Dark l’Angelo Nero

C’era una volta un Angelo dalle lunghe chiome canute e le belle ali di ghiaccio di nome Dark.

D’indole superba e presuntuosa, la bella creatura dagli occhi color dello smeraldo, nutriva un odio sconfinato verso tutti coloro i quali amavano Sognare, ritenendo a suo parere i Sogni come qualcosa di stupido, capace di rendere felice solo gli animi degli stolti che non amavano la concretezza e la linearità dei progetti realizzabili in modo pratico.

E convinto assertore di questo suo Credo personale, egli si adoperava in tutti i modi e con qualsiasi mezzo per distruggere i Sogni altrui, arrivando ad utilizzare pur di riuscirci, talvolta perfino astuzie diaboliche e gesti  malvagi senza provare per questo alcun senso di colpa.

Più di tutti Dark odiava la giovane Bella, dolce fanciulla terrena, che nel cuore cullava un Grande Sogno: far rifiorire un giorno il piccolo rovo di spine secche, che vicino casa sua aveva prodotto anni addietro delle bellissime rose rosse, ma che poi col tempo aveva preso lentamente ad ammalarsi fino a rinsecchirsi tragicamente.

L’Angelo Nero detestava quelle manine attente che rimestavano giorno dopo giorno il terreno instancabilmente, preparavano concimi con tanta cura, scavavano con fatica per riportare quei miseri rami storpi ad un variopinto roseto.

Vedere la giovane Bella con quei suoi lunghi capelli raccolti, gli abiti logori addosso, china sul quell’ammasso di spine intricato sudare sotto il sole cocente o gelare battuta dalla gelida neve, lo irritava oltremodo. Lei aveva degli occhi di una cangiante tonalità viola lucente, così meravigliosi, simili a stelle su quella sua pelle di porcellana, come poteva ricoprirsi così miseramente il viso di polvere e graffi, appannando così il loro splendore? Possibile che per quelle spine riuscisse ad annullare cos’ tanto se stessa?

E furioso dinanzi a tanta determinazione Dark decise un giorno di distruggere il Sogno di quella sprovveduta creatura, come aveva fatto in passato con altri suoi simili.

“Avrebbe alimentato una tempesta talmente violenta da ridurre quell’ingarbugliamento malformato della natura in sterili ramoscelli”

E così una mattina come tante, dopo essersi levata all’alba ed aver dato alle sue spine acqua fresca di cui nutrirsi, il cuore della dolce Bella mancò di un battito nello scorgere dietro i vetri della sua finestra all’improvviso  lo sconvolgersi  degli elementi.

Di colpo raffiche di vento violente come mai aveva veduto, grandine grossa come chicchi di riso, pioggia in quantità spropositata avevano preso a dilavare ogni centimetro di terra  viva tramutandola in poltiglia, distruggendo con la loro potenza ogni genere di forma vivente, rimestando il creato con una velocità straordinaria!

La povera ragazza stringendo i pugni capì d’istinto che quella bufera nata dal nulla avrebbe ucciso per sempre il suo rovo, troppo debole per resistere, e mordendosi in silenzio le labbra sentì l’impotenza stringerla nella sua morsa fino a toglierle il respiro.

Dinanzi al dolore di lei, Dark rideva di una soddisfazione senza eguali.

Ma quando ormai il vento aveva preso a lavorare alacremente per estirpare quelle tenere radici, senza riuscire a sopportare oltre, incurante di se stessa Bella spalancò la porta e a piedi nudi, con addosso soltanto una consunta veste color pastello si gettò sulle spine per proteggerle col proprio corpo.

Non poteva lasciarle morire, non poteva fare si che il suo Sogno perisse sotto le inclementi frustate di quello scempio folle.

E sciogliendo sulle spalle i suoi lunghi capelli color cioccolata sotto gli occhi increduli dell’Angelo, la giovane si piegò sulle spine e strappando il suo abito all’altezza sinistra del petto, offrì loro il suo caldo sangue, affinché se ne nutrissero per trarne la forza necessaria a resistere a quel temporale.

Dinanzi a quel liquido scarlatto, sincero alito di vita per la sfortunata pianta, sparso con tanto amore, Dark restò allibito e d’istinto aprì le sue lunghe ali di ghiaccio per fiondarsi sulla fanciulla il cui viso piano già stava assumendo il candido pallore della morte.

Aprendo le sue forti braccia l’Angelo Nero diede ordine agli elementi di fermarsi e al sole di uscire immediatamente a scaldare quanto poco ancora restava di quella strage.

All’apparire timido dei primi raggi, Bella comprendendo che il pericolo fosse ormai sparito, perdendo i sensi ormai priva di forze, senza neanche accorgersi dell’Angelo al suo fianco, che con viso dolcissimo altro non aspettava che accoglierla sul suo petto, reclinò la testa sfinita.

Aveva infine dato se stessa per il Sogno.

E lentamente Dark, chinando il capo sulla ferita aperta al lato sinistro di quel seno tiepido, con labbra tremanti la baciò cicatrizzandola all’istante.

Al suo risveglio lo stupore di Bella fu enorme nello scoprire i primi timidi, teneri boccioli in fiore, fra le spine del suo rovo, sano e fertile… il suo sangue era stato la linfa e il sole coi suoi raggi la vita per quelle spine, che  in cuor suo non aveva mai creduto completamente secche.

Dissoltosi prima del suo risveglio, lasciandola accanto ai suoi fiori, Dark dall’alto sorrideva, rimirando il viso raggiante della ragazzina.

Nessun sacrificio era infine stato troppo pesante per lei pur di portare in vita nuovamente quel roseto e proprio nel momento di massima disperazione c’era riuscita.

L’Angelo Nero vinto, chiuse le sue ali di ghiaccio e mai più puntò il dito contro la Terra per distruggere ciò in cui gli altri credevano.

 Prima Edizione : Luglio 2002

Monica Fiorentino

Published in: on gennaio 19, 2010 at 5:15 pm  Lascia un commento  
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