Il grande sogno di Xantio – Seconda Parte

Con un colpo di vento che lo risucchio all’istante Xantio fu catapultato faccia al suolo contro il terriccio fresco della terra circostante la casa di Talia.

Ricordando all’istante un paragrafo del Libro dei Pericoli del Pianeta Terra che era dato ad ogni Angelo da imparare durante i corsi,  che contemplava le minacce da evitare, scoprendosi nel buio e sotto l’occhio degli uccelli notturni completamente disarmato, a carponi si nascose fra le radici di un nodoso e grosso albero, sospirando a boccate, sfinito per il volo compiuto a quella velocità inaudita necessitando di aria.

Era finalmente da lei, la sua pelle linda in Cielo era di colpo sporca di terreno umido, le ali impolverate e rigide a causa del violento spostamento di atmosfera e i suoi muscoli intorpiditi. Non era mai stato in Terra, aveva soltanto girato gli Emisferi Celesti durante le gite scolastiche sotto la guida di S.Cristoforo, esperto quale protettore dei viaggi di tutti i posti,   e trovarsi in quel luogo lo aveva di colpo stordito.

Riprendendosi lentamente Xantio prese a pulirsi le ali, cercando con lo sguardo i vetri delle finestre della casa di Talia dinanzi a lui per scorgere Seb.

La Sardegna era un posto selvaggio e incontaminato, presto lo avrebbe visitato e lo avrebbe reso suo, come era stato il Cielo, il mondo intero era ovunque casa e per questo venerabile in ogni sua sfumatura e ogni suo angolo.

Fu Seb riconoscendo la luce dei suoi fratelli ad affacciarsi all’istante e fargli cenno di entrare,  e ancora ballonzolante Xantio  entrò attraverso i muri e lo salutò con un abbraccio “Aspettavo il tuo arrivo compagno carissimo! Ora raduno le mie cose e vado”

 Sciogliendosi dalle sue braccia il giovane guardò costernato il fratello adulto, stupito all’impazienza che mostrava di correre via.

“Già sapevi della mia venuta?” gli chiese curioso.

“Si, è stato S.Pietro ad avvisarmi, il tempo che intercorre fra qui e il Cielo è brevissimo, gli Umani non ne hanno nemmeno la concezione. Io avevo già da tempo richiesto comunque un sostituto e lui mi ha finalmente accontentato assegnandomi ad un altro nascituro, che verrà al mondo domani stesso. Quindi ho appena il tempo di lasciarti lei e di raggiungere l’Ospedale dove la madre è già in travaglio”

Xantio fu sorpreso dall’aria di serenità che aveva il viso di Seb, nonostante stesse per lasciare la sua protetta e capì che quanto si mormorava in Paradiso era tutto vero.

 “Vieni caro ti mostro la stanza di Talia e vado, non devi preoccuparti, non ci sono pericoli qui, la casa ha pochi mobili, l’essenziale, tele sparse in giro, complete alcune, incomplete altre, il gas non è pericoloso, ha solide basi e gli oggetti contundenti intorno sono pochi. Gli animali che vivono intorno non sono famelici, gli uccelli rapaci ma non pericolosamente, la Sardegna ha i suoi posti minacciosi ma questo lo imparerai. Mi hanno riferito che sei molto valente quindi non ci starai male… A parte certo per la missione che hai scelto!”

A quella frase Xantio si bloccò di colpo e guardò Seb dritto negli occhi: era importantissimo per ogni Angelo custodire il proprio protetto, il suo ruolo era primario ed era difficile che gli venisse in mente di abbandonarlo prima della morte, nemmeno per periodi brevi era concesso loro separarsi, quelle parole lo scioccarono.

 “Xantio capisco che tu ci stia male, lo comprendo, ed io forse dovrei vergognarmi a parlare così ma credimi è tale il sollievo che desidero  sfogarmi,  Talia ha già cambiato cinque dei nostri più validi fratelli e questo non è poco, ti lascia intuire molto… ed io dal canto mio sono felice di andare”

E senza dare a lui il tempo di ribattere oltrepassò la porta chiusa e gli indicò nel letto una sagoma che dormiva respirando piano, in una stanza quasi completamente spoglia di mobili, piena solo di tele, stracci, colori e schizzi.

“Ti auguro buona fortuna” gli bisbigliò all’orecchio e fece per sparire senza nemmeno salutare Talia.

Piccato Xantio lo afferrò per un braccio “Almeno un bacio di addio glielo devi Seb!”

