Nero il lupo dei mari

C’era una volta lungo le meravigliose sponde di Verdemaris, un bellissimo lupo dei mari dal pelo bianchissimo, di nome Nero.

Algido e misterioso coi suoi begli occhi di una cangiante tonalità viola scuro e i lineamenti nobili e leggiadri, nato con una macchia nera sul muso, l’animale era stato chiamato alla nascita con quel nome, proprio in virtù di quella sua peculiarità, tanto in contrasto col suo  niveo candore e così concorde col suo carattere ribelle.

Creatura schiva e solitaria, dai modi rudi e spiccioli, forte e coraggioso quanto prode e caparbio, dal piglio cocciuto e introverso; viveva lui rintanato nell’incavo dell’altura più ripida della scogliera del regno perennemente chiuso nel suo mutismo.

E conosciuto da tutti per i suoi difetti molto più che per i suoi pregi, non c’era creatura che lo vedesse di buon occhio e che al solo scorgere la sua figura sopraggiungere in lontananza,  non si defilasse in tutta fretta.

Ma Nero, creatura cheta e taciturna, che l’esperienza aveva reso savia, sembrava non accusare per niente l’insostenibile leggerezza dei commenti altrui, a cominciare da quelli legati tanto gratuitamente al suo nome, che scelto dai suoi genitori con tanto amore, per sottolineare la caratteristica così speciale del loro cucciolo, in linea coi suoi primi capricci di lupetto, gli altri avevano reso sinonimo di ombrosità e freddezza.

E di buon grado sorrideva a tutti, ben sostenendo i giudizi altrui.

E una notte mentre come al solito era seduto ad ascoltare in solitudine il melodioso sciabordio delle onde rincorrere la danza silenziosa della sabbia carezzata dalla brezza, la creatura scorgendo di lontano la bella luna scendere con le sue vesti evanescenti lungo la scogliera, per godere anch’essa del magico splendore della melodia dell’oceano; scorgendo di colpo il suo passo incerto, tremare su una pietra sconnessa, sbarrò gli occhi nel vederla scivolare di filato in mare, e sentendo il proprio cuore mancargli di un battito, irretito alla scena, guaì di dolore.

“Annegherò!” pensò spaventata la poverina, che non sapeva nuotare “E’ la mia fine!”  piagnucolò impaurita.

E il lupo ascoltando portato dal vento il suo accorato appello,  fiondandosi subito fra le onde per correrle in soccorso, la rincuorò ringhiandole contro con piglio sicuro “Non aver paura Luna! Apri la braccia! Non sbatterle così all’impazzata! Calma! Ferma! Appena mi sarò avvicinato sufficientemente a te, tu aggrappati alla mia collottola, ed io ti riporterò a riva!” tentava di rassicurarla nuotando veloce, bevendo acqua e sale.

“Non fidarti mai di un lupo dei mare!” era sempre stata la voce più ricorrente fra le creature del mare “Il lupo di mare  è un animale perfido ed astuto!Pieno di esperienza e furbizia!  Non avvicinarti mai a lui, oppure sarai divorata in un solo boccone!” era la frase che da sempre aveva echeggiato fra tutti i pesci dell’oceano, che al solo scorgere l’ombra dell’animale, già si lanciavano in urla disperate “Al lupo!” “Al lupo!” per richiamare l’attenzione generale e indurlo alla fuga “Lui ha un macchia nera alla nascita e questo non è di buon auspicio!”

Ma la luna nel vedere avvicinarsi con tanta premura quel ringhio per trarla in salvo, avvertendo nel suo cuore qualcosa di diverso, sentì per la prima volta il suo istinto smarrirsi.

“Abbi fiducia in lui! Non ascoltare ciò che dicono gli altri ma  solo ciò che realmente ti detta il tuo cuore!” l’ammonì al suo orecchio, la voce della bella Fortuna, venuta per consigliarla, spirito di luce, dallo sguardo bendato, vestita di sincerità e coraggio, splendida con le sue chiome adorne di sfavillanti quadrifogli color dello smeraldo e la sua ancora d’oro stretta al fianco.

E la luna convinta, saltò in  groppa al lupo e con lui tornò a riva sana e salva.

“Non aver paura bella Luna!” la adagiò dopo il salvataggio, con dolcezza l’animale su uno scoglio, facendole riprendere fiato a bocconi.

“Asciugati con calma e tranquillizzati! Quando ti sentirai meglio ti indicherò io, come tornare sana e salvala tuo cielo” le sorrise la bestia “Conosco bene queste zone e so dove soffia il vento più propizio per farti volare in alto senza fatica!” gli spiegò di un fiato cercando di non arrossire, illustre conoscitore di tutti i segreti dei sette mari e dei quattro venti insieme.

E  lei sorridendo di rimando a quel rossore spontaneo, felice  di aver seguito il suo istinto più che le leggende altrui, gli carezzò il capo grondante con delicatezza infinita, faticando a quella vicinanza  ancor di più a trovare il battito regolare del suo cuore, sentendo per la prima volta il suo animo tremare dinanzi agli occhi puliti  dell’animale.

E da quel giorno seppure lei fosse in cielo e lui in terra, i due non si separarono mai più e divennero compagni indivisibili, ed ogniqualvolta lei nel suo eterno vagare appariva in cielo, con le sue vesti più sfavillanti e il sorriso più raggiante per farsi ammirare da lui, Nero non mancava di salire sul punto più alto della scogliera per salutarla col suo canto più lungo.

Monica Fiorentino

Published in: on gennaio 8, 2010 at 3:04 pm  Lascia un commento  
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