La storia del pallone bianco blu

C’era una volta una meravigliosa stella dai lucenti occhi viola di nome Chiaraluce. Piccola, luminosa e bella la stellina  viveva in cielo con tutte le sue sorelle e come loro, appariva nel buio ogni notte per rischiarare coi suoi raggi la terra, forte e brillante.

Gentile, dolce e sensibile la stella cullava però nel suo cuore a dispetto delle sue sorelle, un grande sentimento d’amore e per questo suo impulso era malvista da tutti.

Innamoratasi una notte d’aprile di un bellissimo pallone, incontrato per caso ai margini di un campo di calcio dopo una faticosa partita, sporco e spossato, ma sorridente e caldo di sogni, invaghitasi all’istante di lui, Chiaraluce era stata additata sin da subito da tutte le sue sorelle per quell’amore inutile e malsano come una povera stolta, e rimproverata dalla vecchia Ester, la Stella Madre, che incaricata di custodire tutte le sue figlie, vedeva in lei quella più ribelle,  non aveva mai ricevuto da lei una sola parola buona.

“Un pallone bianco blu!” le aveva urlato subito dietro l’anziana, sorprendendola una sera sopra il campo di calcio “Un pallone sporco e marcio di fango!” aveva marcato il tono, riportandola all’ordine “Cosa potrà mai darti lui?! Cosa? Non potrà mai salire qui con te in cielo, non potrà mai abbracciarti, regalarti dolci carezze e parole belle! Non potrete mai avere dei figli, costruire un pezzo di firmamento solo vostro, una vita insieme!” buttò di un fiato “Un pallone è muto, sterile, immobile! Vive ancorato alla terra e tu sei del cielo!”

“Tu devi vivere fra le stelle come te! Cercare il tuo futuro in un buon marito, attraversare con lui il cielo mano nella mano, avere dei figli, crescere insieme e maturare! Cose che quel pallone non potrà mai darti!”

Ma sorda a quei rimproveri, Chiaraluce non aveva occhi che per Cal, il suo pallone. E illuminandolo con la sua luce ogni notte restava con lui fino al mattino, bevendo ogni attimo della loro felicità insieme. Lui non era muto, non era cieco, non era sordo né sterile, Cal con lei parlava, insieme discorrevano tutta la notte; non potevano mai toccarsi, sfiorarsi, carezzarsi, ma il loro alfabeto, quello del cuore, non conosceva limiti né confini.

Lui la guardava come nessun altro e lei ai suoi occhi si sentiva speciale, unica, importante.

Non avrebbero mai potuto avere dei figli, tenersi per mano attraversando il cielo, dormire stringendosi l’uno all’altra nelle notti di gelo scaldandosi a vicenda, ma erano gesti quelli, davvero poi così importanti, rispetto a quel loro amore, respirato minuto per minuto, così forte, intenso ed infinito, che rendeva felici entrambi?

“Un giorno perderai quel pallone, perché è nella sua natura! E tu allora cosa farai? Sola e senza prole?” le ripeteva sempre Ester fuori di sé dalla rabbia, quando al suo orecchio giungeva la voce dell’ennesimo rifiuto della figlia dinanzi a una giovane stella, di divenire sua moglie.

“Ti pentirai! Ecco cosa farai! Ti pentirai di aver buttato via la felicità, quando ti si presentava davanti a tempo debito! Per quel qualcosa che non potrà mai essere al tuo fianco a ridere con te, rendendoti madre, facendoti percorrere il cielo intero”

Ma Chiaraluce sorda, non aveva orecchie per quel genere di discorsi.

Una notte però apparendo in cielo come ogni volta appena dopo il tramonto, la stellina sentì di colpo il suo cuore mancare di un battito nello scorgere d’improvviso il campo di calcio vuoto.

Mani umane avevano raccolto il suo pallone e l’avevano portato via con loro, lasciando al suo posto solo il buio dello stadio spento.

Disperata lei prese allora a percorrere il cielo intero per ritrovarlo, setacciandolo in lungo e in largo, dal basso verso l’alto, l’alto verso il basso, da destra a sinistra e viceversa, finchè stremata, col fiato in gola sentì i suoi occhi riempirsi di lacrime, avvinta.

Ma udendo d’improvviso in quel momento la voce dolcissima di Amore, spirito dalle lunghe ali bianche e la pelle evanescente, sussurrarle di fermare la sua folle corsa, percependo per la prima volta il proprio cuore battere per due, sollevò la testa sconvolta.

E comprendendo di colpo dove fosse il suo bel pallone bianco blu, serrando le palpebre per ricacciare indietro il pianto, divenne così luminosa da far risplendere il cielo intero.

E mai stella fu più bella di lei in tutto il creato.

 Monica Fiorentino

 

 

 

Published in: on dicembre 17, 2009 at 5:36 pm  Lascia un commento  
Tags: , , , , ,

The URI to TrackBack this entry is: https://lilithf.wordpress.com/2009/12/17/la-storia-del-pallone-bianco-blu/trackback/

RSS feed for comments on this post.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: