Nobu il lupo d’argento

C’era una volta nella lontana Foresta di Alta Rupe un bellissimo lupo dal pelo d’argento e gli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Nobu.

Unico figlio del defunto lupo nero Lapo – capo del branco –   perito in circostanze drammatiche, stroncato a bastonate dalla mano più violenta dell’uomo durante una cruenta battuta di caccia, Nobu, creatura fiera e temeraria, era stato lui alla sua morte a prenderne il posto con ogni onore e gloria.

E salutato da tutta la Foresta con rispetto e stima infiniti, aveva iniziato sin da subito a vivere per il suo branco, pronto a compiere qualsiasi sacrificio pur di vederlo proliferare nella pace e nella tranquillità più assoluta al riparo da ogni male, sempre attento che nulla e nessuno venisse a turbarne la  serenità e a comprometterne in qualche modo la naturale catena ciclica biologica, capo deciso e risoluto.

Sempre all’erta e disponibile verso tutta la sua muta, attento ad ascoltare i problemi di ogni singolo con orecchio teso e cuore vigile, pronto a donare a chiunque ne avesse avuto bisogno una parola buona e un gesto rassicurante.

Capo forte e valoroso, ricco di virtù e di coraggio, amato e ammirato da tutti, a cui però mancava tuttavia ancora una cosa – cucciolo divenuto ormai adulto – per potersi definire davvero completo: una giusta compagna che al suo fianco rendesse la sua vita speciale.

“Sei in età adulta e dovresti pensarci con più serietà!” non faceva altro che ripetergli lo spirito della saggia civetta Elsa, anima della Selva – generata dal respiro della Grande Quercia a guida della Foresta, col nome dell’impugnatura sacra delle spade, per difendere le sue Terre – la quale, raccolto il piccolo ancora da latte dopo la prematura morte della lupa

bianca sua madre, l’aveva cresciuto con amore e dedizione infinita, vegliando su di lui dall’alto del suo Albero, giorno per giorno, fino a farlo divenire grazie ai suoi rigidi metodi educativi un lupo maturo, giusto, sano e responsabile.

Il quale però non sembrava voler prendere giudiziosamente a cuore l’impegno di costruirsi una famiglia solamente sua, che rappresentasse una base stabile per tutte le altre creature del gruppo, che in lui avevano bisogno di riconoscere un punto fermo e un buon esempio da seguire.

E perennemente triste nel vedere il proprio figlioccio ritirarsi ogni notte da solo nella propria grotta al calare delle tenebre, ramingo e solitario, non faceva altro che ripetergli la stessa cantilena “Dovresti fare qualcosa per trovare una compagnia adatta a te! Giusta e fedele! Nobu caro!” imbottandolo a becco serrato “Ma con più impegno!”

“E magari innamoramene!” le rispondeva lui sarcasticamente a tono, inasprendo il suo ringhio.

Creatura romantica e sognatrice incapace di scendere a compromessi con se stesso, per assicurare attraverso una compagna prescelta ‘qualcosa’ di utile al suo branco, ma privo di sentimenti.

“Ascoltami! Potremmo dare una Festa!” esordì all’ennesimo tramonto lo spirito, battendo le ali raggiante “Domani sorge in cielo la Luna Nuova! Potremmo chiamare a raccolta tutte le giovani lupe dei dintorni e farti scegliere fra loro!” gonfiò compita le penne del petto “Colei che fra tutte riuscirà a stupirti, portandoti il dono più ricco, dimostrando così di aver compreso appieno il tuo vero valore, potrà divenire la tua consorte!”

E facendo spallucce a quella che gli sembrava una proposta alquanto ragionevole, il lupo annuì bonariamente frustando l’aria con la coda, più per accontentare quella che si era  insignita al ruolo di  sua seconda madre, che perché credesse veramente alla cosa “Si, va bene! Mi sembra un’ottima idea!” Dandole il pieno benestare per l’organizzazione dell’evento.

La notte seguente furono tantissime le candidate giunte da ogni dove, a presentarsi sull’altura più impervia della roccia di Alta Rupe portando con sè un dono speciale, e Nobu impeccabilmente tirato a lucido, impacciato come non mai, fronteggiandole tutte con estrema dolcezza, salutandole con calore ognuna, lasciò che si presentassero una alla volta.

La prima, bellissima, dai cangianti colori del sole bruciato sorridendo affabilmente, offrì al lupo una corona di fiori selvatici dalle tinte incantevoli “Perché in queste Terre, colori simili non si sono mai veduti! Fiammanti! Unici al mondo! Rarissimi! Come cangiante è il vostro argenteo manto lucente… ” si presentò la dolce Reja.

La seconda guardandolo fisso negli occhi, gli offrì un enorme tronco cavo che aveva trascinato faticosamente con sé,  al cui interno aveva deposto, sopra un letto di foglie verdi, i più bei frutti mai maturati nella Foresta “More splendenti, bacche, fragole golose, ribes, polpose ciliegie e languidi mirtilli, accompagnati da sontuosa papaya! Frutti dolcissimi! Cibo nobile, adatto al vostro superbo carattere!” esordì.

