Il Segreto di Pulcinella. Il detto

Per introdurre quanto seguirà prendo spunto e faccio riferimento ad una maschera, la maschera per eccellenza, raffigurata quasi sempre su uno sfondo del Vesuvio, a volte con una pizza in mano, altre volte con un mandolino, spesso in un posa buffa ed eclatante.

Pulcinella è una maschera cara alla cultura partenopea, una maschera che racchiude in sè parte della filosofia di vita di colui – o coloro – che trova nelle speranze, nelle illusioni, e nella fantasiosa artefazione e manipolazione del quotidiano stesso, la forza e la capacità tale da consentirgli di idealizzarsi in un interprete piuttosto che in una comparsa.

Pulcinella è famoso non solo per la sua curiosa maschera nera con il suo naso a becco di pappagallo e per i buffi atteggiamenti, ma anche per i diversi modi di dire che gli sono stati attribuiti.


Quindi i cosiddetti “segreti di Pulcinella” sono i segreti che tutti conoscono.

Ma cosa avranno mai in comune Pulcinella e il cacciatore di beccacce?
Appunto i…. “segreti”, …e che segreti!!

In tempi già troppo lontani si diceva: “Non bisogna parlare delle beccaccia”,
…e intanto si diceva, …si scriveva e …si sparava!

Montagne di parole, valanghe, tonnellate di carta stampata, tutti in onore della regina,
…e intanto …si scriveva, e …si sparava!

Si continuavano a ripetere, dietro quel furbesco occhio malandrino, quelle stesse lacere affermazioni, che lasciavano trasparire ogni volta quelle malcelate menzogne di dubbia moralità,
…e intanto si diceva, …si scriveva, e …si sparava!

Poi c’erano gli ovvi incontri al Circolo, e lì come bravi soldatini si mostrava lo scalpo del nemico. Fasci di beccacce, foto di gruppo,
…”mi raccomando”…si sussurrava…”non si deve parlare della beccaccia”,
…e intanto si diceva, …si scriveva, e …si sparava!

Che ipocriti!

Queste erano le fondamenta sulle quali si costruivano, prosperavano e si tramandavano i “segreti” del cacciatore di beccacce.

Chi si identificava con questa cultura si immaginava tanto furbo quanto presuntuosamente privilegiato depositario della conoscenza della beccaccia ed eletto alla pratica della sua caccia.

Abbiamo ereditato… i segreti di Pulcinella,

 …che sconquasso, …etico, morale e culturale.
Un gioco dal quale chi più e chi meno siamo rimasti tutti quanti contaminati.

Il classico “segreto di Pulcinella” è rappresentato dal “posto segreto”.

Mi ricordo di quella volta che pur di deridere nostri conoscenti che facevano misteri su di un fantomatico “posto di caccia segreto”, inscenammo un inseguimento notturno che avrebbe potuto entusiasmare i migliori strateghi del KGB, CIA e servizi segreti israeliani messi insieme.

Considero alla luce dei tempi che percorriamo quanto meno utopico pensare ancora oggi al “posto segreto”, <<…dove nessun altro essere umano calpesta il bosco dove pascolano le “mie” beccacce…>>, a meno che non proviamo a spostarci a diversi gradi di latitudine nord.

In ogni caso non bisogna scomodare nè servizi segreti nè satelliti spia per andare per beccacce o dietro ai beccacciai.
Chi sa andare a caccia di beccacce possiede anche la capacità di riconoscere i “posti buoni”.

A questo punto credo doveroso porre chiarezza ( se mai c’è ne fosse bisogno), su di un punto fondamentale di una mia iniziativa e che si inserisce a pennello nella faccenda di Pulcinella:

La sezione del Sito dedicata alla “Posta …infame”

A mio modesto parere qui si raggiunge il vertice della a me incomprensibile “piramide dei segreti”, ovvero gli infondati timori che denunciando le località dove si effettua la posta si possa dare utile indicazione a potenziali postaioli, beh!
È un pò come dire che avere una mappa delle banche equivale ad una autorizzazione al prelievo.

Pensare che il cecchino  aspetti la buona notizia su Scolopax rusticola  per sapere dov’è il posto buono nelle sue vicinanze per abbattere una beccaccia a tradimento, è uno scenario tanto ridicolo, almeno quanto ammettere che la beccaccia è un mammifero!

Ma questo non mi sottrae dal pormi il problema, e mi chiedo:
C’è davvero forse qualcuno che ha il fondato motivo di credere e di essere convinto di tutto ciò?
Bene allora si faccia avanti, abbiamo bisogno proprio di lui!
Dell’ uomo che ha il coraggio civile di difendere le sue posizioni e i suoi diritti!
Troppo facile tirare la pietra e nascondere la mano.
Le chiacchiere non servono, viceversa, sono i fatti che aiutano a risolvere i problemi.
Un altro detto di origine partenopea dell’epoca di Pulcinella tradotto diceva:
<< Chiacchiere e tabacchiere di legno il Banco di Napoli non le accetta>> il detto si riferiva ovviamente a gente che per bisogno era costretta a dare in pegno propri averi per sopravvivere, ma che si può simpaticamente e con permesso redazionale, accostare alle chiacchiere a cui si faceva riferimento.

“Non bisogna dire i posti dove si fà la posta”, …ma poi nessuno fa niente per impedirla!

Se la legge da sola nulla può, è solo colpa dell’uomo, ovvero della cultura del furbo, dell’ignoranza, del perenne impunito, e chi nella melma è abituato a sguazzarci.

