La storia dell’angelo Azzurro

 Narra un’antica leggenda che quando nella notte degli angeli, tutte le uova deposte in cielo, vengono a schiudersi uno dopo l’altra fino al primo respiro dell’aurora, dando alla luce i nuovi angeli dalle lunghe ali bianche. 

A ciascun nuovo nato, la dolce Vita, spirito meraviglioso dalla lunga veste di luce e il pancione pieno di frutti, lascia in dono fra le mani un regalo speciale: un vaso di creta rossa, nel quale riporvi all’interno tutte le proprie lacrime durante l’arco dell’intera esistenza, per custodirle e farne tesoro, imparando da esse ad essere più saggi e non ripetere gli stessi errori.

Con la raccomandazione per ciascun angelo, di amare gelosamente il proprio vaso, e prendersene cura preservandolo da ogni male con dedizione infinita, senza separarsene mai … mai …

C’era una volta un bellissimo angelo dalle folte chiome corvine e le lunghe ali bianche di nome Azzurro. Dolce e sensibile, nato dal primo respiro dell’aurora, egli viveva come tutti i suoi simili fra il cielo e la terra, perennemente impegnato nella custodia del genere umano, compiendo i suoi doveri con diligenza e serietà.

D’indole vivace, sempre sorridente e disponibile con tutti, capace di riempire col suo canto di gioia il cielo, e di far risplendere coi suoi colori di nuova luce l’arcobaleno, nonostante il suo animo gioioso e allegro, egli celava chiuso nel profondo del proprio cuore, un grande dolore che lo faceva soffrire tantissimo.

Ricevuto in dono alla nascita come tutti i suoi fratelli, durante la notte degli angeli, un meraviglioso vaso di creta  rossa, dentro cui raccogliere le proprie lacrime,  allo scopo di custodirle e imparare da esse ad essere più saggio, lui non aveva saputo conservarlo con premura,  e senza volere una notte di tempesta, di ritorno dalla terra oltremodo spossato dalla lunga giornata, fradicio e tremante, l’aveva rotto in mille pezzi facendolo scivolare dalle proprie mani, mentre lo stava riponendo come sempre prima di addormentarsi, sopra  il cirro alla sinistra del suo giaciglio. E da quel momento un dolore lancinante aveva preso a tormentargli il petto senza tregua.

Bello come nessun altro, quel vaso di creta, riservato ad ogni angelo alla nascita, dono unico e speciale, rappresentava il primo gesto d’amore della Vita nei confronti di ogni creatura celeste, e l’angoscia per averlo distrutto, pur senza una vera colpa, rodeva il povero Azzurro giorno per giorno.

E tenendone gelosamente custoditi tutti i frammenti, nel suo cuore batteva forte la speranza di poterli un giorno, rimettere insieme.

 “Ma sarebbe inutile!” l’aveva ammonito da subito,  la bellissima Sapienza, spirito anziano dai bei capelli canuti e il lungo saio a coprirle i piedi nudi, corso a consolarlo dopo aver saputo della disgrazia, abbracciandolo con affetto infinito “Ormai non si può più fare nulla, né le tue lacrime né il tuo dolore, per quanto sinceri potranno riportare quelle schegge di nuovo insieme, come un tempo! Quando qualcosa si frantuma in mille pezzi, non può più tornare come prima!”

Ma l’angelo sordo a quelle parole,  fiero come tutti i suoi fratelli del  meraviglioso vaso avuto in dono, con la raccomandazione di proteggerlo e preservarlo a qualsiasi costo. Legato ad esso da sentimenti sinceri, sicuro che prima o poi sarebbe riuscito a trovare il sortilegio in grado di rimettere insieme tutti i cocci, non era capace di arrendersi.