Ma Nobu indietreggiando dinanzi a quei doni, di volta in volta più stranito, incrociando imperterrito lo sguardo attento dello spirito, non muoveva fiato.

La terza si imbellettò con toni fiammanti, rendendo il suo pelo luccicante, le zanne d’avorio e gli occhi puntellati di cristalli di luna.

La quarta portò con sé i piccoli avuti da una precedente cucciolata, bene educati e puliti.

Al sovvenire della quinta il lupo grattando con le unghie la pietra, discese la roccia senza proferire parola e prendendo dritto verso la Macchia, avvertì come scusa un pesante mal di testa.

Stizzita la vecchia civetta si levò allora dal suo trespolo e inseguendo il suo protetto, gli urlò dietro le sue ragioni per portarlo a riflettere “Aspetta! Sei il solito cocciuto! Testone! Torna indietro! Aspetta un attimo! Non puoi sottrarti ancora una volta a quelli che ….”

Ma sbraitando ad ali spiegate, di colpo il cuore dell’uccello mancò di un battito nello scorgere dall’alto, poco lontano dal capobranco suo figlio, ma accucciata in tutt’altra direzione, la piccola Nana, lupa dal pelo fulvo e gli occhi smeraldo, da sempre amica insperabile del cucciolo Nobu, intenta ad abbeverarsi placidamente alle sponde del Fiume Fresco, notando solo in quel momento la sua completa assenza alla Festa.

E fiondandosi verso di lei, le apparve di colpo al fianco salutandola col reclinare del capo “Perché non sei venuta a rispondere all’appello del tuo capobranco, giovane Nana?” le chiese subito curiosa, nello squadrare i gesti semplici e le movenze prive di qualsiasi fronzolo che distinguevano la lupacchiotta, ormai anch’essa in età da compagnia.

“Perché io conosco Nobu vostro figlio, da quando è nato, saggia Elsa, spirito della Foresta! E lo amo sinceramente da

sempre! Ma converrete con me su quanto io sia troppo semplice e povera per presentarmi ai suoi occhi! Non avrei avuto null’altro da offrirgli questa sera, se non il mio amore!” chinò la testa la lupa, avvinta.

A quelle parole la civetta, sentendo il proprio petto rullare di gioia, le fece subito cenno di seguirla.

“L’amore è l’unico compenso dell’amore!” esordì lo spettro indicando alla giovane il loro capoguida, intento a vagare da solo lungo la Macchia, screziando solitario col suo manto d’argento la natura intorno, e consigliandole di seguirlo le carezzò dolcemente il capo “Tu non hai bisogno di doni!”

Bevendo di un fiato le parole che da sempre aveva sperato di sentirsi dire un giorno, col battito a mille, la lupa corse allora incontro al suo amore senza farselo ripetere due volte, e sorridendogli timidamente abbassò gli occhi  tremante.

“Nana!” balzò lui nel vederla, e tirandole dolcemente l’orecchio coi denti in modo giocoso, come faceva sempre quando la incontrava, ricambiò il suo sorriso con allegria “Perché non sei venuta anche tu alla roccia?!”

E senza aspettare una risposta da lei, Nobu comprendendo di colpo, senza parole, il muto linguaggio del cuore che li legava dalla nascita, invitandola con lo sguardo a scortarlo, la condusse con sé  ad ammirare insieme la Luna Nuova dal punto più alto della Selva.

E in quel punto del mondo soltanto loro, inspirando forte l’odore di lei, guaendo, sorprendendosi a desiderare che quel momento non avesse mai fine, il lupo strusciando il muso contro quello della sua compagna di giochi, le chiese tremante di restare al suo fianco fino al nascere del nuovo mattino “Perché se tu andassi via adesso Nana … ho paura che il mio cuore si spezzerebbe in mille pezzi!”

Scoprendosi innamorati senza aver bisogno di scambiarsi null’altro che se stessi, facendo parlare per tutta la notte solo il loro amore, restando muti, un’unica anima entrambi, sotto lo sguardo vigile della saggia Elsa, spettro della Natura, che finalmente serena, comprese di aver appreso dal loro capo  – suo figlio –  una delle lezioni più grandi della sua vita.

E il giorno seguente Nobu, il lupo d’argento della Foresta di Alta Rupe, prima ancora che la luce del nuovo mattino avesse compiuto per intero il suo giro, segnando le dodici ore, rese partecipe il suo intero branco, con l’ululato più potente che si fosse mai udito lungo tutta la Valle, dell’arrivo della sua dolce compagna, fra la gioia e  gli auguri di tutti.

E vissero per sempre felici e contenti

 Monica Fiorentino

 

 

 

 

 

 

 

                                            

Published in: on gennaio 18, 2010 at 4:43 pm  Lascia un commento  
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