Turati il drago da un’ala sola

C’era una volta nel lontano regno vulcanico di Asara, terra di draghi possenti e coraggiosi da generazioni immemori, un drago molto triste e infelice.

Nato come tutti i suoi simili con un meraviglioso fisico agile e scattante, ricoperta di uno splendido manto squamato di una tenue tonalità verde così lucente da sembrare di smeraldo, un simpatico muso sputafuoco e due grosse ali forti e poderose, sin da piccolo era cresciuto addestrandosi a difendere il suo prossimo, pronto come tutti quelli della sua stirpe a donare a chiunque ne avesse bisogno il suo aiuto incondizionato, in cielo come in terra, in acqua come nel fuoco.

E proprio a causa di una delle più sanguinose guerre che si fosse mai combattuta nel regno incantato, lui aveva conosciuto ancora cucciolo uno dei dolori più atroci che potesse mai venire inferto ad un drago.

 

Creatura coraggiosa e determinata, nonostante la giovane età era stato scelto ancora imberbe, per fronteggiare l’avanzato del Tiranno Nero, essere mostruoso e privo di scrupoli, assetato di sangue e di morte, che fuoriuscito dopo secoli dalla caverna dove era stato imprigionato aveva preso a fare strage di innocenti a suo piacimento, battendo le Lande di Lava Viva.

E lui orgoglioso e fiero esponendosi senza alcun timore in prima linea a combattere contro il Male, in quella che sarebbe passata alla storia come la Grande Guerra, senza risparmiarsi aveva affrontato il nemico in un corpo a corpo unico e spettacolare, in un crescendo di fiamme, calci, colpi schivati ed affondi impossibili da numerare, sconfiggendolo e arrestando la sua corsa per sempre, lasciando il suo cadavere a riposare in eterno nelle fosse bianche delle stesse terre che lui aveva osato usurpare. Riportando la più valorosa delle vittorie che un drago avesse mai avuto l’onore di acquisire in battaglia.

Provando però sulla propria pelle, il dolore più grande e la sofferenza più atroce che potesse mai venire inferta ad un drago: durante la colluttazione con un solo morso, la malefica creatura capace di ogni crudele bassezza, gli aveva infatti tranciato una delle sua ali strappandola di netto in due parti.

E da quel giorno impedito per sempre a levarsi in volo, goffo nel passo come nella battaglia, più di peso che di aiuto per la squadriglia di draghi, il drago aveva visto di colpo frantumarsi tutti i suoi sogni, e fermarsi per sempre le sua gesta.

Sentendo la sua vita sprofondare di colpo nel baratro cupo e nero dell’impotenza.

E nell’assistere ogni volta alla preparazione dei suoi fratelli pronti a partire verso nuove missioni di pace, pronti a portare aiuto e conforti ai popoli più disperati ed oppressi, i suoi meravigliosi occhi viola si riempivano di lacrime e il cuore gli tremava di un male insopportabile.

“Perché non fai qualcosa allora? Perché non reagisci?” sbuffò di colpo alle sue spalle, una sera apparendo dietro il drago, il bellissimo Fois spirito del fuoco, guardiano dei vulcani di Asara, stufo di scoprirlo in lacrime ogniqualvolta gli altri draghi si bardavano per la battaglia.

“perché non provi a fare qualcosa anziché piangerti addosso?” imbottò ondeggiando, illuminandolo col suo lieve chiarore “Perché non provi a bussare alla porta della strega Agar e le chiedi di ricucirti l’ala?” buttò di un fiato, gonfiandosi e afflosciandosi in una capriola.  

E il drago voltandosi di scatto a quelle parole, lo fulminò col suo sguardo incredulo “Ma la leggenda di Agar si è spezzata anni or sono, ormai! Lo sanno tutti che lei non cuce più ali di drago da tempo! Che ha chiuso la camera del suo cucito  a qualunque  drago si appresti a chiederle di riparargli la struttura alare distrutta, chiunque esso sia!”

Senza lasciarsi intimidire da quella che era per lui, una notizia già nota, lo spirito fece spallucce “L’ho sentito dire anch’io, ma sono solo dicerie caro mio, semplicemente pettegolezzi! Non puoi mai essere veramente sicuro di qualcosa se non sei tu stesso, faccia a faccia  col soggetto stesso ad appurarlo! Agar è sempre stata la più eccellente sarta di ali di drago dell’intero universo incantato, una vera professionista, e se sia vero o meno quanto si dice in giro sul suo conto, vale la pena accertarsene personalmente!” lo consigliò lui, fermo nelle sue convinzioni.

