Anya Angelo Consolatore

C’era una volta nell’immensità dei Cieli un Angelo dagli occhi viola di nome Anya.

Dalle lunghe  ali bianche e le folte chiome turchine, suo era il compito sin dalla nascita, di consolare il trapasso d’ogni umana creatura dalla Vita alla Morte, cullando i morenti nel proprio grembo, così da aiutarli col suo dolcissimo sorriso, ad abbandonarsi con serenità all’oblio del Non Ritorno, senza patire sulla propria pelle l’atrocità dell’abbandono nel momento più difficile.

E ogni giorno, generosamente, la creatura celeste coglieva il dolore altrui chiudendolo dentro di sé, elargendo ad ogni moribondo, parole buone e gesti affettuosi.

Naturalmente, Vita e Morte si susseguivano con ritmo incalzante e Anya innestata nel proprio ciclo, compiva quotidianamente il suo ruolo, senza un attimo di tregua.

Ma un mattino, all’alba, chiamata di corsa a recarsi in Terra con l’ordine di accompagnare alla morte un giovane ferito, riverso al suolo all’interno di un bosco solitario. Scesa ubbidiente, per adempiere nel più breve tempo possibile al suo compito, come mai le era successo prima, un brivido caldo le percorse tutto il corpo nell’incrociare la figura ricoperta di lividi e cicatrici piegata sul terreno scosceso.

Sommersa da una miriade di emozioni contrastanti, scorgendo la veste lacerata che egli portava addosso, il sangue raggrumato agli angoli della sua bocca e il volto tumefatto, provando una feroce morsa allo stomaco, la creatura scendendo al suo fianco capì che  il giovane appena caduto da cavallo stava, vittima di un grave incidente, lentamente lasciando la Vita nel modo più atroce.

E planata al suo fianco Anya si accostò a lui e ne lesse nella mente le ultime scene facendole sue, rivedendo coi propri occhi il tremendo susseguirsi della dinamica che lo stava portando atrocemente alla Morte, sentendo rullare nelle proprie vene il dolore incommensurabile di lui, come non mai.

E dimentica di se stessa, ma piena solo delle leggi acquisite alla nascita, l’Angelo carezzando il volto del ragazzo, pulendolo della sozzura del terreno vivo impastato al sangue, si fermò sulla sua fronte con amore infinito soffiandogli il suo alito: avrebbe donato a quella sfortunata creatura, almeno nei suoi ultimi istanti di respiro, il sacro dono della dimenticanza, affinché potesse morire senza ricordare nulla di quanto aveva causato il suo travaglio.

E sollevandolo delicatamente sulle proprie ali, l’Angelo lo condusse con sé presso la foce del SacroFiumeDelNonRicordo – le cui acque bevute assicuravano la perdita della memoria – e adagiandolo dolcemente al suolo, si protese a bere da quelle rive  la mistura miracolosa con la sua stessa bocca.

E bagnando poi con le sue labbra fresche quelle rancide di lui, alleviando in un istante il suo tormento, avvolgendolo con le sue ali scaldò il suo sonno, cullandolo amorevolmente al suono di una delle più antiche cantilene composte dagli angeli celesti, augurandogli un buon riposo.

Come ogni volta si stava compiendo sotto i suoi occhi lo stesso inarrestabile rito, e stringendolo con forza al cuore, la dolce Anya, scaldandolo al tepore del suo seno, quando l’ultimo rantolo d’esistenza sfuggì da quelle labbra finalmente sorridenti, lente lacrime di gioia presero a solcarle il viso. Raggiante.

Prima Edizione : Luglio 2002

 

Monica Fiorentino

Published in: on gennaio 22, 2010 at 5:13 pm  Lascia un commento  
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