Lo sguardo di dolore che in quel momento l’Angelo gli lanciò fu tanto cupo, che lui sciolse la presa all’istante lasciandolo sparire.

Completamente solo, Xantio si avvicinò piano al letto della giovane, ormai divenuto il suo protettore secondo la Legge, e udì stranamente il respiro di lei nel sonno come innaturale, simile ad un’eco chiuso e profondo.

Curioso salì sopra le coperte e carezzandole dolcemente i capelli la spinse a voltarsi sul guanciale, soffocando di colpo un urlo viscerale alla vista improvvisa della maschera di porcellana bianca che teneva ben calcata a coprirle il viso, privo d’ogni espressione, e per la prima volta un rivolo di sudore gelato gli imperlò la fronte.

Questo era dunque uno dei tanti segreti di Talia? Soltanto il primo?

Col cuore in gola l’Angelo studiò col tocco lieve delle dita quella seconda pelle e osservando sotto i due fori delle orbite oculari gli occhi chiusi e sereni di lei, sentì un dolore lancinante trafiggergli il petto.

Il corpo di Talia avvolto nelle coperte era così femminile, caldo, perfetto nella sua armonia, nulla in lei era malato o storpio. Piano la giovane percependo il tepore del corpo di lui si protese verso il suo petto nudo e Xantio l’accolse allora fra le braccia, sapeva della terribile esperienza che la giovane aveva vissuto e non avrebbe permesso a nessuno di farle del male.

 

LA TEMPESTA

 

Nei giorni che seguirono Xantio  prese a studiare il Dossier datogli da S.Cecilia alla sua partenza e cominciò a scorrere per intero la vita della giovane.

Nata la notte del trenta novembre di ventuno anni addietro, era vissuta in Sardegna, la sua Terra natia felicemente, allegra e spensierata. Dai modi semplici, amante dell’arte e delle bellezze del creato, la vita della giovane era sempre trascorsa a stretto contatto con la natura riempiendosi di colori e di luci.

Amante degli animali, Talia era cresciuta insieme ai suoi genitori, disegnando e studiando, imparando a cuocere il pane, fare i biscotti, accudire il bestiame, unica figlia amata e desiderata.

Ma a soli sedici anni un terribile incidente la privò di entrambi i genitori e scossa dal dolore, sola e senza famiglia fu accolta in casa da una coppia di anziani  a conoscenza della disgrazia, che la raccolsero sotto il proprio tetto con fare amorevole.

Uno dei loro figli però, un giorno di sole, la attirò con sé e intimandole di visitare insieme i posti magnifici di Orgosolo, dove avrebbe potuto cogliere le sfumature più belle per i suoi quadri, lontano da qualsiasi orecchio la condusse in un cascinale,  e carezzandola dolcemente senza fermarsi neppure quando lei impietrita indietreggiò intimandogli di smetterla, facendo divenire la sua delicatezza a poco a poco sempre più insistente, finì col tingere di colpo i suoi fogli bianchi da disegno col nero del silenzio, adoperando l’inganno.

 Sola e vinta Talia si rifugiò allora lontano dal genere umano e coprì il suo viso con una maschera, vergognandosi, prendendo a dipingere solo tele di tenebre velate di nero.

Tonalità che l’Angelo giorno per giorno prese a scorgere sempre presenti nella vita della ragazza, avvolta nella solitudine.

Iniziando proprio da quelle sfumature a studiarla lentamente, imparando i  suoi ritmi sempre uguali, i gesti quotidiani, i silenzi, vivendo delle sue  sveglie  all’alba,  delle  ore  che  muta trascorreva  dinanzi  allo specchio pettinandosi i suoi lunghi e serici  capelli, del rituale con cui copriva  il suo dolce viso con la maschera dopo averlo lavato e deterso, imparando a conoscere i cibi che prediligeva e  cuoceva lei stessa  con cura maniacale, gli abiti leggeri e scuri con cui  vestiva, seguendola nei pomeriggi silenziosi sulla scogliera seduta a dipingere il mare con colori torbidi e malinconici, dividendo il suo respiro e chiudendosi nel suo mondo senza parole.

Il suo distacco non lo spaventava, anzi accresceva in lui la voglia di guidarla verso un posto dove ci fossero melodie e luci, i suoi muri non lo facevano arretrare anzi lo stimolavano ad abbatterli, trasmettendole entusiasmo, calore, tenendola di notte stretta al suo corpo, scaldandola e soffiando sui suoi occhi sogni dolcissimi.