Così un giorno mentre era intento a girovagare come sempre, dopo il suo turno di custode,  alla ricerca della formula adatta a sanare il vaso, sorvolando adagio le strade solitarie di un paesino diroccato sull’altura di una fertile campagna, Azzurro scorgendo di colpo il bellissimo Crono, elegantissimo nella sua veste dai colori del bronzo e dell’oro, inseguire ridendo alcune farfalle variopinte, sentendo il cuore mancargli di un battito a quella vista, si fiondò al suo fianco.

“Buongiorno Crono, spirito sapiente del tempo!” lo salutò subito con sussiego “Scusami se disturbo il tuo passeggio! Ma nello scorgerti di lontano, non ho saputo resistere alla tentazione di fermare il tuo passo, per esporti il  problema che da tanto mi tedia!” gli spiegò subito la creatura celeste senza mezzi termini “Tu che sei il signore del tempo, capace di aggiustare tutte le cose, sei l’unico che  può aiutarmi!”

E lui aprendo di riflesso il palmo della mano destra, facendogli cenno di confidarsi pure senza remore, gli porse l’orecchio con cuore aperto.

E Azzurro schiudendo a sua volta il pugno sinistro,  mostrandogli i frammenti di creta in esso racchiusi, gli confessò la sua sofferenza   “Questi cocci sono quanto rimane del prezioso vaso di creta rossa, che mi era stato donato  alla nascita per custodirvi all’interno le mie lacrime, e imparare dai miei errori ad essere più saggio. Accidentalmente una notte di tempesta, stanco e affaticato della lunga giornata, prendendolo con le mani ancora bagnate di pioggia l’ho fatto cadere, rompendolo in mille pezzi    e ora non so cosa fare per riportarlo al suo antico splendore!”

Lo spirito scorgendo le minuscole  parti di terracotta in cui si era ridotto l’orcio,  massaggiandosi la barba sopirò contrito “Un gran bel guaio davvero!” si dolse “Come prima, di certo,  non potrà mai più tornare!” sentenziò di un fiato, ribadendo quanto Sapienza gli avesse già detto.

E a quelle parole, chinando il capo sconsolato, l’angelo inghiottì a vuoto le lacrime “Si, lo so. Anche Sapienza me l’ha detto e ripetuto, ma io credevo che ci fosse almeno un modo  per …”   

Crono spirito generato privo di ombelico, venuto al mondo senza inizio né fine dal primo respiro dell’universo, unica creatura a detenere il potere di riconoscere i sentimenti puri. Avvertendo il cuore dell’angelo infinitamente sincero, incapace di negargli il proprio aiuto, gli carezzò con amore il capo chino, cercando di trovare una via di mezzo per sistemare al meglio, quello che purtroppo si presentava come una frattura irreparabile  “Tu ami molto il tuo vaso, lo percepisco. E’ il dono più prezioso che tu possieda, e capisco le tue ragioni. Ma converrai con me, che di certo non è facile aggiustarlo!”

Assentendo, senza sollevare la testa, Azzurro annuì contrito “Mi era stato donato alla nascita, con l’ammonimento di averne sempre cura e di portarlo con me ovunque, ed io invece non ho saputo fare altro che distruggerlo in tanti minuscoli pezzettini!” singhiozzò.

Crono sfiorando teneramente i frammenti di creta, caldi delle mani dell’angelo, deglutì “L’unico che potrebbe aiutarti, in questo caso è Desiderio!” gli disse di un botto.

“Lui è uno spirito forte, d’indole un po’ volubile, ma molto giusto e capace di risolvere i problemi più spinosi. Non esiste qualcosa di impossibile per lui!” sorrise, stringendosi nelle spalle. “Egli vive perennemente richiuso nelle camere blu della sua Torre, non ti sarà difficile trovarlo! Basterà trovare le mura del  Torrione e incontrare lui verrà di conseguenza!” tossì “Hai molta tenacia e sei convinto delle tue azioni,  niente ti sarà d’intralcio!”

