L’elfo Silvano

C’era una volta un bellissimo elfo dai lunghi capelli biondi e gli splendidi occhi viola di nome Silvano.

Creatura meravigliosa, agghindato nella sua stupenda veste di un verde così sgargiante da sembrare intessuta di fili di luce, le simpatiche orecchie a punta ed il carattere dolce e allegro, era lui al suo passaggio ad infondere gioia e serenità col suo sorriso a chiunque avesse la fortuna di incontrarlo.

Principe del bosco di Antares, custode delle sue bellezze naturali era suo il compito di preservarne le creature da ogni genere di calamità con coraggio e dedizione, pronto a tutto pur di vederlo proliferare nella pace e nella tranquillità al riparo da ogni male.

 Unico figlio del defunto re Oberon, sovrano fra i più valorosi, che aveva scritto la storia del bosco salvandolo agli albori dei tempi, dai perfidi piani di conquista degli Orchi Grigi, riportando la pace e l’armonia dopo una lunga e sanguinosa battaglia, confinandoli per sempre nelle zone del non ritorno.  Amato e ammirato da tutti  Silvano viveva per il suo mondo, vigile guardiano, sempre attento che a nessuna creatura venisse mai a mancare nulla, e ad alcuno venisse mai fatto del male, perennemente pronto ad ascoltare tutte le  problematiche e le paure dei suoi sudditi con orecchio teso e cuore aperto.

Futuro re profondamente fiero e valoroso, quanto umile e generoso.

E così una notte come tante, mentre era intento come al solito a passeggiare tranquillamente fra gli alberi, compiendo il consueto giro di ricognizione quotidiana, avvolto nel suo mantello scuro stringendo fra le mani il bastoncino da guida, a fargli da compagnia col suo melodioso ticchettio fra la sterpaglia. Balzando da un posto all’altro agile e scattante, udendo di colpo un grido provenire dall’alto a fendere l’aria, levando il viso in direzione delle stelle, in cerca di colei che aveva lanciato la sua disperata richiesta di aiuto, saltando subito sulla punta più alta del Vecchio Pino, tese le sue mani col cuore in gola verso la bella Spica tremante e spaurita, invitandola alla calma “Placati dolce stella! Calmati! Ci sono qui io! Respira piano, calmati e dimmi cosa è successo!”

E lei annaspando con gli occhi sbarrati, cercando il modo di spiegarsi contorcendosi in mille piroette nel velo nero della notte, urlò cianotica “L’ho visto! L’ho visto! Quello che tutti dicono è vero! Il mostro di cui tutti parlano, Silvano, esiste davvero! La volpe non ha mai raccontato frottole e nemmeno gli scoiattoli hanno mai detto bugie!” brancolò  disperata “Il mostro del lago ghiacciato esiste realmente! Io l’ho visto coi miei occhi spuntare dietro i vetri della finestra della sua Torre, in tutto il suo orripilante aspetto!” rotolò su stessa incupendo la voce  per il ribrezzo.

E Silvano a quella confessione stringendo i pugni, annuì seriamente preoccupato “Ti credo”.

Da sempre convinto che quanto avesse udito raccontare in giro, per quanto paradossale, celasse in sé qualcosa di vero, a quelle parole chiarificatrici, il principe si scoprì sopraffatto dall’ansia  per l’incolumità del suo popolo, e tacendo alla  stella le sue paure, tenne per sé i suoi più cupi pensieri, fingendo una falsa sicurezza.

Da tempo si vociferava ad Antares di una misteriosa Torre, che sembrava emergere dal profondo del lago durante le notti di luna piena  ghiacciandone le acque e uccidendone i pesci più deboli, spaventando chiunque con la sua spaventosa mole.

Rivestita interamente di ghiaccio, priva di alcuna luce ad illuminarne gli interni, ammantata da una sottile telatura di patina glaciale, la costruzione sembrava possedere la capacità di inghiottire chiunque provasse ad avvicinarsi ad essa, implacabilmente. Terrore di tutte le creature, era stata soprannominata dagli orsi cantastorie ‘Il mostro del lago ghiacciato: leggenda fantasma di morte’.

E Silvano che aveva sperato sin dalla prima volta udendo quella storia, che si trattasse soltanto di una di quelle favole  senza fondamento, che sarebbero col tempo andate a far parte della grande collezione di leggende del bosco, scoprendo di colpo sul viso terrorizzato della povera Spica quanto in realtà fosse tutto vero, avvicinandosi alla sventurata, sollevandosi sulla punta dei piedi per carezzarla, abbozzò un sorriso “Non temere Spica io stesso entrerò in quella Torre e ne uscirò vivo, perché sono il vostro principe, ed è mio dovere assicurarvi una vita serena!”

