Vanni il grillo canterino

C’era una volta nel folto del cuore di Bosco Lontano, uno stupendo grillo verde, dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro di nome Vanni.

Dal carattere fiero e altruista, caparbio e indipendente, cocciuto di natura, l’insetto nobile e idealista, viveva felicemente insieme a tutte le altre creature che popolavano il Bosco, custodendo nel cuore un grande sogno: poter un giorno prendere parte insieme a tutti i suoi fratelli all’Illustre Coro dei Cantagrilli che ogni anno apriva sulla punta più alta del maestoso Albero di Sambuco, la Festa della Primavera.  

Nato infatti con una voce stridula e sgradevole, diverso dai suoi simili, incapace di articolare suoni e scandire il proprio verso in modo corretto, impossibilitato a farsi capire per bene dagli altri insetti, Vanni viveva una vita differente da quelli della sua specie, che vedevano nel suo handicap qualcosa di aberrante, da cui stare lontani il più possibile, al punto tale da finire col tagliarlo fuori dal Gruppo, fratello troppo maldestro e inadeguato per unirsi a loro, in grado soltanto di fare guai e causare disagi e imbarazzo a tutti.

Ma lui incapace di arrendersi e desideroso invece di migliorarsi, e raggiungere livelli di qualità sempre maggiori, per poter un giorno essere presente anche lui su quel ramo, Vanni trascorreva tutto il suo tempo ad esercitarsi con foga, cercando di guadagnare quella manciata di note in più ogni volta con fatica e impegno, orgoglioso di stesso, forte e risoluto, lottando contro quel suo limite che l’aveva fatto nascere si, un passo più lento,  ma altrettanto capace con ardore e con tenacia di poter emergere al pari degli altri, utilizzando tutti i mezzi a sua disposizione.

Sostenuto e spronato in questo suo desiderio dalla bella Cenere di rose, farfalla di Roccia Scura, migrata verso Bosco Lontano dopo che le sue terre erano state colpite da una grave carestia; creatura dolcissima ed eterea, così chiamata per la splendida tonalità pastello che rivestiva le sue impalpabili ali. La quale, conosciuto il grillo ancora piccolo, quando la sua vocina fievole era appena un grumo di sangue fresco tutto da cicatrizzare e il suo cuore cocciuto e pieno di  illusioni, non si era mai più separata da lui, seguendolo passo, passo, durante i suoi faticosi  allenamenti atti a rinforzare la propria resistenza, incoraggiandolo nei suoi sogni, con cura e dedizione infiniti.

“Perché i desideri si nutrono di sacrificio, di costanza, di sudore, di illusione e di tanta, tanta purezza!” lo imbottava sempre Cenere di rose, farfalla saggia e accorta.

E il grillo raggiungendo ogni sera quella piccola estensione  in più, spingendo di petto e di cuore, lavorando di gola, si sentiva pronto a tutto pur di coronare la sua più grande aspirazione.

Ma un giorno il perfido Ego, spirito potente e perverso dalla veste d’oro e d’argento, scorgendo di lontano il giovane Vanni oltremodo affaticato e stanco prendere fiato a boccate, individuando nella sua debolezza la sua prossima preda –  creatura avida e malvagia, affamata di nutrirsi di sogni altrui – avvicinandosi a lui con parole ammaliatrici, gli porse un filtro fumante squadrandolo con dolcezza infinita “Prendi questo giovane grillo! Vedrai che ti aiuterà a recuperare le energie e darti tutta la nuova forza necessaria per realizzare il tuo desiderio! Ne hai bisogno! Nostra Madre Natura, non è stata molto generosa con te, proprio con te, che appartieni ad una delle specie più allegre e canterine del creato, conosciute ovunque per la spensieratezza e l’armonia del proprio canto, capace di far vibrare d’amore le notti più belle d’estate! Ma prendi questo! Adesso è il momento che tu venga ricompensato  di tutte le tue fatiche!”

E l’insetto felice di ricevere  proprio in quel momento un aiuto tanto insperato, accecato di gioia, accettò all’istante il suo aiuto benevolo, senza farselo ripetere due volte “Ma tu chi sei, che sembri già conoscermi da una vita?”

