La bambolina dimenticata

C’era una volta alle radici di una bellissima quercia, situata nel cuore del folto bosco di Regno Perduto, una dolcissima bambolina dagli stupendi occhi viola.

Rinchiusa in una teca di cristallo, circondata da sette lupi bianchi a farle da guardia – un tempo bambola allegra e felice – la poverina giaceva immersa in un sonno eterno, dimenticata da tutti coloro i quali dopo averla a lungo amata, terminati i loro giochi bambini l’avevano abbandonata, divenuti ormai adulti, lasciandola per sempre immersa in un sonno senza sogni costringendola all’eterno torpore, colpita al cuore dalla gelida freccia dell’ oblio.

E splendente nella sua radiosa veste bianca, i lunghi capelli sciolti sul cuscino di raso scarlatto e le labbra di cera mute e immobili,  meravigliosa la bella, inerme e supina, dormiva portando nel petto il dolore della dimenticanza.

Lasciata dagli Esseri Umani a giacere senza che nessuno avesse più un solo ricordo per lei, un piccolo pensiero, anche se fugace, utile a riportarla in vita.

Circondata soltanto dal canto degli animali del bosco che venivano a renderle omaggio, ammaliati dalla soavità del suo volto beato, puro e innocente.

Ma un giorno una giovane principessa di passaggio in quelle Terre in groppa al suo destriero, nel vedere la bella bambolina così fragile e disarmata riversa in quel cupo letto senza luce, ricordando i suoi giochi e le allegre risa della sua fanciullezza, decisa a vederla tornare a sorridere di nuovo, levò in alto il mento in un moto di sfida.

“Non fermarti mai nel Regno Perduto! E’ un luogo di dolore, di lacrime e tristezza!” era stato  il primo insegnamento che il Re suo padre, le aveva impartito quando ormai cresciuta, in sella al suo cavallo aveva preso ad uscire dal Castello “Sotto la sua quercia giacciono tutti  coloro  i quali non sono più nei ricordi dei propri cari e per questo dormono il sonno lugubre dell’oscurità!” l’aveva sempre messa in guardia lui, accompagnando la sua esternazione con l’ondeggiare del capo “Fuggi da questi se non vuoi essere inghiottita dalla loro malinconia!” 

Ma lei convinta di poter donare di nuovo il sorriso a quella sfortunata creatura, lo stesso raggiante sorriso che aveva fatto innamorare di lei innumerevoli bambini, riportandola in vita; stringendo le briglie del suo puledro con foga, prese dritta lungo il sentiero che portava alla Stanza dello Spirito e del Tempo dove dimorava il Mago Celeste decisa a chiedergli aiuto.

“Ma questo è impossibile!” sentenziò stravolto l’integerrimo Stregone capace da sempre di realizzare qualsiasi desiderio, nell’ascoltare la sua richiesta, divorando nervoso a grandi falcate il pavimento di pietre della sua dimora, sfuggendo lo sguardo supplichevole della giovane, che entrata di filato nel suo maniero non aveva tentennato neppure un secondo nel rivolgergli la sua accorata preghiera.

“Lei non ha più un cuore adesso! E’ stata dimenticata da tutti! E senza di esso non potrà mai più risvegliarsi!” spiegò lui diretto, scuro in viso.

Ma la principessa decisa a non arrendersi a quelle parole, strinse i pugni “Io però ho un cuore!” ribatté ferma “E  potrei dividerlo con lei!” gettò di un fiato.

A quell’appello lui indietreggiò frastornato, carezzando con fare distratto il grosso volume rilegato in pelle ricoperto di polvere, posto sul Leggìo al centro della Stanza, al cui interno erano scritte la pagine più importanti della cultura mistica di tutti i tempi “Lei giace nel Regno Perduto! E questo non è concesso! Tu non saresti mai dovuta fermarti in quei luoghi!” 

Chinando il capo dinanzi a quella sentenza lei deglutì a vuoto, facendo fremere il cuore del Saggio “Pensaci bene!”  avanzò lui   “Non è facile dividere un cuore per due! E’ una cosa molto complicata! Affinché possa avvenire è necessario che i tuoi sentimenti verso quella bambolina siano veri e sinceri, altrimenti nel momento stesso in cui io starei operando su di te il mio incantesimo, tu moriresti sbranata dai sette lupi bianchi posti al suo capezzale dallo spirito bianco della Dimenticanza a guardia del suo riposo!”

“Lo so!” annuì lei mentre muta una lacrima prese muta a solcarle la guancia  “Ne sono cosciente!”

E il Mago affogando in quella goccia d’amore, tremante per la prima volta nella sua secolare carriera di artefice dell’occulto, posò la bacchetta sul seno della principessa e avanzò con un solo colpo della voce “Se è quello che vuoi!” 

E prima ancora che lui avesse terminato di pronunciare per intero il suo sortilegio, la bambolina aprì gli occhi sana e salva sollevandosi dal suo sudario, portando nel petto l’altra metà del cuore della principessa, risvegliandosi per sempre dal suo torpore.  

Riportata in vita dal sentimento di lei vero e sincero, tanto forte e sconfinato da aprire un varco oltre le barriere del buio della dimenticanza dietro cui era stata imprigionata – lasciata per sempre senza un solo ricordo a tenerla in vita – tanto potente dal non conoscere il tentennamento dell’incertezza.

E la bambola perdendosi d’improvviso negli occhi della splendida principessa, apparsa di colpo al suo fianco, scioltasi  in mille bagliori di luce dalla Camera del Mago per comparire al suo capezzale, tendendole la sua manina di porcellana le sorrise dolcemente, sotto lo sguardo raggiante del Mago Celeste che colmo di gioia, incollato alla sua sfera di cristallo, non riusciva a negarsi un solo istante di quel portentoso miracolo.

E la principessa sollevandola delicatamente di peso fra le braccia, attenta a non farle male, la posizionò con cura sul suo cavallo, portandola con sé nel proprio Regno, ansiosa di presentarla a tutti gli altri suoi  balocchi, felice e contenta.

Monica Fiorentino

Published in: on gennaio 8, 2010 at 8:38 am  Lascia un commento  
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