Voleva essere una presenza per lei, ma voleva anche farlo entrando in punta di piedi nella sua esistenza già troppo calpestata da mano altrui, adoperando il cuore più che il suo Potere di Angelo, anche se era difficilissimo starle al passo e cercare un varco nelle sue barriere.

Ma lui scavava nei suoi dipinti, nei suoi segni, nelle sue pause e assimilava, tutto era importante di lei, non la lasciava mai sola, nemmeno nei momenti di estrema sicurezza, restando talvolta persino sveglio  al suo fianco per seguire i battiti del suo cuore accertandosi della loro regolarità.

Vivendo di lei come fosse parte di sé, anche se era  difficile vegliarla appieno e donarle di nuovo la gioia.

E quanto lo fosse davvero, lui lo capì realmente, soltanto al  tredicesimo giorno di permanenza al suo fianco.

Quella notte un fulmine d’improvviso spezzò il nero del cielo in tempesta e di colpo levandosi dal sonno, Talia gettò un urlo attutito dalla copertura della maschera simile al latrato di cane ferito, portandosi con orrore  le mani al volto coperto, lui allora d’istinto aprì le sue ali per darle rifugio ma lei rifiutandolo corse a piedi nudi fuori di casa facendosi colpire dalla pioggia battente, urlando impaurita al vento come un’anima trafitta, facendosi largo nella tempesta con la sottile camiciola stretta a disegnarle le minute membra, cercando la scogliera come a bramare requie al suo tormento infliggendosi altro dolore.

E reagendo con la sola guida del suo cuore, Xantio la seguì sotto la tempesta urlandole di fermarsi, ma sorda ad ogni richiamo lei salì sull’altura della scogliera muovendosi sulla roccia scivolosa come una bestia quadrupede impastata di fango, urlando coi capelli zuppi simili ad una frusta giudaica fatta di nodi e in preda all’ira si lacerò la veste all’altezza del cuore offrendola ai fulmini.

L’Angelo allora si lanciò su di lei e avvinghiandosi ai suoi fianchi la spinse di peso contro il suolo cercando di arrestare i suoi movimenti, scoprendosi agli occhi di lei in tutta la sua celeste natura, lottando contro i suoi tentativi di liberarsi dalla presa per gettarsi nel vuoto del mare sottostante, ormai divenuto una spuma disomogenea.

“Non ti permetterò di muoverti!” l’ammonì lui stringendo la presa.

“Lasciami… tu non puoi capire, non tenermi oltre, va via…” gli urlò lei, dando finalmente un timbro alla sua voce, a lui sconosciuta. 

Ma lottando con tutte le sue forze l’Angelo strinse i suoi polsi ancora più  “Non sai che dici, né cosa stai  facendo…”

Furiosa lei liberò la mano destra e torse quella di lui fino a slogarsi il polso con ferocia animale.

 “Non desidero soffrire oltre… chi potrebbe volerlo? Tu mi rendi solo altro male”

Rimirando la maschera di lei ormai una pastiglia di sabbia e terriccio, volto  mostruoso, Xantio chiuse gli occhi e adoperò il  Potere irradiando in lei tutto il suo calore per spegnere la sua ferocia, come gli era stato insegnato, ignorando il dolore della sua mano storpiata.

La luce piano penetrò il cuore di Talia e chetando la sua crisi la portò ad un graduale sfinimento, a cui si abbandonò addormentandosi  come una pura infante.

Adoperando poi la sola forza fisica delle sue braccia  esausto, piangendo lo sfogo dello sforzo appena compiuto, Xantio la portò a casa e dopo averla lavata l’adagiò umida fra le coltri, chiudendole intorno le sue ali tremanti e lacerate, mentre cessato il temporale le prime stelle presero a far capolino nel cielo, cercando nei ricordi il dolce profumo di Emy e la gioia delle loro corse.

Mentre dall’alto S.Pietro sedeva guardando S.Antonino la cui mano piano aveva chetato le onde in tempesta,  triste in volto.

 

TI VOGLIO BENE

 

Al far dell’alba Xantio avvolse la mano con delle bende di fortuna e inghiottendo il dolore tese le dita tremanti verso il viso di lei premuto nel guanciale, carezzando dolcemente la maschera ai margini fino a giungere  alla bordatura calda delle gote sollevandola e lasciandola scivolare sul cuscino.

