L’Ape Maya. La fiaba degli insetti

Nel 1979 la RAI acquista i diritti e trasmette forse l’unico vero kodomo proiettato in quegli anni : L’ape Maya.

Diretto nel 1975 da Hiroshi Saito (famoso sceneggiatore degli anni 70, ricordiamo le sue storyboard di Heidi, Flo e molti altri) e prodotto con una collaborazione nippo-tedesca (come si usava nel triennio 74-76) degli studi Nippon Animation e Apollo films. Questa collaborazione è intrinseca anche nella stesura della storia stessa.

La trama centrale di Nisan Takahashi è basata su una raccolta di novelle dell’autore tedesco Waldemar : delle vere e proprie Fiabe.


La trama è quanto mai semplice : Maya è una giovane ape che, incuriosita dal mondo che la circonda, lascia l’alveare per esplorarlo in compagnia di tre amici, Flip, la cavalletta giramondo col cappello a cilindro, il saccente topo Alessandro e l’insostituibile Willy, pigro amico di Maya che viene spesso coinvolto nelle sue avventure (suo malgrado).

Il Prato dei papaveri, dove quasi tutte le vicende si snodano, è il regno di questi insetti.

Alcuni personaggi restano punti fissi dell’animazione come il ragno Tecla e il lombrico Max, molti li vedremo come comparse effimere, o giocare un ruolo chiave di una sola puntata. Ogni episodio è infatti autoconclusivo e racchiude in se una morale dedicata ai più piccoli.
Il valore pedagogico di Maya, per i bambini dei prima anni 80 (e oltre) è davvero notevole, in quanto la scelta dei personaggi e dell’ambientazione ricrea una favola stupenda, che incanta i più piccini e coinvolge i grandi nell’insegnamento di valori e precetti.

Perché parlo di favola? Perché L’ape Maya è un racconto senza spazio e senza tempo, dove ogni sfumatura del genere umano viene ricreata per similitudine nel regno degli insetti. Maya, la nostra protagonista è una bambina curiosa, vivace, intelligente, che, come ogni bambino che si rispetti, pretende una spiegazione su tutto, non sempre riuscendo a comprenderla.

Flip e Alessandro, che sono la trasposizione di due adulti pazienti e sapienti, la seguono durante il suo percorso di apprendimento, dove ad ogni domanda della piccola ape, segue una spiegazione razionale, condita di polvere onirica, per far capire alla giovane amica concetti duri e crudi, con parole dolci e raffinate.
L’assenza di esseri umani (se ne vede uno solo in 52 puntate) non deve trarre in inganno, pochi anime come questo hanno saputo rappresentare con sapienza l’intero quadro della natura umana, dai lati dolci, sensibili, intelligenti, fino alla sua natura distruttiva, egoistica e crudele, rappresentata in modo egregio dalla razza dei calabroni.

Le tematiche trattate spaziano dalla vita di tutti i giorni al rispetto per l’ambiente, dal commento alla violenza e alla menzogna, fino all’amore. In ogni puntata il tema è differente e la piccola Maya impara, insieme ai suoi giovani spettatori, il mondo, ponendo le classiche domande etiche, filosofiche o semplicemente curiose che possono attanagliare la mente nella prima infanzia.
Per questa sua natura prettamente pedagogica Maya può considerarsi (a buon titolo) la capostipite di un tipo di Kodomo che verrà ripresentato spesso nell’animazione giapponese, quello dove l’essere umano viene metaforicamente spiegato da animali antropomorfi.
Il disegno è un omaggio alla sobrietà dei tratti anni 70, con i suoi colori tenui, delicati, che evidenziano luci ed ombre in un ambientazione dove, la luce del sole e i colori della natura, vanno ovviamente sottolineati.

L’anno di realizzazione (1975) mostra ancora poca esperienza nella creazione di immagini animate in Giappone, tuttavia l’ape Maya è davvero ben curata e il suo confezionamento segue una logica grafica ben costruita.
Dolce, interessante, poetico ma incredibilmente reale, questo anime è stato una parentesi rosa tra scontri di robot e schiaffi sanguinosi per un’intera generazione che, negli anni’80, si era abituata a storie tragiche, violente, o quantomeno magiche e surreali. Purtroppo i suoi 34 anni la rendono un po’ vecchiotta per essere ancora fruibile al pubblico infantile, che può comunque aggrapparsi a una rosa di figli della simpatica ape per completare la sua crescita umana attraverso le immagini animate provenienti dal paese.

(fonte telematica)

Published in: on gennaio 29, 2010 at 8:09 am  Lascia un commento  
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