“Io sono Sogno, caro grillo verde di Bosco Lontano! E considerato tutto quello che tu hai  fatto  per me in questi anni, nutrendomi con la tua tenacia e la limpidezza del tuo animo, sono corso subito in tuo aiuto non appena ti ho scorto così boccheggiante!”

E Vanni allungando la zampina per prendere la mistura e portarla prontamente alle labbra, chinando il capo dinanzi a lui in segno di riconoscenza lo ringraziò con tutto il cuore per il suo avvento tanto provvidenziale, felice di fare la sua conoscenza in modo tanto speciale.

Ma udendo di colpo a quel gesto, una voce familiare alle sue spalle ammonirlo prontamente di fermarsi, bloccando la boccetta a mezz’aria si voltò di scatto, spaventato.

“No! Non berlo! Ti ucciderà! I tuoi occhi adesso sono troppo accecati dai tuoi stessi desideri, per darti una visione chiara della vera identità di colui che ti è di fronte! Hai una concezione troppo distorta della realtà per poter vedere lucidamente oltre le apparenze! Fermati!”

E a quelle parole Vanni puntando incredulo lo sguardo smarrito in quello di Cenere di rose, che fiutato il pericolo era accorsa a salvarlo, unica creatura in grado di riconoscere il perfido spirito sotto tutte le sue vesti e dietro tutte le sue maschere, chiedendole spiegazioni scosse il capo stranito.

“Colui che hai davanti non è Sogno, spirito buono e sincero, ma Ego, spirito malvagio!” l’ammonì la farfalla tagliando  furente l’aria a grandi falcate, col battito delle sue ali “Come puoi credere che lui sia Sogno? Il vero spirito del Sogno veste di poco, mai d’oro e d’argento, si nutre di semplicità non come Ego che davanti a te non riesci neppure a riconoscere! E da cui ti stai facendo abbindolare pur di raggiungere i tuoi scopi, perdendo di vista ciò che conta realmente per realizzarli!”

E Vanni sconvolto a quelle truci rivelazioni, assistendo di colpo all’esplosione del malvagio, ormai scoperto, in mille bagliori di luci, conscio dei suoi errori, piegò il capo contrito.

“Che questo ti serva di lezione!” lo ammonì a quella scena, la dolce Cenere di rose fiera della giusta fine del maligno “E ti faccia capire quanto sia sbagliato fare dei propri sogni un incubo, tramutando ciò che è buono in un’arma a doppio taglio, con la fretta e la meschinità!” tossì.

E  lui pentito, levando i suoi bellissimi occhi viola in quelli di lei, soffocando per la prima volta la vergogna, col rullare del suo petto a mille le balbettò intimidito “Se non ci fossi stata tu! …”

E inghiottendo il resto ormai sconfitto, incapace di aprirle i nodi della sua anima, offrendole il proprio braccio come supporto per tornare al loro Bosco, la pregò con lo sguardo di restare al suo fianco.

E lei aggrappandosi forte a lui, gli sorrise di gioia con le guance in fiamme senza aggiungere altro, parlandogli col muto linguaggio del cuore.

 Insieme ripresero gli allenamenti, imparando ad affrontare a pieno ritmo anche le vibrazioni più ostiche e quelle in apparenza inaccessibili a lui, estendendo la sua vocalità con risolutezza ed equilibrio, spingendosi sempre un po’ più in la, articolando versi e melodia con fatica e sudore, centellinando i progressi e facendo tesoro degli errori con fermezza e caparbietà.

Orgogliosi e fieri dei loro sforzi sinceri e puliti.

Finché una tranquilla notte di luna nuova, svegliandosi di sobbalzo Vanni, scorgendo il Bosco attorno a lui gongolarsi timidamente alla prima tiepida brezza d’inizio primavera, dolcissima col suo sentore di vaniglia a destare l’aria intorno dal lungo sonno invernale, perdendosi nel delicato dondolare delle prime tenere foglioline baciate dai raggi argentei della luna luminosa in cielo – un caleidoscopio di luci – sentì dentro di sé finalmente arrivato il momento.

