Momotaro pesciolino innamorato

C’era una volta nel meraviglioso Regno dei Mari  un bellissimo pesciolino nero dai grandi occhi di una cangiante tonalità viola scuro di nome Momotaro.

Dalla coda agile e scattante, forte e temerario; il cuore impavido, generoso e altruista coi più deboli quanto funesto e implacabile coi malvagi e gli oppressori, retto e integerrimo; il pesce viveva libero e felice lasciandosi trascinare dal placido ondeggiare delle correnti, e sempre all’erta e disponibile con tutti, non c’era creatura marina che non spendesse per lui parole di bene, e al suo passaggio non si fermasse a salutarlo con calore.

Solo il re Nemo – sovrano dei mari – dalla barba canuta e il tridente ben saldo in pugno, nel vedere il pesciolino non lesinava mai di ripetergli la stessa ramanzina ogni volta, ammonendolo con il ciondolare del suo capo coronato.

“Momotaro caro! Sei ormai in età da compagnia! E dovresti operarti con più serietà per trovare una compagna giusta per te, con la quale costruire una famiglia tutta tua!” tossicchiava “ Possibile che ogni volta debba essere io a ricordartelo?”

“E magari innamorarmene!” gli rispondeva sarcasticamente lui a tono, creatura romantica e sognatrice, incapace di scendere a compromessi col suo cuore per assicurarsi un futuro sì, solido, ma privo di quella magia capace di rendere i suoi giorni davvero speciali.

E una notte mentre come al solito era intento in una delle sue rilassanti nuotate serali, adatte a conciliargli il sonno, prima di rifugiarsi sotto qualche alga per dormire, Momotaro scorgendo di colpo un pescecane dalle dimensioni spropositate rincorrere un povero pesce rosso, lanciandosi subito in suo aiuto, senza porre tempo in mezzo, gli urlò contro a squarcia gola gonfiando le branchie a palla “Di qua, presto! Seguimi!”

E conducendolo in salvo nell’incavo di una grotta di corallo, dall’entrata troppo stretta per permettere allo squalo di farvi ingresso con la sua mastodontica mole; annaspando entrambi per lo scampato pericolo, i due pesci si scoprirono a riprendere fiato a boccate squadrandosi con aria complice.

“Grazie!” balbettò il pesciolino rosso “Grazie! Senza di te non ce l’avrei mai fatta!”

E incrociando i loro sguardi, di botto, i due sentirono per la prima volta i propri cuori smarrirsi, preda di un sentimento mai provato.

E Romolo, il pesce rosso, intuendo cosa stesse succedendo, abbassando gli occhi, senza neppure fermarsi a chiedere al suo prode salvatore il proprio nome, percependo la pericolosità di quel loro stare così vicini, mille volte più rischioso del suo ritrovarsi faccia a faccia con qualsiasi altro mostro marino, defilandosi dal retro della grotta, ringraziandolo un’ultima volta con un groppo in gola, fuggì via veloce, nel tempo stretto di un istante, lasciando dietro di sé solo un mulinello d’acqua salata.

“Che entrambi possiate avere la punizione che meritate, figli traditori!” tuonò la voce del re Nemo, facendo tremare i sette mari, alla vista di ciò che era appena accaduto proprio sotto i suoi occhi “Che la punizione del sovrano dei mari possa essere implacabile contro le vostre miserabili vite! Coloro che tradiscono la fiducia del loro re non meritano di conoscere il bene sacro del perdono!”

E trasformando Romolo in un anemone, levò in alto il suo scettro con orgoglio “Cosicché tutte le cose possano tornare al loro posto, prima che l’ombra della vergogna tinga di nero la reputazione del nostro sconfinato Regno Marino!”

 Ma Momotaro a quel gesto, esplodendo in un urlo di terrore si scagliò contro il petto del re, in lacrime, non potendo lasciare quel giovane pesce che aveva scosso per la prima volta il suo cuore, facendogli provare un sentimento tanto forte, così facile preda della fame degli abitanti del mare.

E chinando il capo davanti ai suoi piedi, si morse le labbra contrito “Vi prego di prendere me al suo posto! Di prendere  il mio di cuore e farlo battere in qualsiasi altro tipo di pianta marina voi vogliate! Ma lasciate libero lui! Che le altre creature non possano in tempi di magra, divorare il suo respiro!”

E il re levandosi di filato dal suo seggio con fare irato, accolto il giovane pesciolino nelle camere del trono mentre nelle altre stanze fluivano le dolci note che allietavano le sale da ballo, deciso a riportarlo all’ordine, alzò il sopracciglio.

“Il respiro di lui …” gli confessò il giovane Momotaro “Lui! Il solo essere al mondo che io ami!”

“Questo è  impossibile! Tu sei un maschio! E lui è un maschio! E ciò non può succedere! Tu devi trovare una compagna degna di questo ruolo e divenire accanto a lei il suo compagno! Unirvi insieme e avere dei figli vostri! E lui continuare ad essere una pianta! Punto!”

“No!” rispose lui “E lo sapete bene anche voi! Nonostante questo vi procuri una rabbia incontenibile! Al punto tale da indurvi a commettere un atto tanto vile!”  

E digrignando i denti a quella confessione, il fiero Nemo storse il muso furente “Invertito! Se proprio vuoi liberare il tuo compagno e salvarlo così da una ben misera fine, facciamo un patto! Lui tornerà un pesce se tu saprai riconoscere fra tutti gli anemoni che popolano i fondali in quale di esso ho racchiuso il suo cuore! Se il tuo amore sarà realmente così forte da riconoscere il suo battito sotto qualsiasi spoglia esso si celi, tu lo riavrai! In caso contrario tu mi darai in cambio la tua vita! La tua vita!  

Senza sollevare il capo lui annuì, ingoiando la volontà del suo re, il cui animo era ormai completamente ottenebrato dalla collera. La stessa collera che lo costringeva a giudicare il loro amore come qualcosa di aberrante e sbagliato.

E scortato dal sovrano presso un banco di anemoni, scorrendo con lo sguardo ognuno di loro, incrociando all’istante il cuore di Romolo, il cui battito avrebbe potuto riconoscere sotto qualsiasi forma, lo indicò con la propria pinna sentendo il petto esplodergli dall’emozione.   

“Perché il loro è vero amore! Quello capace di vincere ogni muro, ogni regola, ogni giudizio e pregiudizio imposto dalla mente e dal volere caustico della società!” fece vibrare la sua coda iridescente alle loro spalle, la bella Poseidonia, sirena dei mari, avvicinatasi a Nemo – suo padre – con sguardo ammonitore dopo aver assistito alla scena, raggiante per la vittoria del piccolo pesce innamorato.

E il re indietreggiando a quelle parole, scosse il capo nel vedere apparire di colpo sotto i propri occhi l’anemone tornato un pesce, perdersi nello sguardo dell’amato in un nugolo di sensazioni che nulla lasciava intendere all’immaginazione, completamente perduti nei loro reciproci sentimenti.

E comprendendo solo in quel momento di aver appreso da Romolo e da Momotaro – suoi figli – la lezione più grande che un sovrano possano imparare, conscio del suo errore, abbassando il proprio scettro, sentendo le sue lanose guance imporporarsi, sorrise cercando di celare la vergogna per quel che aveva fatto.

E applauditi e incoraggiati da tutto il popolo del mare per quella loro scoperta, sostenuti nella coraggiosa scelta che avevano operato sfidando il re in persona, i due pesciolini innamorati vissero insieme per sempre felici e contenti.

Published in: on febbraio 28, 2010 at 8:56 am  Lascia un commento  
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