La lotta alla posta è stata fino ad oggi fallimentare, ed i risultati d’altra parte sono evidenti, ovvero nulli. Anzi pare che si diffonda sempre di più.

Che facciamo aspettiamo nuove leggi? Forse ancora più restrittive?

Siamo veramente quei bambini maleducati che devono essere sempre presi a bacchettate e puniti per ubbidire?

Aspettiamo forse di recitare di nuovo il “mea culpa” quando ci propineranno una nuova ennesima restrizione?

Allora amici beccacciai, intanto abbiamo la legge, abbiamo chi è preposto a farla osservare  Forestale – Guardacaccia – etc.), conosciamo i posti, ci manca evidentemente chi riesce a far sì che questi benedetti controlli si applicano.
Si rende necessario quindi far sì che questi servizi diventino attivi ed efficienti.

Come? Con il contributo di uomini civili che credono di poter contribuire a limitare i danni ed a migliorare una realtà che umilia il mondo dei Beccacciai.

“Chi non è pronto a denunciare i luoghi dove si effettua la posta, ha l’anima del postaiolo!”
Questa affermazione non è possibile attribuirla a  Pulcinella, ma ad un   Beccacciaio esasperato!

Il mio augurio ed auspicio è che grazie alle vostre segnalazioni questa “mappa della posta” sarà tanto ricca e completa da poterla sottoporla alla vigilia del momento venatorio a mò di prova alle autorità competenti per il territorio corrispondente, così che non si potrà fare né l’orecchio da mercante , né dire che le cose non si sanno.

Abbiamo predisposto anche un modulo di denuncia se proprio dovesse servire per “svegliare” i controlli. Basta scaricarla e stamparla!

Aggiungo anche che con l’avvento dei telefonini si usufruisce oggi di un mezzo che all’epoca non esisteva e che consente anche dall’aperta campagna di comunicare.
Quale occasione migliore di usarlo se non per segnalare e richiedere l’intervento delle autorità e farle espletare il proprio dovere?
Stiamo pensando a questo proposito anche ad un database dettagliato con i numeri telefonici delle sezioni dei Guardacaccia e Corpo Forestale competenti per il Territorio.
Mi chiedo tra l’altro, perchè tali servizi siano essi statali, privati di pubblica utilità, retribuiti, o anche solo di volontariato, non dovrebbero rispondere ad un servizio di chiamata del tipo pronto intervento come diffusi ed efficientemente impiegati in altri paesi?

Noi con la nostra iniziativa vogliamo dare un modesto contributo per combattere questa piaga, ci confortano i numerosi incoraggiamenti e segnalazioni che ci giungono, segno che in presenza di chiari punti di riferimento il feedback è immediatamente tangibile.
Il bisogno di chiari punti di riferimento è cosa molto sentita, come è sempre deleteria la mancanza di essi.
S’intende da sé che siamo sempre pronti a recepire valide alternative o nuove iniziative.

Combattere l’ignoranza e la sottocultura lo si fà con la denuncia e non con l’omertà, con l’informazione, ed anche con la provocazione.

La mia provocazione è anche il mio sogno:
Vorrei che postaioli e bracconieri s’incontrassero, tutti insieme, tanti, 10 – 100 – 1000  e tutti allo stesso posto, nella stessa radura, sulla stessa strada, così a guardarsi o ad ignorarsi,ma sicuramente tutti insieme a vergognarsi.

Credo che una inversione di tendenza sia non solo fatto auspicabile, ma addirittura indispensabile.

Dobbiamo avere il coraggio di rinnovarci, guardando il nuovo con fiducia, liberi da inutili materialismi ed arcaiche visioni. 
Chi ha ancora voglia di continuare a pensare alla beccaccia come una donna stupenda di cui essere geloso e nascondere sotto il velo ha fatto il suo tempo. Il punto più basso è stato toccato da tempo ormai.
“La scimmia deve diventare uomo e non l’inverso”

Come nota finale vorrei riportare qui di seguito a conforto delle mie opinioni uno stralcio di quanto scrissi nell’editoriale che pubblicai al momento del varo di questa mia iniziativa:

“L’importanza dell’informazione, la sua sana e corretta applicazione, intesa davvero in senso universale e qualunque sia la sua fonte, concede spazio per nuove riflessioni e motivi di crescita.


Per contro è la disinformazione e la malinformazione che sono parenti dell’ignoranza e compagne del malcostume.
Parliamo della beccaccia, diffondiamo la sua cultura, raccontiamo del suo fascino e dei suoi misteri, lasciamola amare, facciamo si che non sia considerata solo come uno trofeo da mostrare e da raccontare al circolo, emarginiamo gli sparatori ad ogni costo, i megalomani della domenica, gli esibizionisti del bar accanto.


La necessità di sviluppare una cultura ambientalista, di protezione, gestione e tutela della beccaccia è dovere di ogni buon cacciatore.


La beccaccia è patrimonio dell’umanità, lasciamo che sia ancora lei a riempire i sogni dell’ingrato bipede. “

E se ci dovesse capitare di pensare a quanto accadeva al povero Pinocchio quando diceva le bugie, allora ringraziamo il cielo che ai cacciatori di beccacce non cresce il naso come quello di Pulcinella.

(di Alessandro Tedeschi)

Published in: on gennaio 22, 2010 at 11:21 am  Lascia un commento  
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