E levandosi di soppiatto dal suo letto di foglie, dov’era solito rifugiarsi per dormire comodamente ogni notte al far del tramonto,  guardandosi intorno con circospezione, attento a non svegliare gli altri, e soprattutto non mettere in ansia la bella Cenere di rose, si fiondò di filato in volo verso il punto più alto del Bosco e salterellando adagio con le sue agili zampette lungo la corteccia del maestoso Albero di Sambuco,  arrivò sul ramo tanto agognato in un batter d’occhio.

E percependo lassù sulla propria pelle per la prima volta  libero il canto del vento, deliziandosi della frescura della sua danza, dolce contro le sue labbra serrate, comprendendo solo in quel momento il senso infinito della sua vita fino ad allora a lui sconosciuto, gonfiando il petto come tutti quelli della sua specie, ebbro di quell’attimo di libertà suprema e assoluta senza pensare neppure per un attimo alla sua voce atrofizzata, all’eco delle parole amare che da sempre si erano incollate sul suo cuore facendolo sentire ‘diverso’, incapaci però di smorzare il suo istinto e scalfire in alcun modo la fede che lui nutriva in se stesso e nelle sue capacità, un passo più indietro degli altri ma non per questo meno importante, membro anch’egli di quel coro che l’aveva voluto dalla nascita suo figlio; urlando a squarcia gola al creato intero la sua presenza, prese le note del suo canto e puntando verso la linea infinita dell’orizzonte da cui sarebbe nata, da lì a poco, la prima limpida aurora della nuova stagione – la più bella della sua vita – come fosse stato da sempre scritto dentro di lui, Vanni  eseguì la sua melodia in tono basso, ma nel modo più armonioso, pieno, intimo e vibrante, che alcuna creatura avesse mai ascoltato al mondo.

Bellissima.  

E Cenere di rose, udendo provenire portato dal vento il canto del grillo, perdersi fra lo sbocciare dei nuovi fiori fra i prati di Bosco Lontano, percependo d’improvviso il proprio cuore mancarle di un battito, levandosi di colpo dal giaciglio di fronde all’interno dell’albero, dove era solita trovare ricovero ogni notte; senza porre tempo in mezzo si diresse spedita verso il luogo da cui era scaturito il grido di gioia, col fiato corto.

E trovando nelle splendide iridi di lui la risposta a tutte le sue fatiche, saltando contro la sua pancia nuda di un pallore abbacinante, reso ancor più splendente dai raggi del sole nascente, simile ad  un meraviglioso diamante di raro valore, con tenerezza infinita si godette il suo abbraccio stordita “Ci sei riuscito Vanni! Ci sei riuscito!”  

 E facendosi avvolgere insieme dai primi tenui bagliori di quella timida aurora di latte, stretti l’uno all’altra, i due sfiniti e raggianti restarono muti ad ascoltare il cadenzare dei loro battiti a rullare allo stesso ritmo, travolti.

E perdendosi nell’infinita bellezza di quell’attimo irripetibile, voltandosi l’uno verso l’altra all’unisono,  riconoscendo nei propri occhi la veridicità dei loro reciproci sentimenti, Cenere di rose chinando con trasporto la testa sulla fronte ruvida e viscida del suo compagno promettendogli eterno amore, trovando in lui pronta ad attenderla un bene altrettanto profondo, lo accolse sul proprio cuore con tenerezza infinita.

“La primavera sta arrivando! Presto!” sorrise loro dall’alto la saggia regina ape Agar, sfrecciando a segnare con la sfumatura dei suoi allegri colori – un turbinio di giallo oro e di nero – il nascere del nuovo giorno “Dobbiamo farci trovare pronti! Bisogna mettersi tutti in ordine, bene in riga! Spetta far presto!”  

E Vanni, mettendosi subito in linea, in ordine di altezza fra i suoi fratelli, salutato da tutti i suoi simili all’interno del Coro con parole di lode, pieno del successo del suo meraviglioso acuto d’apertura, la cui potenza a nessuno era sfuggita quell’alba. Guardando negli occhi la sua amata Cenere di rose, aprì le fila  dei coristi acclamando quel nuovo tempo di rinascita, facendo vibrare il creato intorno di gioia e d’amore, in un canto che nessuno aveva mai udito così cristallino. 

Per sempre felici e contenti.

 

Published in: on aprile 22, 2010 at 7:53 am  Lascia un commento  
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