Donia l’Angelo dei Mari del Vesuvio

C’era una volta sopra le bianche nuvole che sovrastavano maestose il terso cielo del Vesuvio, un bellissimo angelo dagli occhi viola – nato dal connubio del mare e del cielo – le lunghe chiome color dell’aurora e le bellissime ali di sabbia, di nome Donia.

Libera e felice la creatura trascorreva le sue giornate librandosi gioconda sui flutti del mare, trastullandosi lungo le scogliere in cerca di conchiglie, libera e leggera, vivendo della bianca schiuma che l’aveva generata.

Divertendosi di notte col favore delle tenebre a spiare di nascosto i pescatori, il cui lavorio con le reti la incantava, con gioia infinita.

Vedere quelle dita veloci sciogliere spago, lo sforzo fisico delle braccia remare, quei volti saggi scrutare il mare per capirne la direzione, la incuriosiva e le riempiva il cuore di una festosità intensa.

Quel lavoro passionale, antico e sincero serviva a portare in tavola il pane e l’affascinava la dedizione con cui gli Umani sfidavano tempeste, buio, leggende marine e peripezie pur di setacciare ogni notte i fondali alla fioca luce delle lampare, per guadagnarsi quel pesce che sarebbe diventato per sé e per le loro famiglie il necessario quotidiano.

Donia aveva imparato a conoscere un po’ tutti i pescatori e amava ognuno per un lato del proprio carattere… più di tutti però era affezionata a Gennaro, un ragazzo che seppur di giovane età aveva già a casa moglie e un figlio di pochi mesi. Marito della dolce Maruzzella ricamatrice del Vomero, era praticamente nato pescatore: lavorare di notte, pescare e poi rivendere di buon peso il suo pesce al mercato l’indomani era la sua attività e grazie ad essa era riuscito a coronare il suo sogno d’amore.

E per Donia la storia di quel giovanotto gentile e timido aveva il sapore di una Fiaba bellissima.

Seduta sulla barca al suo fianco avvolta nel buio, adorava la luce che splendeva nei suoi occhi quando issava da mare le reti colme, e stimava quella pelle arsa dal sole che si consumava lontano dalla sua compagna senza poterne condividere il sonno. Testardo e orgoglioso.

Ma la Vita purtroppo è una partita difficile e non sempre i tempi sono favorevoli, talvolta dal desco di molte famiglie il pane scarseggiava e anche per Gennaro d’improvviso sembrava essere venuto  un periodo penoso da affrontare.

Il lavoro infatti prese a non dare più i profitti soliti e anche se Maruzzella riusciva a guadagnare con le vendite del ricamo, non era più possibile sopperire alle ingenti spese di ogni giorno.

Per continuare bisognava a forza che Gennaro si ingegnasse a cercare un’altra attività emigrando altrove, lontano dai suoi vicoletti odorosi di arance, dalle sue terrazze dove la sabbia si posava calda e dal porticciolo dove ancora inesperti, lui e Maruzzella si erano scambiati sotto la luna dopo una pizza e una bevanda ghiacciata il loro primo bacio.

Trovare un lavoro in fabbrica avrebbe permesso uno stipendio regolare.

La giovane moglie addolorata pianse per quel pargolo che sarebbe diventato un giovincello senza aver vicino il papà, se non per pochi mesi all’anno, ferie permettendo.

E Donia comprendendo di colpo di non poter tenere oltre le mani in mano, prima che quel treno portasse via Gennaro,  rimboccandosi le maniche capì che era giunto il momento di recarsi dalla Signora del Sonno e mettere in atto l’unico piano che aveva in mente per salvare la sfortunata famigliola.

A Napoli nel vicolo principale, sorgeva una bottega , che aveva il nome di Ricevitoria, zeppa d’aglio, cornicelli rosso fiamma, e forbici aperte, dove giocando dei Numeri a caso, una persona povera poteva diventare di colpo ricca..

E l’Angelo dei Mari recatasi presso la bella Dama Vestita di Luna le sciorinò il suo piano: fornirle per quella notte il potere di entrare nei sogni di Gennaro, come Angelo di Luce al fine di sussurrargli dolcemente i Numeri Vincenti della tornata del Lotto di quel sabato, salvandolo economicamente.

E convinta la Signora accettò rendendo Donia luce, facendola entrare nella mente di lui durante il sonno, per svelargli la combinazione giusta.

Svegliatosi coi Numeri in testa il giovane dopo una leggera colazione, decise di andarli a giocare come la voce senza volto gli aveva intimato. Ubbidiente.

E Donia incrociò le dita.

Conclusa la sua giocata il giovane pescatore tornò a casa per preparare i bagagli, nella segreta speranza che quanto aveva fatto gli potesse davvero recare Fortuna.

Al sabato mentre Maruzzella in cucina preparava la cena, Gennaro accese il televisore soffermandosi a guardare intorno le pentole di rame e le teglie appese alle pareti, con l’amarezza di chi contempla qualcosa da cui dovrà separarsi, la voce asettica del conduttore  proprio allora pronunciò i Numeri estratti, e la famigliola udì d’esser diventata miliardaria.

Donia rise di gioia nel vedere Maruzzella e Gennaro stringersi fra le lacrime: coi soldi incassati Gennaro avrebbe aperto una Pescheria dove anche la moglie avrebbe preso a lavorare mezza giornata e insieme al pesce pescato fresco, avrebbero venduto anche altri prodotti surgelati e tipici, garantendosi guadagni regolari.

 

Al loro bambino e agli altri che vennero dopo, i due fortunati genitori insegnarono sempre l’onestà e la fiducia, perché accanto ad ognuno c’è sempre un Angelo, un dolce Angelo venuto dal mare, da dove papà traeva il pesce fresco da vendere, che sorrideva sempre e aiutava gli altri a condividere con lui il sorriso.

Prima Edizione anno 2002

Monica Fiorentino

 

Published in: on dicembre 15, 2009 at 3:12 pm  Lascia un commento  
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