Titano e il mistero dei mari

C’era una volta un bellissimo squalo bianco dalle lunghe pinne agili e scattanti, gli stupendi occhi viola e le branchie laterali di un candore così iridescente da sembrare fatte di luce, di nome Titano.

Principe dei mari di Arcadia, regno ricco e pacifico nelle cui acque tutte le specie marine vivevano in armonia fra loro, era lui a custodirne le bellezze naturali e a preservarne  le creature da ogni genere di calamità con coraggio e dedizione.

Unico figlio della defunta regina Teti, sovrana fra le più valorose, che aveva scritto la storia del reame salvandolo dai perfidi piani di conquista della balena megattera Nera, confinandola per sempre nelle zone del non ritorno.

 Ammirato, amato e rispettato da tutti  Titano viveva per il suo mondo, pronto a compiere qualsiasi sacrificio pur di vederlo proliferare nella pace e nella tranquillità al riparo da ogni male. Sempre attento che al passaggio dei pescherecci, che di tanto in tanto solcavano le correnti, nessun pesce venisse mai catturato per essere trasformato in merce da mercato e alcuna zona naturale distrutta.

Così una notte mentre era intento a solcare tranquillamente le correnti, compiendo il solito giro di controllo, giocherellando a pancia in su divertendosi a contare le stelle in cielo, udendo di colpo un grido fendere l’aria, guizzando subito verso il punto da cui era scaturita la disperata richiesta di aiuto, trovandosi dinanzi il giovane Luccio tremante  e spaurito, lo accolse all’istante sotto la sua pinna protettrice “Calmati Luccio! Calmati ci sono qui io! Respira piano, forza! Dimmi cosa è successo!”

E lui annaspando con occhi sbarrati, urlò cianotico contorcendosi in una miriade di bolle “L’ho visto! L’ho

 visto! Quello che dicono è vero! Il vascello di cui tutti parlano, principe Titano, esiste davvero! Le murene non hanno mai detto bugie!” brancolò  disperato “Il mistero dei mari esiste realmente!” rotolò su stesso terrorizzato.

E Titano a quella confessione, stringendolo a sé nel tentativo di tranquillizzarlo, annuì seriamente preoccupato “Ti credo”.

Da sempre convinto che quanto avesse udito raccontare in giro, per quanto paradossale, celasse in sé qualcosa di vero, a quelle parole chiarificatrici, il principe si scoprì sopraffatto dall’ansia  per l’incolumità del suo popolo.

Da tempo si vociferava ad Arcadia di uno strano vascello sommerso, che sembrava attraversare le profondità del mare durante le notti di luna piena, spaventando chiunque al suo passaggio con la sua gigantesca mole. Rivestita interamente di ghiaccio, priva di alcun capitano al timone, ammantata da una sottile telatura di patina glaciale, l’imbarcazione sembrava possedere la capacità di inghiottire chiunque provasse ad avvicinarsi ad essa, implacabilmente. Terrore di tutte le creature, era stata soprannominata dai delfini cantastorie ‘Il mistero dei mari: leggenda fantasma di morte’.

E Titano che aveva sperato sin dalla prima volta, udendo quella storia, che si trattasse soltanto di una di quelle favole senza fondamento, che sarebbero col tempo andate a far parte della grande collezione di leggende marine, scoprendo di colpo sul viso terrorizzato del povero Luccio quanto in realtà fosse tutto vero, carezzando lo sventurato, abbozzò un sorriso per calmarlo “Non temere Luccio, io salirò su quella nave e ne uscirò vivo, perché sono il vostro principe, ed è mio dovere mettere fine alle vostre paure!”

E rinfrancato a quella promessa, il pesce riprese subito fiato, pieno di fiducia nei confronti del suo futuro re.

Così la notte seguente, appostatosi lungo il tratto che il bastimento fantasma sembrava solitamente percorrere, Titano astuto e paziente prese ad attendere il suo passaggio, deciso ad entrare al suo interno e svelarne il mistero, salvando la sua adorata  Arcadia.

E quando al sorgere della luna piena, il vascello sbucò realmente dalla gola dei mari avvolto da uno spettrale mulinello d’acqua, in tutta la sua mastodontica magnificenza, sentendo di colpo il cuore mancargli di un battito a quella visione Titano tremò, come mai gli era successo nella sua vita. E cercando di non lasciarsi intimidire, scuotendo  più volte la testa nel tentativo di scacciare la paura, muovendosi con la sua muscolatura agile e scattante, scorgendo di sbieco una feritoia lungo la fiancata sinistra,  schioccando un solo colpo della coda vi si intrufolò di filato, ritrovandosi nel ventre della barca, in nome del suo popolo.

“La curiosità uccide!” lo salutò subito una voce cavernosa,  rimbalzando cupa fra le mura ricoperte di specchi “Nessuno te l’ha mai detto, squalo bianco?”

Indietreggiando intontito, Titano confuso nel vedersi per la prima volta riflesso in una tale varietà di  specchiere, incapace di captare il punto preciso dal quale  era scaturita l’imprecazione, frastornato dalla bassa temperatura, respirò a fatica “Non sono qui in veste di guerra, ma di pace! E chiedo scusa per la mia intrusione!  Il mio nome è Titano e sono il principe del regno di Arcadia!” si presentò “Se sono entrato senza permesso, è per proteggere il mio popolo! Molte creature venute a contatto con questo vascello non sono più tornate indietro, e fra i miei sudditi c’è chi teme per la propria

vita!” spiegò lui boccheggiando.

“Si, lo so! Tutti mi temono talmente tanto, da avermi soprannominato ‘Il mistero dei mari’, lo so bene!” esplose.  