Senza quel fardello a nasconderla, Talia era bellissima immersa nel sonno, col suo viso roseo, le ciglia lunghe, le labbra di ciliegia e contemplandola l’Angelo sentì le lacrime salirgli agli occhi per quella disumana clausura dentro cui lei si era rinchiusa per non mostrarsi più al genere umano come un Essere sporco e vinto.

Scaldata per la prima volta dopo tanto tempo dai primi raggi del sole nascente, veri sulla sua pelle, la giovane si destò ancora confusa e sfinita dalla lotta della precedente notte i suoi occhi rimirarono l’aurora splendente sospesa dietro i vetri della sua finestra, con espressione dolcissima “Perché l’hai fatto? Perché mi hai tolto la maschera?”

E lui senza spostarle gli occhi di dosso scosse il capo “Perché sei tanto bella senza, dolce Talia!”

Voltando il capo nella sua direzione per vederlo in viso, il labbro inferiore della giovane prese a tremare “Credi di potermi veramente accettare senza?”

La mano sana di lui le tolse i capelli dalla fronte teneramente “Tu hai accettato me… perché non dovrei fare altrettanto io?… tu mi puoi vedere, mi conosci per la mia natura e mi parli come fossi un tuo simile, non hai desistito né mi hai posto domanda…”

Gli occhi di lei si chiusero trattenendo  tutto il  male  che  aveva  dentro.   “Tu  non  puoi capire…” 

Xantio non voleva farle ricordare le brutture del suo passato, ma era necessario per lei non rendere il dolore parte di sé, ma invece liberarsene espellendolo piano “Me lo hai detto anche ieri durante il temporale, quando ti ho trattenuta dal gettarti in mare”

Talia serrò le labbra fino a sbiancarle e l’Angelo si protese allora a baciarle la fronte “Se continui nel tuo silenzio, a crogiolarti nel tuo stesso male, io non potrò mai capire, non credi?… Tu hai indossato questa maschera per dolore, per vergogna, per nasconderti al mondo intero che ti ha ferita, ma non  pensi a quanto pesante essa stia diventando per te giorno per giorno? Quanto altro male ti stia procurando tu stessa?” Di riflesso Talia sfuggì al suo sguardo rivoltandosi fra le coltri “Io voglio tenermela per sempre!”

Il suo vittimismo, la sua completa sfiducia, la sua fermezza  facevano infuriare Xantio oltre ogni limite, ma lui sapeva che sbottare avrebbe contribuito soltanto a mettere lei sulla difensiva.

“Mai per sempre… niente è mai per sempre! E’ la stessa frase che ho detto ad Emy il mio Angelo compagno, nato dallo stesso mio latte di nuvola il giorno in cui stavamo per lasciarci! Ed è quello che voglio ripetere adesso a te Talia! Nulla resta immutato, io sono solo un Angelo in erba però, e forse sto sbagliando tutto, ma credo nella tua forza, nella forza della vita che ad entrambi è stata data e per questo sono qui adesso”

Scuotendo il capo lei scoppiò in lacrime “Tu non puoi capire… tu non sai cosa provo io e cosa veramente voglio…” Lasciandola sfogare, lui le sfiorò la spalla nuda con la mano rigida e fasciata “ Tu vuoi vivere Talia, soltanto vivere… come lo voglio io … e forse anche più di me!”

Aggrappandosi al cuscino lei pianse con tutto il suo cuore, completamente nuda ai suoi occhi.

 

 IL DOLORE DI TALIA

 

Giorno dopo giorno Xantio e Talia presero praticamente a condividere ogni momento: di mattino presto passeggiavano lungo la riva, cuocevano il pane insieme, facevano il bucato e lui sedeva a rimirarla mentre lei disegnava inspirando i suoi colori e le sue emozioni perdendosi nelle sinuose linee del ventre materno che lei dipingeva vuoti e privi di frutto, tenendola di notte stretta a sé mentre singhiozzava senza chiederle il perché, respirando gioie e dolori, raccontandole seduto accanto al fuoco di Emy e dei loro giochi trascorsi.

Circoscritti nella casina sugli scogli si avvicinavano l’una all’altra con la dolcezza del dialogo, e anche Talia non senza dolore, raccontava a lui spezzoni di quei momenti che chiusa in quella cascina avevano visto i suoi giorni cambiare colore.

Iniziando così a provare fiducia di nuovo, senza più tenere sul viso la sua maschera.