Ma confuso il drago scosse il capo, sopraffatto da mille timori “Perché dovrebbero raccontare cose non vere? … perché lei …”

Ma zittendolo con un occhiata, Fois sparendo in una fiammella azzurrina si strinse nelle spalle “Noi siamo spesso artefici del nostro stesso destino, non dimenticarlo caro drago!”

E il drago rimasto solo, scorgendo di lontano le truppe formate dai suoi consanguinei prendere ordinatamente il volo alla volta della battaglia, puntando il naso verso la Valle di Alistar dove sapeva trovarsi il castello della strega Agar, zoppicando adagio lasciò Asara, deciso a tentare.

“Un nuovo visitatore!” esordì levandosi dal grosso pentolone dove era intenta a rimestare la sua pozione, la bella strega contemplando attraverso lo specchio il passo lento e claudicante del drago avvicinarsi al suo castello. Erano molti gli avventori che si recavano ogni giorno nelle sue terre per bussare al suo maniero, in cerca di qualcuno dei suoi sortilegi per risolvere qualcuno dei loro più incresciosi problemi, e sempre lieta di donare loro il suo aiuto Agar non si lasciava mai pregare, e avvertita dal suo specchio che sorvegliava il suo regno, correva sempre ben volentieri all’uscio ad accogliere i suoi ospiti con un bel sorriso.

Così vestita di una lunga tonaca di una cangiante tonalità porpora, i capelli neri appuntati sulla nuca e un filo di color ciliegia sulle labbra, Agar bella come non mai, si fece trovare ad attenderlo sull’uscio, radiosa e felice.

“Salve drago ben arrivato!” lo salutò subito lei, senza che lui avesse avuto nemmeno il tempo di scorgerla bene in tutta la sua bellezza ferma sulle scale, con gli occhi troppo arrossati dalla densa nebbia che fitta ammantava la Valle, ricca e rigogliosa col suo bel cielo nei colori accesi dell’amaranto e dell’oro.

“Salve bellissima Agar!” rispose lui al saluto, sentendo le proprie guance imporporarsi nello scoprire le sue mani vuote dinanzi alla meravigliosa strega, partita da Asara senza avere  preso neppure una piccola pietra d’ametista da portarle in dono.

E la strega leggendo nella sua mente, sorridendogli di rimando scosse il capo benevola “Non preoccuparti dolce drago! Sono molte le persona che ogni giorno vengono a bussare alla mia porta in cerca di un aiuto ed io sono ben felice di accontentarli! È il mio compito e lo svolgo con piacere! Non stare a tediarti per una sciocchezza e dimmi pure cosa sei venuto a fare fino al mio castello!” lo ammonì lei invitandolo ad entrare.

Ma lui senza muovere un passo, deglutì a fatica restando fermo sull’uscio “Agar il favore che sono venuto a chiederti è molto grande e probabilmente per te molto doloroso da …”

E squadrandolo interrogativa, la strega serrò le labbra preoccupata a quelle cupe parole.

E lui voltandosi di spalle le mostrò la sua ala distrutta, senza aggiungere altro.

Sentendo il cuore balzarle in petto a quelle visione, la strega stringendo i pugni con forza, rifugiandosi con due grosse falcate all’interno del suo castello, sbatté i grossi portali in legno con un solo tonfo sordo, rinchiudendosi nelle sue stanze senza proferire una sola sillaba.

E chinando il capo, l’animale addolorato riprese la via del ritorno sicuro di averla profondamente ferita.

“E’ vero, l’hai ferita! Ma credimi potrebbe esserle molto utile!” esordì una voce roca alle spalle del drago, gracchiando in tono saggio “Scusa la mia intrusione caro drago, ma il mio nome è Mercedes! E sono il corvo di Agar, il suo più fedele compagno e fido consigliere, e ho assistito poco fa a tutta la scena!”

Col volto triste e contrito il drago scosse il capo confuso a quelle parole “Cosa dici mai Mercedes? Come avrei potuto mai ferirle causandole del bene?”

Appollaiandosi sul ramo più basso del grosso Noce che aveva le proprie radici, poco lontano dal Castello della strega di Alistar sotto il quale la sua amata Agar soleva sedersi insieme a lui durante le notti di plenilunio a contemplare il cielo, il corvo si ripulì le piume col becco, prima di iniziare il suo narrare “Agar non riesce a perdonare se stessa e questo le impedisce di vivere un’esistenza serena e normale! Di certo saprai che lei è sempre stata la più brava sarta di ali di drago dell’intero mondo incantato. Ammirata, lodata e amata da tutti,  non esisteva ala che lei non fosse in grado di riparare, non c’era strappo che lei non fosse capace di rammendare, orlo che non fosse esperta a ricamare. Le richieste che le giungevano da ogni dove erano sempre numerose, e talvolta io stesso restavo seduto sul suo fuso a vederla filare fino a notte inoltrata instancabile e inappuntabile nel suo operato, e mentre i miei occhi si chiudevano per la stanchezza lei appariva sempre fresca ed energica col suo filo ben teso fra le dita. Finché …”   

Sospirò l’uccello rabbuiandosi “Finché quel maledetto giorno, mentre era china sopra l’ala del drago rosso Mustar, il suo spago non sbagliò il punto, e il volo della creatura fatata fu compromesso per sempre!”