E rinfrancata a quella promessa, piena di fiducia nei confronti del suo principe, certo che lui  li avrebbe salvati tutti, forte e coraggioso com’era,  la stella annuì serena.

“Grazie!”

Così la notte seguente attraversando a grosse falcate il bosco senza mai fermarsi, Silvano raggiunse le rive del lago da solo  e senza alcuna arma in pugno, pronto a riportare la pace fra la sua gente.

E appostatosi in maniera strategica  poco lontano dalle sponde, celato fra le ombre nere degli alberi più alti, prese ad attendere in silenzio l’aprirsi delle acque per opera della mostruosa Torre,  sentendo la paura attanagliare il suo cuore in una morsa serrata come non mai, deciso ad entrare a qualsiasi costo dentro le sue mura per riportare di nuovo la pace nella sua adorata  Antares.

“Il tuo coraggio ti fa onore, dolce elfo Silvano!” lo elogiò il bellissimo Pan spirito del bosco, apparendo alle sue spalle con le zampe caprine ben piantate a terra, fasciato nel suo meraviglioso vello di candida pecora e lo zufolo stretto nel pugno sinistro.

“Tu vivi per Antares, e sei disposto per esso ad entrare a mani nude nella Torre che minaccia le sue creature, tenendo ben chiusa nel tuo cuore la paura!” sottolineò “Per questo prima che tu possa varcare quella soglia, desidero lasciarti fra le mani il mio augurio da stringere forte!”

E posandogli una mano sul capo gli sorrise benevolo “Ascolta sempre il tuo cuore, Silvano, ascoltalo sempre in primis,  e sopra ogni cosa!”

E senza che l’elfo avesse il tempo di articolare parola, lui sparì in mille bagliori di luce, lasciando la creatura  sulle rive del lago con il suo augurio ben stretto in pugno.

Ancora più forte e sicuro nella sua missione.   

E quando al sorgere della luna piena, la Torre prese ad emergere lentamente dalla gola del lago, avvolta da uno spettrale mulinello d’acqua in tutta la sua mastodontica magnificenza, sentendo di colpo il cuore mancargli di un battito a quella visione, Silvano tremò come mai gli era successo prima nella sua vita.

E cercando di non lasciarsi intimidire, scuotendo  più volte la testa nel tentativo di scacciare via la paura, muovendosi guardingo a scrutare silenziosamente il maniero, cercando il modo e la maniera adatta per raggiungerlo a nuoto ed entrarvi inosservato, scorgendo di sbieco una feritoia lungo la fiancata sinistra delle mura, perfetta per le sue esigenze, gettandosi fulmineamente in acqua, sfidando a labbra serrate il gelo dei flutti, con un paio di poderose bracciate attento ad evitare le sporadiche pietre di ghiaccio galleggianti, si intrufolò di filato nelle camere del maniero, attaccandosi a ragno sulla nuda pietra, in nome del suo popolo.

“La curiosità uccide!” lo salutò subito una voce cavernosa,  rimbalzando cupa fra le mura ricoperte di specchi “Nessuno te l’ha mai detto, giovane elfo?”

Indietreggiando intontito, Silvano confuso nel vedersi  riflesso in una tale elevata varietà  di  specchiere, dalle forme più astruse e le dimensioni più impensate, incapace di captare il punto preciso dal quale  era scaturita l’imprecazione, incespicando frastornato dalla bassa temperatura, respirò a fatica “Non sono qui in veste di guerra, ma di pace! E chiedo scusa per la mia intrusione!  Il mio nome è Silvano e sono il principe del regno di Antares!” si presentò “Se sono entrato senza permesso, è perché sono in pensiero per il mio popolo! Molte creature venute a contatto con questa Torre non sono più tornate indietro, e fra le creature del bosco c’è chi teme per la propria vita!” spiegò lui boccheggiando.

“Si, lo so! Tutti mi temono talmente tanto, da avermi soprannominato ‘Il mostro del lago ghiacciato’, lo so bene!” esplose la voce, sottolineando  il suo livore  “Il mostro!!”  

E l’elfo contrito, chinando il capo a quell’affermazione, comprendendo di quanto dolore fossero  intrise quelle parole, si morse addolorato le labbra “Provocandoti una grande sofferenza, immagino!”