Ma la vita è come un raggio aperto e di staticità per bella che possa essere non vive mai.

E un bel mattino di sole Xantio propose alla giovane di spostarsi un po’ da quei luoghi per recarsi in paese in sua compagnia, mostrando così finalmente a tutti  nuovamente il suo bel sorriso, rossa di salute e dell’aria buona acquisita in quel periodo di ritrovata vitalità.

Con l’Angelo al suo fianco invisibile agli altri, lei sentiva di avere l’energia necessaria per recarsi nei luoghi dov’era nata e vissuta felice, ma senza maschera proprio no.

Dinanzi al suo continuo rifiuto Xantio strinse i pugni “Non devi rimetterla, siamo sempre andati in giro senza, l’avevamo riposta insieme nella credenza per non riprenderla più, non puoi volerla ancora adesso…”

A quelle sue parole lei sbottò “Essere soltanto io e te è molto diverso  dal ritrovarmi di nuovo fra l’altra gente”

Egli scosse la testa amaro a quell’affermazione “Io sono come gli altri Talia… come sono io venuto dal nulla per esserti vicino, così potrebbe fare un altro…  non puoi chiuderti ai tuoi simili e quanti di altre razze…”

Dirigendosi verso la credenza Talia gli diede le spalle “Non è necessario che io vada in paese, qui viviamo bene uguale, no?”

Aprendo le sue ali lui gli si parò dinanzi “Per vivere in una gabbia costruita con le nostre stesse mani?” le chiese lui.

E Talia stringendo i pugni guardò i suoi dipinti ammassati alle pareti che riproducevano rovi di aguzze spine “Non puoi costringermi a cambiare Xantio…”

Chinando il capo lui parò il colpo “Non volevo importelo! Soltanto suggerirtelo! Sin dal primo giorno che mi hai accettato come amico al tuo fianco, non ho sperato che questo!”

Ormai legata a lui, Talia percepì da quelle parole la sua sofferenza, sapeva che Xantio era subentrato al posto di altri Angeli che avevano chiesto un sostituto per il suo caso, sapeva di Emy e soprattutto sapeva che lui credeva in lei e nel vero valore della vita che entrambi per vie forse diverse, comunque rispettavano e amavano, ma aveva troppa paura per seguirlo a viso aperto anche se comprendeva di stare soltanto creando muri e barriere all’affetto suo e dei suoi simili. L’Angelo cercò i suoi occhi con disperazione per spezzare il suo silenzio “Talia tu non puoi negarti il sole, l’aria profumata, i colori, il canto degli uccelli e le voci del mercato, non puoi restare come una bestia ferita, nascosta in un rifugio di ombre, ciò che hai vissuto lo capisco è stato orribile ma certo è ancora più tremendo lo sforzo che hai compiuto per non dimenticarlo, la tenacia con cui continui a tenerti legata al Dolore e l’ostinazione con cui cotinui a nutrire i tuoi spettri ogni giorno. La vita è fatta di scelte e devi scegliere di vivere e non di sopravvivere, anche per me aver fatto soffrire Emy rappresenta una ferita dolorosa non sottovalutarlo, ma credevo in qualcosa e ho voluto seguirlo perché nella luce del giusto… anche se certo non mi ha risparmiato il dolore che tuttora porto”

Stupita lei alzò gli occhi in quelli di lui “Pensi ancora ad Emy e ne soffri?”

Egli annuì senza abbassare lo sguardo “Ogni giorno! Lui mi manca come una parte di me, ma non per questo ho rinnegato ciò in cui credevo anche se poteva portarmi al fallimento, per restare al suo fianco e ipotecare un futuro per entrambi solo di accondiscendenza”

Spostandosi nervosamente una ciocca di capelli lei indietreggiò perdendosi nei suoi pennelli sparsi ovunque, odorosi del suo vivere quotidiano “Io non voglio rischiare più Xantio, non voglio più mostrarmi per essere divorata e lasciata in terra, tu ami predicare, ma io ho la mia vita e tu la tua, gestiamocela ognuno a proprio piacere, ok?”

Egli batté le ali in un moto d’ira “Ma il mondo non è fatto solo di lupi Talia! Anche tu sei un Essere Umano e ne fai parte come gli altri, pensando questo, manchi di rispetto prima di tutto a te stessa!”

