Noa la stella dei mari

C’era una volta una meravigliosa stella dai lucenti occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Noa.

Piccola, luminosa e bella la stellina  viveva nel Cielo dei Mari del Sud insieme a tutte le sue sorelle, allegra e sorridente, e come loro appariva nel buio ogni notte per rischiarare coi suoi raggi i meravigliosi flutti argentei dell’oceano e con esso tutte le sue creature, con calore e passione infiniti.

Gentile, dolce e sensibile la stella cullava però nel suo cuore a dispetto delle sue simili, un grande sentimento d’amore, e per questo era malvista da tutti.

Innamoratasi di un bellissimo tulipano nero, scoperto per caso una notte in un bosco in piena fioritura, Noa era stata additata sin da subito per quell’amore inutile e malsano, come una povera stolta, e rimproverata dalla vecchia Ester, la Stella Madre, che incaricata di custodire tutte le sue creature, aveva visto in lei la figlia ribelle, non aveva mai ricevuto una sola parola buona per quel suo nobile sentimento.

“Un tulipano!” le aveva urlato dietro l’anziana, sorprendendola di colpo una sera rivolgersi coi suoi raggi in direzione del fiore.

 “Un tulipano nero!” aveva marcato il tono, riportandola all’ordine “Cosa potrà mai darti un tulipano nero! Cosa? Non potrà mai salire qui con te in cielo, non potrà mai abbracciarti, regalarti dolci carezze, parole buone! Governare sui mari! Non potrete mai avere dei figli, costruire un pezzo di firmamento solo vostro, una vita insieme! Quel fiore appartiene alle Terre del Nord, è figlio delle rocce! Muto, sterile, immobile! La sua vita è ancorata alla terraferma e tu sei del cielo e del mare! Libera, infinita, pura! Sei una stella dei mari!”

“Tu devi vivere fra le stelle come te! Cercare il tuo futuro in un buon compagno, attraversare con lui il cielo mano nella mano, avere dei figli, crescere insieme e maturare! Cose che quel tulipano non potrà mai darti!”

Ma sorda ai suoi rimproveri, Noa non aveva occhi che per Erio, il suo tulipano nero. E illuminandolo con la sua luce ogni notte restava con lui fino al mattino, bevendo ogni attimo della loro felicità, insieme.

Quel bocciolo non era muto, non era cieco, non era sordo né sterile, Erio con lei parlava, insieme discorrevano tutta la notte; non potevano mai toccarsi, sfiorarsi, carezzarsi, ma il loro alfabeto, quello del cuore, non conosceva limiti né confini.

Lui la guardava come nessun altro e lei ai suoi occhi si sentiva speciale, unica, importante.

Non avrebbero mai potuto avere dei figli, tenersi per mano attraversando il cielo godendo del dolce canto delle onde al crepuscolo, dormire stringendosi l’uno all’altra nelle notti di gelo scaldandosi a vicenda, respirare di un solo fiato. Ma erano gesti quelli, davvero poi così importanti, rispetto a quel loro amore, cercato e voluto minuto per minuto, così forte, intenso ed infinito, che rendeva felici entrambi?

“Un giorno tu perderai quel fiore, perché è nella sua natura! E tu allora cosa farai? Sola e senza prole?” le ripeteva Ester fuori di sé, al colmo del livore, quando al suo orecchio giungevano le voci dell’ennesimo rifiuto della stella, dinanzi ad un giovane astro pretendente, di divenire sua consorte “Ti pentirai! Ecco cosa farai! Ti pentirai di aver buttato via la felicità, quando ti si presentava davanti a tempo debito! Per quel qualcosa che non potrà mai essere al tuo fianco a ridere con te, vivendoti, rendendoti madre, facendoti percorrere il cielo intero!”

Ma Noa sorda, non aveva orecchie per quel genere di discorsi.

Una notte però, attraversando il cielo come ogni volta al far del  tramonto, per prendere il suo posto nel firmamento, la stellina abbassando gli occhi in terra sentì di colpo il cuore mancarle di un battito, nello scorgere d’improvviso il suo fiore reciso.

Mani umane l’avevano raccolto ed al suo posto avevano lasciato solo uno stelo troncato e avvizzito.

Disperata lei prese allora a percorrere l’intera volta celeste per ritrovarlo: come avrebbe mai potuto vivere senza?

In lungo e in largo, dal basso verso l’alto, l’alto verso il basso, da destra a sinistra e viceversa, sembrava non esserci più traccia di lui, ma lei doveva ritrovarlo, ad ogni costo.

E infine stravolta, col fiato in gola, setacciato l’intero emisfero senza alcun esito positivo, la stella vinta cadde carponi, sentendo i suoi occhi riempirsi di lacrime.

E udendo d’improvviso a quel gesto, soffiarle nel petto un vento caldo, dolcissimo e sconosciuto, a sussurrarle di fermare la sua folle corsa; percependo per la prima volta il proprio cuore battere per due, sollevò la testa sconvolta.

E comprendendo di colpo dove fosse Erio, serrando le palpebre per ricacciare indietro il pianto, divenne così luminosa da far risplendere il cielo intero.

E mai stella fu più bella di lei in tutto il creato.

 Monica Fiorentino

Published in: on marzo 14, 2010 at 9:10 am  Lascia un commento  
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