Blu Partenope

C’era una volta nello splendido Regno di Mare Lontano, una bellissima sirena dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro di nome Blu Partenope.

Seduta su di uno scoglio, muta e solitaria, col muso imbronciato perennemente tinto di rosso ciliegia e la lunga coda blu morbida e flessuosa elegantemente adagiata sulla roccia, la dolce creatura, trascorreva le sue intere giornate puntando dinanzi a sé l’orizzonte,  in perenne attesa.

Con lo sguardo fisso nel vuoto, le mani giunte in grembo e  i lunghi  capelli sciolti a incorniciarle il volto, nessuno aveva più udito da tempi immemori il suo splendido canto allietare il creato, né aveva più contemplato il suo meraviglioso corpo vibrare fra le onde del mare, perennemente inerte, composta nel silenzio del suo cuore, seduta sopra la pietra ad aspettare.

Lei –  un tempo creatura dei mari, allegra e spensierata, la più raggiante fra le sue sorelle, docile e briosa, era diventata di colpo sorda ad ogni altro genere di sentimento che non fosse l’attesa, l’attesa di colui che con un solo sguardo aveva cambiato per sempre la sua vita, facendole conoscere l’amore.

Scorto infatti durante una notte di tempesta, un bellissimo Umano al comando di una nave, venire inghiottito dalla furia delle onde ribelli, colpita al cuore dal suo volto livido durante l’affondo,  aveva iniziato ad attendere il suo ritorno in silenzio, piena di speranza. Certa che il mare lo avrebbe restituito alla terra sano e salvo.

“Perché lui era il capitano di quella nave! E tornerà!”

E a quelle parole i gabbiani, ammirando la sua forza e la sua tenacia, alzando ogni volta le spalle riprendevano il loro volo, felici di portare nel proprio cuore un po’ di quella favola così romantica, sperando anch’essi nel suo lieto fine.

“Ma non è una favola! E lui  tornerà!” ripeteva di rimando lei, che neppure conosceva il nome del giovane uomo.

“Tornerà!” era il suo unico e solo ritornello, la sua nenia, la sua sicurezza, la sua gioia, la sua fonte inesauribile di felicità, acqua pura per il suo cuore.

E convinta non muoveva da quel luogo la sua flessuosa coda per nessun motivo al mondo.

“Perché quando tornerà io voglio essere qui a riceverlo!” ripeteva carica di gioia, battendo le mani ogni volta, quando le veniva rivolta quella domanda.

 “E se non dovesse più tornare?” le chiese un giorno lo Spirito dei Sette Mari, creatura raminga, vestito di salsedine e avventura, di passaggio in quel tratto col suo cocchio, venuto a conoscenza della sua storia portata dal vento.

“Non accadrà!” gli fece eco lei.

E continuando nella sua attesa, ancora più sicura, nulla sembrava smuovere di un centimetro le sue convinzioni.

Anche se attorno tutte le creature non facevano altro che mostrarsi tristi per lei.

“Ma non dovete! Perché lui tornerà!” sorrideva la bella.

E una notte all’improvviso, voltando lo sguardo verso il punto in cui il mare aveva preso a formare uno strano mulinello,  la sirena, percependo il proprio cuore battere a mille; scorgendo di colpo  dinanzi a sè i flutti aprirsi in mille bagliori di luce, contemplando fra le onde aperte dell’oceano apparire il giovane capitano vestito d’evanescente fulgore, meraviglioso con il suo sguardo fiero, il passo sicuro e i modi leggiadri, intento a sorriderle sornione col classico piglio dell’adorabile canaglia dipinta sul viso, lei balzando di colpo lo abbracciò stretto senza fargli domande.

Non chiedendogli mai neppure il suo nome.

E dal quel giorno il veliero  “Il Nino” riprese a solcare i mari col suo intero equipaggio al completo, detenendo saldo  alla prua il suo bellissimo capitano pronto a guidare la sua ciurma con amore e dedizione infinta nei suoi perenni viaggi: dal mare alla terra e viceversa, riprendendo il suo operato di uomo di mare.

Fino al calare delle tenebre, quando favorito dalla pallida luna in cielo a rischiarare coi suoi riverberi i fondali, a bordo della sua scialuppa, lui si allontanava perdendosi fra le onde senza svelare a nessuno la sua meta, fino al sorgere del nuovo giorno.

Senza che i suoi marinai gli ponessero mai domanda alcuna, addormentandosi sereni in attesa del ritorno del loro comandante, cullati dallo splendido canto di una misteriosa sirena raggiante, che s’accendeva ogni notte al far del crepuscolo.

Melodia d’amore di impareggiabile bellezza.

                                                          Monica Fiorentino

Published in: on maggio 11, 2010 at 5:05 pm  Lascia un commento  
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