Battendo i pugni contro le ante della cristalliera la giovane avvampò per quella frase dal sapore filosofico e urlò isterica “Ti ordino di sparire Xantio, adesso basta! Sostituisciti anche tu ad un altro Angelo! Almeno gli altri mi vegliavano custodendomi per quello che ero! Sei ancora troppo incapace, riprendi i tuoi studi e se proprio il Paradiso ti va così stretto trovatene un altro di posto dove dettare le tue Leggi!”

A quelle parole, il cuore di Xantio si spezzò in due parti, e sparì dissolvendosi nel nulla.

Sotto gli occhi addolorati di S.Pietro incredulo.

 

CORAGGIO

 

Ferito Xantio prese a percorrere il dedalo intricato della folta radura sarda come un automa per interi giorni e notti intere, senza nemmeno più sentire il peso della stanchezza percuotere le sue ali.

Ma d’improvviso la settima notte, la figura di Emy gli si parò davanti frenando il suo cammino, coi pugni stretti “Non ti sembra di aver vagato abbastanza?” lo apostrofò scuro in volto.

“Che ci fai in Terra Emy?” farfugliò sorpreso Xantio, illuminandosi alla vista dell’amico, col cuore in gola.

“Xantio hai visto a cosa è servito il tuo avvento qui? Come ti senti adesso da perdente?” lo sfidò il ghigno di Emy.

“Avevo calcolato anche il rischio di un fallimento non ricordi? Io ho creduto in quello che facevo e ci credo ancora, anche se tutto ciò può sembrare avverso io sto male si, ma le speranze non le ho perdute tutte” rispose Xantio tranquillo. Irato Emy gli si avventò contro tenendolo per le spalle “Tu sei pazzo, ma quale specie di latte è stato a darti i natali? Tu ti sei prodigato per lei, e lei ti ha lasciato sparire senza un lamento, ti ha perfino rotto la mano umiliandoti”

Certo ancora che lui gli volesse un bene dell’anima, e cercasse con quelle parole di riportarlo con lui in Paradiso, Xantio chinò il capo “Venire fin qui, custodire Talia sono state delle mie scelte, ora è giusto che ne viva anche le conseguenze… Tu non puoi desiderare ancora che io torni in Cielo, se lo facessi adesso non sarei io, ma lo Xantio che tu vuoi che io sia. Anche tu un giorno lascerai il Cielo come ho fatto io per seguire il tuo destino, non per questo io ti amerò di meno, pure se in due parti diverse del mondo sarà uguale, le prove che vengono date ad ognuno nel corso della vita sono tante, affrontarle aiuta ad assaporare l’esistenza fino in fondo”.

Colto  dalla  stizza  Emy picchiò la guancia di Xantio con un sonoro ceffone, fuggendo via rosso in viso.

L’Angelo chinò allora il viso senza un lamento sedendo sul nudo terreno.

 “Hai fatto bene giovane Angelo, le tue sono state parole buone!” l’ammonì d’un tratto la voce pacata di S.Antonino che col suo saio si avvicinò lento a lui, calpestando le verdi foglioline primaverili al suolo, bagnate dall’argento della luna.

“So bene quanto tu stia soffrendo Xantio! L’altra notte durante la tempesta io stesso faticavo a tenere a bada la marea, tu invece per il bene di Talia hai sfidato te stesso e le tue stesse forze”

 Xantio scosse il capo “La Vostra mano Santa mi ha aiutato comunque, lo so bene! Il mare ubbidisce a Voi non certo a me!”

Porgendogli la destra il Santo fece cenno all’Angelo di levarsi “Stanotte stesso Emy capirà il significato delle tue parole! Un nuovo nascituro è atteso per domani e Dio ha già predisposto che sia lui a custodirlo, più tardi ne verrà informato ufficialmente! Tu invece non restare qui seduto ma torna da Talia… subito!”

Comprendendo d’istinto le parole del Santo, conscio di aver compiuto l’errore più grosso della sua vita, quello di aver lasciato lei da sola, senza un Custode, odiando la sua deficienza Xantio si sollevò dall’ombra in cui era caduto e sorrise “Emy è venuto fin qui perché mi vuole ancora bene lo so, questo sentimento domani sarà ancora più forte di oggi. Non ci separeremo mai, mai per sempre almeno, e ora torno da lei, Santo Venerabile!”

Annuendo lui lo congedò con un saluto della mano “S.Pietro ha scelto bene… Lui forse già sapeva che solo tu avresti potuto farcela, perché custodire Talia per te equivaleva a custodire te stesso!”

 

  IL GRANDE SOGNO DI XANTIO

 

Cercando con l’istinto la via, Xantio sentì il cuore pieno di gioia e di speranza, Emy finalmente avrebbe capito il significato della parola amarsi anche coi propri doveri sulle spalle i propri sogni nella testa,  e in quanto al suo desiderio di aiutare Talia era divenuto parte di sé, non  più una missione, ma viverle vicino un bisogno suo soltanto.

Annusando l’aria per  ritrovare l’odore di lei, Xantio sentì il cuore balzargli in petto alla vista di Talia, giunta ormai quasi al paese, che intenta a fermare ogni passante chiedeva loro informazioni dal modo in cui muoveva concitata le mani, con sé aveva una valigia e sul volto nessuna maschera.

Come un proiettile lui le si fondò davanti e per un attimo restarono uno negli occhi dell’altra, lui col fiatone, lei col cuore in tumulto.

Lentamente Talia si chinò verso la valigia che portava con sé di un delicato colore lilla, perfettamente in tinta col suo splendido vestitino e il nastro che le annodava vezzoso i lunghi capelli, e ne estrasse la maschera con mano tremante “Xantio tu non mi hai tolto quella notte la maschera solo dal viso, tu hai fatto quello che nessun altro ha mai fatto, me l’hai tolta dal cuore, rischiando te stesso per me”

E sotto gli occhi increduli dell’Angelo, Talia aprì le dita e fece scivolare sulla dura strada rocciosa, la maschera distruggendola in mille pezzi.

 “In questi giorni mi sei mancato tanto Xantio! Nessuno guardava più con occhi attenti i miei dipinti, contemplava in silenzio i miei schizzi e sedeva mentre sfumavo sulla tela le tinte più difficili…”

Con gli occhi sbarrati lui scosse la testa “Sei uscita a viso aperto…”

E lei ridendo spalancò le braccia “Accanto a te Angelo ho riscoperto il gusto del calore  e  della fiducia, benché mi faccia tanto male crederci ancora, è vero come dici tu che io amo la vita e pur di non morire ho preferito solo nascondermi, ma il calore, due occhi che ti guardano, un respiro che accompagna il tuo, sono piccole cose a cui dire di no è difficile… E quindi, sono uscita a viso aperto perché voglio conoscere di nuovo altra gente, così se tu decidessi di lasciarmi di nuovo, beh, non sarò più sola in casa a pensarti!”

Entrambi risero all’unisono e si tuffarono uno nelle braccia dell’altra stringendosi stretti, per non dividersi mai più.

“Ho nella valigia le mie tele Xantio, tutte le mie emozioni, i silenzi, il nero delle mie sfumature che ho tenuto dentro tutti questi anni, in paese c’è  il figlio  di un  gallerista, da bambina papà  mi ci portava sempre e mi diceva che un giorno avrei potuto esporre lì le mie Opere, per farle vedere a tutti, perché una tela è un pezzo di cuore che doniamo agli altri con l’orgoglio di essere noi stessi. Io voglio che Dante li veda e poi  li esponga a tutta la Sardegna fatta di bestie e di santi, briganti e venerabili, luci ed ombre. Perché io sono orgogliosa di essere io!”

E annuendo Xantio le baciò le lacrime  “Andiamoci subito Talia… adesso!”

E stringendogli la mano bendata lei si levò per divorare la strada.

Le parole di Dante furono solo di lodi e subito le chiese  di poter allestire una piccola mostra.

Tremante lei annuì chiedendo di intitolarla  “Mai per sempre” come una frase che  aveva udito senza darle importanza  ma che e le aveva poi per sempre cambiato la vita.

 

BATTITI  DI  FARFALLA

 

Quella notte Xantio e Talia dormirono stretti l’uno all’altra per la prima volta un sonno sereno.

Al far dell’alba piano, il corpicino adolescente e acerbo dell’Angelo si aprì d’improvviso in due parti uguali, lungo la linea diritta della spina dorsale e dalle membra dischiuse fuoriuscì una Creatura adulta, dai lunghi capelli scuri, le spalle larghe e i fianchi stretti.

Al loro risveglio entrambi risero di quel nuovo corpo in cui lui si muoveva impacciato e di quella prima peluria di cui si vergognava da morire.

 Talia rideva di nuovo di gioia dopo l’incontro con Dante e quando di colpo una farfalla variopinta entrò dalla finestra aperta, lei si avvicinò a Xantio e insieme ne godettero vicini la bellezza guardandosi negli occhi.