E chiudendo gli occhi tornando indietro con la memoria fino a quel giorno, raggelandosi ancora come fossero passati solo pochi giorni da allora lui scosse il capo “Mustar non ebbe mai grossi problemi per quell’involontario errore, nonostante la sua ala non potesse più aprirsi per intero, riusciva a volare discretamente coprendo anche lunghe distanze e in battaglia non aveva problemi ad avere ragione del nemico, ma … un’ala menomata purtroppo resta tale e Agar questo non poteva perdonarselo!”

E il drago mordendosi le lebbra annuì “Sono stato egoista e stupido! Mi sono presentato alla sua porta solo con la mia richiesta fra le mani, senza nemmeno fermarmi un attimo a chiederle cosa …”

“No, no, no!” imbottò il corvo “A lei serve solo riuscire a reagire! Basta con la commiserazione!”

Ma il drago ferito per il comportamento troppo duro che aveva tenuto verso la dolce strega, riprendendo il sentiero per Asara sibilò appena “Forse …”

E compiuto un buon pezzo di strada, zoppicante e stanco il drago si fermò per riprendere fiato contro una roccia comoda e pulita e levando gli occhi verso il cielo sentì il suo cuore chiudersi in una morsa atroce.

“La rinascita personale di ogni essere vivente, dipende spesso da se stessi! Dalla forza che si possiede dentro l’anima e la voglia di farla uscire fuori per farne buon uso!” sussurrò sedendosi accanto al drago, il bellissimo Eolo spirito del vento, meraviglioso nella sua trasparente veste e i lunghi capelli sciolti disordinatamente sulle spalle. “Tu non hai sbagliato dolce drago e anche Mercedes che tanto ama la sua adorata Agar ti ha detto il giusto. Ascolta quello che ti ho detto e trasformalo in tesoro!”

E levandosi involo, libero e leggero prima che il drago potesse proferire parola, Eolo scomparve in un solo soffio.

Chiudendo gli occhi il drago rifletté sulle sue parole e percependo i battiti del suo stesso cuore aumentare di botto, aprendo il palmo della zampa sinistra ed avvicinandola piano al cuore vide apparire sopra di essa a posarsi lieve nel suo delicato fluttuare aureo, una piuma di Fenice dai contorni dell’oro. 

E conoscendo le preziose proprietà, del meraviglioso uccello risorto dalle sue ceneri, sorridendo raggiante,  il drago la soffiò in direzione di Alistar con un solo sbuffo di petto raccomandandole in cuor suo di raggiungere Agar e scivolarle nel petto in tutto il suo splendore “Va da lei e portale la tua luce!”

E quando il giorno dopo il drago intento nelle sue cose, scorse nei cieli di Asara una scopa solcare adagio le nuvole dirigendosi a planare verso di lui, sentendo il cuore mancargli di un battito riconoscendo su di essa la bella Agar, aprendo le su ebraccia l’accolse sul suo cuore con gioia infinita.

“Stanotte mi è giunta la tua piuma …” rise lei con gli occhi lucidi, stringendosi al suo corpo in cerca di certezze “E ho pianto tanto!”

E sciogliendosi dall’abbraccio,  mostrando raggiante al drago il contenuto del cesto di vimini che aveva portato con sé da Alistar, un lampo di vita le attraversò gli occhi una volta spenti.

“Ago e filo!” balbettò il drago stupefatto.

“Per cucire la tua ala! E tutte quelle dei draghi che verranno!” rise lei, battendo le mani raggiante.

E da quel giorno Agar riaprì nuovamente le porte della  camera di cucito del suo castello, ed il suo fuso riprese di nuovo la sua opera scricchiolando melodioso a cucire le ali più malridotte e gli strappi più estesi, bisognosi di una cura maggiore.

E quando c’era da lavorare per interi eserciti, lei non si perdeva d’animo e scortata in volo dal suo bellissimo drago, accompagnata dal fedele  corvo Mercedes attento e operoso, lei giungeva in volo ovunque fosse richiesto il suo intervento, sicura sopra le spalle di lui, il nuovo forte e coraggioso capitano dell’esercito dei draghi di Asara.

 Monica Fiorentino

Published in: on dicembre 30, 2009 at 4:59 pm  Lascia un commento  
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