 “Si” rispose lei di rimando, sentendo il proprio cuore palpitare per la prima volta dopo tanto tempo, a quell’esternazione così sincera.

E apparendo al cospetto dell’elfo in tutta la sua tetra figura, rivelandogli la propria identità, mostrandosi per il fantasma orripilante e mostruoso quale era, con le sue lunghe chiome  incollate di foglie secche e fanghiglia  e la veste ricoperta di melma, la giovane lo guardò dritto negli occhi senza proferire parola.

Bellissima principessa del regno di Ardesia, un tempo fanciulla umana fra le più incantevoli e delicate dell’intero creato, Cassandra si era trasformata dentro quelle mura in uno spettro orribile.

Fuggita una notte dal suo palazzo senza lasciare più alcuna traccia, gettandosi nel lago di Antares, aveva trovato rifugio fra le vecchie rovine di pietra dei suoi fondali, costruendo attorno a sé una Torre capace di tenerla lontana dal mondo,  divenendo un essere triste e scialbo, dalla caviglia sinistra stretta nella morsa di una grossa catena.

“Mi dispiace” sussurrò lui con voce flebile nel vederla.

“Il mio nome è Cassandra, mio giovane principe di Antares. E se sei venuto fin qui, per tentare di fermare il mio operato, posso assicurarti, che la tua è solo fatica sprecata!” imbottò lei “Sotto di te racchiusi nella teca di cristallo che funge da pavimentazione del mio castello, giacciono tutti i corpi ibernati degli sciagurati che hanno osato avvicinarsi al mio maniero al solo scopo di saziare la propria sete di curiosità!” gli indicò mostrandogli il suolo  “E questa è la fine che colpirà anche il tuo popolo!”

E seguendo la direzione del dito di lei, appurando sotto i suoi piedi la veridicità di quanto gli avesse appena detto, sentendo la paura tramutarsi in rabbia, lui si fece avanti a muso duro “Perché Cassandra? Perché tanto odio?”

E la giovane di rimando buttò di un fiato “Qualcuno ti ha mai detto in faccia qualcosa di così cattivo da spezzarti il cuore? Da lasciarti dentro solamente il desiderio di voler sparire per sempre dalla faccia della terra?”

“Tipo?”  avanzò lui.

“Tipo… io non ti voglio più bene!” rispose lei con voce incrinata, aprendo di riflesso la mano mostrandogli la piuma bianca di cigno in essa racchiusa, inghiottendo a vuoto le lacrime.

“Lui diceva di amarmi. Di amarmi tanto … tantissimo, al punto di   farmi  dono di questa preziosa piuma, chiedendomi di divenire la sua unica compagna. Con la preghiera di custodirla gelosamente per sempre, in pegno dei suoi sentimenti, narrandomi la leggenda del cigno bianco: l’unica creatura del regno animale in grado di riconoscere la propria compagna e di amarla, restandole fedele fino alla morte. L’unico animale capace di un amore vero e pulito, al di sopra  di qualsiasi altro essere vivente!” 

Chinò il capo “Lui … prima di dirmi che non mi voleva più bene! … Più bene!” singhiozzò lei.

“E da quel momento tutto ciò che ho preso a toccare, ha iniziato col diventare di ghiaccio” gli confessò “E fuggendo dal mio castello, mi sono rinchiusa fra queste mura attorniata da questi specchi, adatti a riflettere da ogni angolazione la mia immagine sofferente!” rivelò il fantasma, aprendo all’elfo la sua anima.

“Quindi vai via!” lo pregò lei.

E scurendo lo sguardo a quella richiesta, Silvano scosse il capo addolorato “Preferisci davvero così?”

“Si” rispose lei.

E a quella risposta, sconfitto, ripensando col cuore in tumulto alla raccomandazione rivoltagli da Pan, lui abbandonò la Torre.

Ma uscito in tutta fretta dal maniero inghiottendo a vuoto il livore, gettatosi con un solo tuffo fra le gelide acque del lago per raggiungere la riva in velocità, di colpo un Grossopesce dalle scaglie d’argento scorgendolo facile preda, balzò nella sua direzione con gli occhi iniettati di sangue.

“Attento Silvano! Dietro di te!! Un Grossopesce d’argento vuole divorarti!” fece appena in tempo ad urlare il fantasma a squarcia gola, che l’animale fu subito addosso al povero elfo, conficcando le sue fauci appuntite nelle sue tenere carni, facendolo sussultare fino a togliergli  il respiro  avvolgendolo in una marea di bolle rossastre.