Sorridente e pieno di fiducia a quelle parole, che tanto aveva sperato di udire, l’angelo rinchiudendo nel palmo della mano con delicatezza i cocci, stringendosi allo spirito lo ringraziò mille volte con gioia infinita “Grazie, grazie, grazie! Sapevo che non mi avresti mai abbandonato!”

E senza porre tempo in mezzo, seguendo il suo istinto prese subito il sentiero verso nord alla ricerca della Torre, la cui ubicazione  nessuno conosceva.

Per giorni e giorni varcò montagne frastagliate, scalò ripide colline, attraversò fiumi pericolosi e gelidi torrenti, senza mai fermarsi, affrontando la fatica e il dolore senza mai un lamento, a tratti in volo a tratti a passo d’uomo, con  fermezza e determinazione incommensurabili. Finché al settimo giorno, stremato, si fermò sudato e ansante contro una pietra, col cuore in gola.

“A Desiderio nulla è impossibile!” gli sembrava ancora di udire ripetere dalla voce di Crono, con le orecchie della memoria “Nulla”.

E sentendosi di colpo rinfrancato a quel ricordo, trovando nuova forza al pensiero di riavere di nuovo il suo vaso, serrò i pugni pieno di energia. Percependo d’improvviso a quel gesto, il suo cuore rotolargli nel petto in una rocambolesca capriola, aprendo con un solo scatto le sue porte.

E lasciandosi cadere al suolo frastornato, sopraffatto da quella sensazione mai provata, portandosi una mano alla sinistra del petto l’angelo vide apparire sotto i propri occhi, avvolto da mille bagliori di luce, il bellissimo Desiderio in tutto il suo splendore.

Stupendo nella sua corta veste di seta bianca al ginocchio, decorata con rifiniture d’argento, i capelli biondi cortissimi e i sandali di cuoio ai piedi, spirito vezzoso e lunatico, dagli ipnotici occhi viola Desiderio nel vederlo così sfinito e ansante, lo salutò con voce accorata “Mi sembri piuttosto spossato povero Azzurro!”

E la creatura abbozzando un sorriso, nonostante la stanchezza,  stupito nel ritrovarsi di fronte un tipo così bizzarro, si deterse il sudore dalla fronte col dorso della mano “Si … ma non troppo!”

A quelle parole, fiero di tanta forza lo spirito gli carezzò i capelli madidi con dolcezza “Desideravi così tanto vedermi, che il tuo cuore si è aperto e la mia Torre ha schiuso per te i suoi portali. Dimmi pure ciò che ti tedia!”

E senza farsi pregare oltre, la creatura aprì il pugno chiuso col cuore a mille “Questi cocci una volta formavano il vaso che mi era stato donato alla nascita durante la notte degli angeli, affinché vi custodissi all’interno le mie lacrime durante l’arco di tutta la  vita, per imparare  dai miei errori ad essere più saggio. Ed io l’ho rotto!” si strinse nelle spalle, mostrando tutta la sua colpevolezza

senza mezze misure, evitando di trincerarsi dietro alcuna bugia “Io vorrei che tornasse come prima!”

“Nulla mi è impossibile … a parte questo!” boccheggiò lui, sgranando gli occhi addolorato.

“Farlo tornare come prima, è impossibile” prese a spiegargli lo spirito sensuale, nelle sue movenze ammaliatrici, giocherellando con la pietra blu che portava legata al collo con un laccio di cuoio “Si può tentare qualcosa … se questo ti fa piacere … se ti  accontenti! Niente è difficile per me, ma …  non posso di certo garantirti l’effetto finale!” schioccò le dita.

“Col mio potere, potrei provare a  rimettere insieme tutti i pezzi, un po’ alla volta, ma …”

E scorgendo il sorriso tornare luminoso sul viso della creatura, sentendo il cuore tremargli, lo spirito gli sorrise a sua volta di rimando “A patto ovviamente, che tu mi dia la prova, che  quanto desideri è veramente sincero!”

E disposto a qualsiasi cosa pur di riavere il suo vaso, giungendo subito le mani in segno di preghiera, l’angelo lo squadrò fremente “Chiedimi tutto. Anche la luna!”