 “Mi spiace per la tua mano Xantio tanto…”

Lui di rimando le carezzò i capelli “Questa farfalla avrà i tuoi nuovi colori Talia, le stesse tonalità delle tue nuove tele che non saranno più solo di spine e ombre…”

Annuendo lei piegò il capo sul petto di lui “Capisco il dolore di Emy adesso, e durante il sonno quando udivo il tuo respiro da adolescente divenire adulto ho provato una stretta al cuore al pensiero che lui non fosse fortunato come me ad averti accanto…”

 L’Angelo scosse il capo “Anche Emy è felice adesso, anche lui stanotte ha ricevuto il suo Dossier ed il comando supremo di divenire  Custode di una nuova vita…”

Sollevando gli occhi a quella notizia Talia rise fra le lacrime “Tu sei venuto a me dopo cinque  Angeli fuggiti via a causa del mio silenzio e delle mie barriere e mi hai tolto ogni maschera, per quanto io stessa desideri tenerti accanto e gelosamente volerti solo per me,  ora ti chiedo di cercare Emy se lui è qui in Terra, di andare da lui,  solo  per poco ma di andare, io resterò ad aspettarti  senza fare danni te lo prometto. Vederti adulto sarà un’emozione importante…” Contemplando la farfalla uscire dalla casa e puntare verso il sole, Xantio baciò la fronte della giovane “Tornerò presto lo giuro!”

Levandosi in volo, stranito dal nuovo peso acquisito, Xantio si librò nell’aria cercando un punto imprecisato nel cielo, annusando l’atmosfera in cerca dell’odore di Emy, facendo forza con le ali spiegate,  finché una voce alle sue spalle lo ammonì dolcemente.

 “Il mondo è enorme Xantio e potrei essere ovunque, ma come vedi voltandoti mi trovi al tuo fianco!”

E girandosi di scatto l’Angelo si trovò di fronte ad una Creature dai muscoli adulti e guizzanti, il torso prepotente, i capelli corti e le cosce lunghe e tornite.

 “Quando è successo Emy?”

E lui ridendo nel vederlo nello stesso suo stato, gli si gettò fra le braccia “Stanotte Xantio… quando ho pianto dinnanzi a quella minuscola creatura che rossa, rossa si affannava a prendere il latte al seno, comprendendo di essere io il suo Custode e che non provavo altro desiderio che preservarla e aiutarla nella crescita… comprendendo di colpo l’istinto che ha guidato te verso Talia, di cui io sconosciuto  ti ho giudicato e maledetto”

Xantio lo strinse forte ridendo per la prima volta di nuovo come quand’erano bambini.

 “Perdonami Xantio ti prego per non aver guardato mai nel tuo cuore ma solo nel mio… avevo permesso che il tuo sorriso si offuscasse, volere veramente bene a qualcuno significa proteggere il suo sorriso non spegnerlo”

Egli annuendo strofinò la guancia ruvida contro quella del compagno “Gli errori non sono mai per sempre, vedi? Saremo pieni di lavoro nei prossimi mesi ma nulla ci separerà più Emy, anche se indaffaratissimi e diversi nel corpo ci vorremo di nuovo bene e più di prima”.

Destinato alla piccola Flavia nata in Toscana, Emy sarebbe stato molto lontano dalla Sardegna, ma in quel momento la distanza per nessuno dei due sarebbe stata una costrizione, l’essersi ritrovati, scoperti amici e adulti era tutto, e la vera sintesi della loro esistenza.

Tornando da Talia col cuore gonfio di gioia, Xantio si fermò sull’uscio col fiato spezzato: dinanzi a lui la giovane sedeva accanto alla tavola stringendo a sé Dante, che al suo fianco in piedi le aveva teneramente sollevato il mento per baciarla, colmo d’amore.

Ridendo Xantio le si avvicinò tornando alla sua natura invisibile e senza far rumore sedette ascoltando il battito di quei due cuori leggeri, com’erano state lievi le ali della farfalla fuggita verso il sole.

S.Pietro aveva creduto in lui e gli stava sorridendo mentre lui era pronto ad intraprendere da adulto la sua vera vita di Custode, di nuovo vicino ad Emy con cui avrebbe condiviso la magia più meravigliosa donata ad un Essere Vivente, finalmente sia nel Bene che nel Male…Vivere.

Fine

Monica Fiorentino 

Published in: on dicembre 17, 2009 at 10:23 am  Lascia un commento  
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