E lo squalo contrito, chinando il capo a quell’affermazione, comprendendone il dolore, si morse addolorato le labbra “Provocandoti una grande sofferenza!”

 “Si” rispose lei di rimando, sentendo il proprio cuore palpitare per la prima volta dopo tanto tempo, a quelle parole così sincere. E apparendo al cospetto dell’animale in tutta la sua tetra figura, rivelandogli la propria identità, mostrandosi per il fantasma orripilante e mostruoso quale era, con le sue lunghe chiome verdi incollate di alghe e la veste ricoperta di mucillagine, la giovane lo guardò dritto negli occhi senza proferire parola.

Bellissima principessa del regno terrestre di Ardesia, un tempo fanciulla umana fra le più incantevoli e delicate dell’intero creato, Azzurra era fuggita una notte dal suo palazzo senza lasciare più alcuna traccia, gettandosi fra le onde del mare, trovando rifugio fra le  rovine di quel vascello  trasformandosi in un essere triste e scialbo, dalla caviglia sinistra stretta nella morsa di una grossa catena.

“Mi dispiace” sussurrò lui con voce flebile nel vederla.

“Il mio nome è Azzurra, mio giovane principe di Arcadia. E se sei venuto fin qui, per tentare di fermare il mio operato, posso assicurarti, che la tua è solo fatica sprecata!” imbottò lei “Sotto di te racchiusi nella teca di cristallo che funge da pavimentazione della mia nave, giacciono tutti i corpi ibernati degli sciagurati che hanno osato avvicinarsi al mio maniero al solo scopo di saziare la propria sete di curiosità!” E seguendo la direzione del dito di lei, appurando sotto di sè la veridicità di quanto gli avesse appena detto, sentendo la

 paura tramutarsi in rabbia, lui si fece avanti a muso duro “Perché Azzurra? Perché tanto odio?”

E la giovane di rimando buttò di un fiato “Qualcuno ti ha mai detto in faccia qualcosa di così cattivo da spezzarti il cuore per sempre?”

“Tipo?”  avanzò lui.

“Tipo… io non ti voglio più bene!” rispose lei con voce incrinata “Dopo quella frase, tutto ciò che toccavo, ha iniziato col diventare di ghiaccio” gli confessò “E fuggendo dal mio castello, sono salita su questa nave cominciando il mio errare rinchiusa fra questi specchi, adatti a riflettere da ogni angolazione la mia immagine sofferente!” rivelò il fantasma, aprendo allo squalo la sua anima.

“Quindi vai via!” lo pregò lei.

E scurendo lo sguardo a quella richiesta, Titano scosse il capo addolorato “Preferisci davvero così?”

“Si” rispose lei.

E a quelle parole, sconfitto,  lui abbandonò la nave.

Ma uscito dall’imbarcazione, di colpo una grossa fucina sparata dall’alto gli si conficcò con ferocia nelle carni, facendolo sussultare.

“Attento Titano! Gli Umani!” fece appena in tempo ad urlare il fantasma a squarcia gola, che una rete imprigionò crudelmente il povero squalo, togliendogli il respiro e avvolgendolo in una marea di bolle rossastre.

E sentendo il cuore balzarle in gola a quella terrificante scena,  scattando fulmineamente dalla prua del suo vascello, Azzurra senza porre tempo in mezzo, si gettò  contro  il peschereccio a muso duro. E adoperando il suo potere, salita sulla poppa nemica,  prese a gelare col proprio tocco tutto quanto le capitasse a tiro, fra le urla generali,

correndo verso le reti con un coltello ben affilato, e liberando il pescecane  con un solo colpo, invitò alla resa tutti i marinai  “E adesso andate via se volete salva la vita, e non solcate mai più questi mari!”

E invertendo fulmineamente la rotta  a quella minaccia, l’equipaggio si affrettò a lasciare Arcadia a vele spiegate, mentre  Azzurra gettandosi fra i flutti raggiante, liberato il regno da ogni pericolo, corse a raccogliere Titano delirante fra le sue braccia per disinfettarne con la saliva le ferite.

“Az-zur-ra non mi hai gelato!” sussurrò lui al risveglio, trovandosela accanto, sfinita, immersa nel sonno “Mi hai tenuto fra le tue braccia senza trasformarmi in un pezzo di ghiaccio!”

E lei stessa svegliandosi adagio, nell’udire la voce di lui, si stupì di quanto avesse fatto senza nemmeno accorgersene.

E sorridendogli per la prima volta,  mostrandogli tutta la sua innocente  bellezza, riprese la calda tonalità delle sue tinte pastello, spezzando la catena che imprigionava il suo piede sinistro  “Con le tue parole mi hai aperto il cuore Titano!”

E sorridendole di rimando, una lacrima luccicò negli occhi viola dello squalo bianco “Sei così bella quando sorridi!”

E abbracciandosi forte in quel momento, sciolsero di colpo tutte le pietre di ghiaccio, che il male aveva costruito intorno alle  loro vite, trasformandole in mille bagliori di luce.

Da quel giorno ‘Il mistero dei mari’ salendo in superficie, prese a  colorare coi suoi meravigliosi colori le onde, divenendo ritrovo di gioia e allegria. Accompagnato in ogni suo viaggio, da Titano e dalla sua adorata Azzurra, il fantasma più bello dei sette mari, che ben stretta alla sua pinna, non si separò mai più da lui.

Insieme per sempre felici e contenti. 

Monica Fiorentino

 

 

Published in: on gennaio 29, 2010 at 8:15 am  Lascia un commento  
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