Antares Angelo Vagabondo

C’era una volta lungo i Cieli Celesti un Angelo dalle belle chiome mesciate di luce e le  ali di vento di nome Antares.

Originato con la pelle del ventre completamente piatta senza alcun ombelico al centro a definirne la progenie, era da tutti definito l’Angelo Vagabondo amante com’era della Libertà.

Per lui poter volare senza catene, visitare ogni giorno posti sconosciuti, bere acqua alla sorgente e dormire in fienili fortuiti era l’Essenza stessa della vita, l’unica gioia, il suo modo di essere.

E fiero e felice nulla sembrava turbarlo né alcun sentimento indurlo a rinunciare al suo dormire ogni notte libero sotto il cielo stellato, senza alcun tetto a nascondergli la luna.

Ma un giorno Antares nel suo vagabondare incontrò intenta a stendere al sole il suo bucato lindo e profumato, una fanciulla il cui splendido canto l’attirò da subito, e per la prima volta nella sua vita sentì l’istinto di fermare le sue ali.

E lentamente per non spaventarla, sedendo alle sue spalle di nascosto prese a goderne la voce cristallina che in note soavi si spandeva nell’aria intorno, beandosi di una gioia mai provata prima.

Scorgendolo, la dolce fanciulla dalle lunghe trecce lasciò cadere spaventata il lenzuolo e fece per scappare, Antares allora lesto le si avvicinò e afferrandole un braccio  le chiese con voce rotta di non correre via da lui, che altro non desiderava che contemplare la sua bellezza.

Marlene, questo era il nome della bella creatura, arrossendo restò allora accanto a lui lasciando tutto il resto.

Antares per quella notte non volò in Cielo ma restò al suo fianco discorrendo per ore,  come mai con altre aveva fatto.

La vita dell’Angelo affascinò la ragazza oltremodo “Com’era meravigliosa  la libertà che percepiva nei suoi occhi, dolce il profumo di quei luoghi sconosciuti sulla sua pelle, quei suoi lineamenti misteriosi, le sue ali di vento, quelle mani che avevano scavato nei misteri del creato…”

Il suo cuore accanto a lui batteva all’impazzata.

La stima e l’ammirazione profonda ben presto si trasformarono in amore per Marlene.

Lei legata al quotidiano scandire delle ore, alle faccende da sbrigare, il pane da impastare, accanto ad Antares sentiva la felicità di una vita libera, senza catene oppressive, senza promesse pesanti come macigni.

Si donava a lui e lui a lei, perché i loro cuori lo volevano senz’altro giuramento pretendere che quello delle loro anime legate nude e vere sotto il chiarore delle stelle.

Insieme avevano preso a condividere tutto, emozioni, pensieri, gesti, osservando il mondo l’uno dagli occhi dell’altra.

Stretta fra le sue braccia Marlene sentiva di non desiderare altro, innamorata perdutamente di ogni suo gesto.

Un giorno però al sorgere del sole, la giovane si destò infreddolita, senza sentire accanto il tepore del corpo del compagno con cui aveva condiviso l’amore quella notte, e voltandosi si scoprì sola fra le lenzuola ancora tiepide dei loro umori.

Antares era volato via.

Seduta in quel giaciglio Marlene pianse lacrime amare, consapevole d’averlo amato proprio per quello che era e che per sempre sarebbe rimasto… un Angelo Vagabondo.

Prima Edizione Luglio 2002

Monica Fiorentino

 

Published in: on gennaio 13, 2010 at 10:24 am  Lascia un commento  
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