E lui arrossendo tossicchiò “No, la luna no. Ma una stella si!” “Una bella stella brillante, luminosa, sgargiante, capace di vestirmi con lo splendore della sua prima scintilla, si la voglio!” E puntando il dito verso il cielo indicò Sirio.

“Come quella ad esempio! …. Sirio … lei  potrebbe fare proprio al caso mio!”

Inghiottendo a vuoto la paura che una tale impresa gli faceva nascere dentro, Azzurro annuì, incapace di vedere altro davanti agli occhi che l’immagine del suo vaso intero.

E partendo fulmineo alla volta della stella, salutò lo spirito con fare belligerante, pronto a tutto.

Ma iniziata la salita, oltrepassata la prima soglia del cielo senza percepire alcun fastidio, cominciando ad avanzare verso la dimensione successiva, la creatura prese ad avvertire dapprima lentamente, poi sempre più forte un dolore sordo penetrargli nelle ossa vuote delle sue ali, facendole oscillare.

E sicuro che quelle fitte fossero dovute soltanto all’atmosfera interstellare, che lui non aveva mai provato prima di allora, così rarefatta sulla propria pelle, stringendo forte i denti continuò imperterrito il suo percorso, sforzandosi di aumentare la velocità, per arrivare prima alla meta.

Inadatto a raggiungere corpi celesti tanto lontani, il suo piumaggio così delicato, nonostante avesse dato le prime avvisaglie del proprio malessere all’angelo, al fine di intimargli la resa prima dell’irreparabile, senza ricevere da lui alcuna risposta, pian, piano prese a sfaldarsi in modo innaturale sempre più, provocandogli una sofferenza atroce.

Ma lui cocciuto, non pensando ad altro che ai frammenti del suo vaso, senza alcun cenno di cedimento, serrando i pugni continuò dritto verso Sirio, fino a scorgere sospese nell’aria a formare tanti piccoli mulinelli di luce, le proprie piume venute via lentamente una dopo l’altra dalle ossa scricchiolanti, perdersi nel cosmo.

“Non pensi che possa bastare?!” esordì il bellissimo Dolore, spirito dal misterioso fascino, nella sua veste nera incollata al corpo, impreziosita da una fusciacca purpurea a fasciargli morbidamente i fianchi, e i capelli bruni composti in una lunga treccia, osservando la scena con le braccia conserte.

E Desiderio soddisfatto del coraggio dimostrato dall’angelo, annuendo al proprio compagno, senza proferire parola, si levò in volo giusto in tempo per raccogliere sulle spalle la creatura,  sfiancata dalla tribolazione, evitandogli, stordito dal tormento, di precipitare nel vuoto.

“Il tuo vaso non potrà mai più tornare come prima. Ma se è così che lo vuoi, con tutte le sue crepe ed i suoi difetti, che così sia!” sussurrò lo spirito nell’orecchio dell’angelo, adagiandolo con cura al suolo.

E incollando uno ad uno, ad incastro i pezzi piccoli e grandi, fece tornare il vaso intero, inciso nella creta da mille fenditure, deponendolo fra le mani dell’angelo dormiente, con un sorriso dolcissimo.

Lasciando il proprio posto a  Dolore, che chinatosi con sguardo disarmante su di lui, carezzando adagio le sue ali distrutte, cucendole delicatamente col suo filo, le riportò alla loro antica bellezza. 

Al suo risveglio Azzurro ritrovò fra le proprie braccia il vaso pieno di mille fessure, brutto a vedersi agli occhi altrui, ma infinitamente bello ai suoi.  E rialzandosi felice, sano nelle sue ali nuovamente bianche e fitte, stringendo delicatamente a sé il suo tesoro, sentì il cuore traboccargli di gioia.  

Monica Fiorentino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Published in: on gennaio 4, 2010 at 11:39 am  Lascia un commento  
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