“Aiuto!! …blup, blup!!”

Sentendo il cuore balzarle in gola a quella terrificante scena, scattando fulmineamente dalla finestra dietro la quale si era rifugiata per assistere alla dipartita del suo visitatore, Cassandra senza esitare corse all’uscio e spalancò i portali del suo maniero, gettandosi  contro il famelico pesce a pugni chiusi.

E camminando a filo d’acqua guidata dalla furia più cieca, decisa a liberare ad ogni costo colui che per la prima volta le aveva aperto il cuore, spaventando col suo terrificante aspetto l’argentea bestia acquatica, minacciandolo col tocco gelido delle sue dita pronte a tramutarlo in un pezzo di ghiaccio, gli ringhiò contro con la sua spaventosa voce “Se vuoi salva la vita, lascia subito libero quell’elfo, e non solcare  più questo lago!” invitandolo alla resa.

E aprendo subito la bocca atterrito, lasciando cadere sul fondo del lago lo sventurato Silvano ferito, il pesce si affrettò a fuggire a pinne levate.

E Cassandra inabissandosi subito anch’essa fra i flutti col cuore in gola, senza porre tempo in mezzo, recuperandolo violaceo e pesto, già completamente privo di conoscenza dai gelidi fondali, con piglio sicuro tenendolo dolcemente serrato al petto, lo portò subito al sicuro sulla terra.

E allestendo sulle sponde stesse del lago un giaciglio di fortuna, utilizzando foglie secche e terriccio morbido,  ve lo depose delicatamente per  prestargli i primi soccorsi: disinfettandogli con la saliva le ferite e cucendogli col filo dei suoi capelli le ferite più profonde per evitargli l’insorgere di pericolose infezioni. Restando a vegliarlo per tutta la notte, attenta e scrupolosa seguendo il ritmo disordinato del suo respiro nella speranza di udirlo regolarizzarsi, fino ad  addormentarsi sfinita al suo fianco.

“Cas-san-dra … non mi hai gelato!” sussurrò l’elfo svegliandosi adagio, scorgendo lo spettro al suo fianco  immerso nel sonno, indovinando tutto ciò che lei aveva operato nel tentativo di salvargli la vita “Mi hai tenuto fra le tue braccia, curandomi con affetto infinito, senza trasformarmi in un pezzo di ghiaccio!” annaspò la creatura.

E lei aprendo lentamente gli occhi, destata dalla voce di lui, sentì il cuore mancarle di un battito a quel miracolo.

“E’ vero!” balbettò.

E sorridendogli raggiante a quella scoperta,  mostrandogli per la prima volta tutta la sua innocente  bellezza, Cassandra come per incanto prese a riacquistare lentamente le calde tonalità delle sue tinte pastello, ritrovando il candore della sua pelle e il vermiglio delle sue labbra, nel frantumarsi improvviso della catena posta a imprigionarle il  piede sinistro.

“Rivolgendomi la parola mi hai guarito Silvano! Grazie a te il mio cuore si è riaperto di nuovo alla luce, e i cappi del mio esilio si sono spezzati donandomi un’altra possibilità!”

Scoppiò in lacrime la giovane carezzandolo dolcemente, nel donargli completamente se stessa.

E a quelle parole, una lacrima di gioia luccicò negli occhi viola dell’elfo “Sei così bella quando sorridi!”

E stringendosi di riflesso nel medesimo istante l’uno all’altra, i due sciolsero di colpo tutte le pietre di ghiaccio che il male aveva costruito intorno alle loro vite, trasformando il dolore in mille cristalli di luce.

Facendo crollare la mostruosa Fortezza in un solo tonfo sordo, a trasformarsi come per magia  a contatto con le acque del lago in mille meravigliosi  petali bianchi di ciliegio, a far da corona tutt’intorno alla tenue piuma di cigno sospesa fra i flutti,  donandole un candore così intenso da far sembrare le sue estremità iridescenti. 

E da quel giorno ‘Il mostro del lago ghiacciato’ non spaventò più nessuno, e sedendo insieme alle altre creature del regno di Antares, sopra le rocce secolari sotto i Vecchi Pini, Cassandra prese ad ascoltare ogni notte assieme a loro il dolce canto del flauto di Pan, che intonava al giungere della bella Spica in cielo, le melodie più romantiche, divenendo al fianco del bellissimo elfo Silvano la più dolce e gentile delle principesse del bosco.

Published in: on gennaio 4, 2010 at 3:35 pm  Lascia un commento  
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