhi puntellati di cristalli di luna. La quarta portò con sé i piccoli avuti da una precedente cucciolata, bene educati e puliti.

Al sovvenire della quinta il lupo grattando con le unghie la pietra, discese la roccia senza proferire parola avvertendo come scusa un pesante mal di testa.

Stizzita la vecchia civetta si levò allora dal proprio trespolo e inseguendo il suo protetto, gli urlò dietro le sue ragioni per portarlo a riflettere “Aspetta! Sei il solito cocciuto! Testone! Torna indietro! Aspetta un attimo! …”

Ma sbraitando ad ali spiegate, di colpo il cuore dell’uccello mancò di un battito nello scorgere dall’alto, poco lontano, accucciata in tutt’altra direzione, la piccola Nana, lupa dal pelo fulvo e gli occhi smeraldo, da sempre amica insperabile del cucciolo Nobu, intenta ad abbeverarsi placidamente alle sponde del Fiume Fresco, notando solo in quel momento la sua completa assenza alla Festa.

E fiondandosi verso di lei, le apparve di colpo al fianco  “Perché non sei venuta a rispondere all’appello del tuo capobranco, giovane Nana?” le chiese subito curiosa, nello squadrare i gesti semplici e le movenze prive di qualsiasi fronzolo che distinguevano la lupacchiotta, ormai anch’essa in età da compagnia.

 Perché io conosco Nobu vostro figlio, da quando è nato, saggia Nura, spirito della Foresta! E lo amo sinceramente da sempre! Ma converrete con me che io sono troppo semplice e povera per presentarmi ai suoi occhi! Non avrei avuto null’altro da offrirgli questa sera, se non il mio amore!” chinò la testa la lupa, avvinta.

A quelle parole la civetta, sentendo il proprio petto rullare di gioia, le fece subito cenno di seguirla.

“L’amore è l’unico compenso dell’amore!” esordì lo spettro indicando alla giovane il loro capoguida, intento a vagare da solo lungo la Macchia “Tu non hai bisogno di doni!”

Bevendo di un fiato le parole che da sempre aveva sperato di sentirsi dire un giorno, col battito a mille, la lupa corse allora incontro al suo amore senza farselo ripetere due volte, e sorridendogli timidamente abbassò gli occhi  tremante.

“Nana!” balzò lui nel vederla, e tirandole dolcemente l’orecchio coi denti in modo giocoso, come faceva sempre quando da cuccioli si incontravano, ricambiò il suo sorriso con allegria “Perché non sei venuta anche tu alla roccia?!”

E senza aspettare una risposta da lei, Nobu comprendendo di colpo, senza parole, il muto linguaggio del cuore che li legava dalla nascita, invitandola con lo sguardo, la condusse con sé  ad ammirare insieme la Luna Nuova dal punto più alto della Selva, scoprendosi innamorati senza aver bisogno di scambiarsi null’altro che se stessi.

Sotto lo sguardo vigile della saggia Nura, che finalmente serena, comprese di aver appreso dal loro capo  – suo figlio –  una delle lezioni più grandi della sua vita.

E il giorno seguente Nobu, il lupo d’argento della Foresta di Montalto, prima ancora che la luce del nuovo mattino avesse compiuto per intero il suo giro, rese partecipe il suo intero branco, con l’ululato più potente che si fosse mai udito lungo tutta la Valle, dell’arrivo della sua dolce compagna, fra la gioia e  gli auguri di tutti.

Monica Fiorentino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Published in: on maggio 20, 2010 at 8:56 am  Lascia un commento  

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