Il Lucidastelle

C’era una volta un bellissimo folletto dalle folte chiome corvine, i vispi occhi viola, e il musetto dolce e simpatico di nome Palù.

Con un curioso berretto verde a punta ornato di tintinnati  campanellini sempre ben calcato sulla testa, in tinta con la sua meravigliosa veste della stessa brillante tonalità, era lei ogni notte armata di secchio e di straccio a tenere pulite le stelle, evitando che impolverandosi giorno per giorno perdessero il loro splendore e illuminassero di meno il nero manto del cielo.

Abile e veloce con la sua minuta attrezzatura, attenta e scrupolosa nello svolgere il proprio compito, folletto dell’aria agile e pimpante, non esisteva sera in cui lei mancasse di compiere il proprio dovere balzando fulminea da una stella all’altra annerendosi mani e guance dal gran strofinare, e non c’era angolo di cielo che lei dimenticasse di lustrare per quanto remoto e nascosto, riportando in poche ore il cielo  nel pieno del suo splendore per la gioia e la bellezza dell’intero creato.

Sempre vigile ed attenta, che il firmamento brillasse delle sue gemme più preziose nella sua completa interezza, senza tralasciare neppure gli angoli più isolati,  Palù proprio in virtù di queste sue qualità, era da tutti chiamata ‘Il Lucidastelle’, folletto della luce buona della notte.

Creatura indispensabile e speciale.

Col tempo però qualcosa aveva cominciato misteriosamente a cambiare, e notte dopo notte le stelle sempre linde e pinte, avevano iniziato con l’apparire gradatamente più opache.

E allo scoccare dell’ennesima mezzanotte buia come la pece, uscendo di botto fuori dal suo castello col cuore in tumulto, contemplando verso l’alto il cielo senza luce sopra il suo regno, oltremodo preoccupato per quanto stava accadendo, le parole del mago Mercurio furono di profondo dolore “No, non è più soltanto una mia impressione! Il cielo è davvero più fosco! Le stelle ormai sono praticamente invisibili! E non soltanto qui sul regno di Alemano! Non trovi anche tu?”

Chiese stringendo nervoso la sua bacchetta magica fra le mani, al suo fedele compagno che avanzando adagio al suo fianco non poté che dargli ragione, perdendo lo sguardo oltre l’orizzonte verso la tenebrosa distesa nera del firmamento che sembrava avvolgere la terra come un lugubre drappo.

“Eppure è così strano!” scosse la testa Lura, docile e potente scorpione, fedele custode del giovane mago, preposto alla sua educazione dopo la prematura scomparsa dei suoi genitori, avvertendo tutta la sua tensione “Palù è sempre stata ligia al suo dovere, non è mai mancata di svolgere con cura e dedizione il proprio lavoro! E anche quando nelle notti di pioggia era impossibilitata a salire in cielo, e veniva ospite presso il nostro castello, non smetteva mai di fissare fuori dalla finestra l’andamento del temporale nella speranza che smettesse, per recarsi subito dalle sue stelle per asciugarle e rimetterle in sesto, ricordi?”

E Mercurio alzando le spalle a quelle parole, annuendo convinto gli rispose di petto “Certo che lo ricordo! Conosco Palù da quando sono nato! Ho trascorso tante notte chino sui miei libri di magia a studiare, mentre lei dall’alto mi faceva luce con le sue stelle! E’ stata lei ad insegnarmi tante cose riguardanti la scienza delle arti occulte che neppure immaginavo potessero esistere, instradandomi all’uso della pratica applicata alla teoria prima ancora che diventassi un mago effettivo! Mi è sempre stata vicina nei momenti più difficili, stringendomi in silenzio la mano e sostenendomi con le sue parole! Senza di lei e senza di te Lura, in certi momenti  non avrei proprio saputo cosa fare!”

E contemplando la sua meravigliosa bacchetta, la fiammante Preludio, che era riuscito ad impugnare anche grazie a lei, che l’aveva sempre sostenuto sin dalla prima volta, quando bussando fuori dalla sua finestra durante una notte di  tempesta gli aveva chiesto rifugio.

Mercurio ripensando al carattere forte ed idealista del bellissimo folletto che aveva subito permesso ad entrambi di creare un legame indissolubile, ricordando tutte le volte in cui dopo aver lucidato le stelle, lei era scesa al suo fianco  per aiutarlo nella sua difficile missione di mago, parlandogli con dolcezza infinita, restando alcune volte ad ascoltarlo in silenzio per ore, intimandogli di stringere i denti e lottare con tutto il suo cuore per ritagliarsi il suo posto nel regno di Aleramo. Ammutolendosi di botto al pensiero che potesse esserle accaduto qualcosa di male, sentendo il cuore stringersi in una morsa, serrò le labbra con forza  “Non po’ esserle successo …”

E avvertendo d’improvviso un brivido gelato scorrergli lungo la schiena, scorgendo il bellissimo Istituto apparirgli di colpo dinanzi mosso dalla pietà, trattenendo il fiato dallo spavento, udì le sue parole con le mani che gli tremavano.

Meraviglioso nella sua algida veste nera lungo ai piedi, un cappuccio appuntito a coprirgli interamente il volto, e un cordone di iuta a stringergli da cintura i fianchi, battendo tre volte la sua falce al suolo con voce cadenzata lo rincuorò “Palù è viva, non avere più paura per lei! … ma cercala e chiedile di tornare presto in cielo!”

E sparendo in mille bagliori di luce lo spirito lasciò Mercurio stravolto, a  fissare Lura col cuore  a mille.

“Dobbiamo partire immediatamente, senza perdere altro tempo! Palù sicuramente sta bene, ma se Istituto si è mosso a compassione ed è apparso ai tuoi occhi per tranquillizzarti, vuol dire che è davvero necessario ritrovarla!” gettò di un fiato lo scorpione, capace di interpretare il silenzio di certi spiriti, drizzando la sua cuspide.

E avvolgendosi nel suo mantello, riponendo con cura nel  fodero la bacchetta magica, il mago assentì col capo “Ovunque lei sia, la ritroveremo!”

E seguendo i passi dell’animale, Mercurio si mosse sinuoso e  guardingo nelle tenebre al suo seguito.

Appena usciti dal regno di Aleramo, attraversando entrambi spediti la selva senza mai fermarsi neppure per voltarsi indietro una volta, troppo agitati per la sorte di Palù per perdersi in qualsiasi altro pensiero, i due scorgendo di colpo un grosso Pino stendere i nerboruti rami delle sue braccia verso di loro per intimargli di accostarsi a lui, avvicinandosi al suo tronco alto e snello,  ascoltarono ciò che lui aveva da dirgli con lo sguardo stranito.

“Mago Mercurio leggo nel tuo cuore il motivo della tua dipartita dal castello, e anche se mi arreca molto dolore svelarti quanto è a mia conoscenza, sento il dovere di fartene partecipe!” buttò di un fiato l’albero chinandosi verso la coppia di viaggiatori.

E di colpo sicuro che la grossa pianta sapesse cosa fosse realmente accaduto al folletto, il mago levando il naso verso l’alto lo ascoltò con estrema attenzione.

“Alcune notti fa, una figura avvolta nel buio si è fermata  sotto le mie radici e scavando nella terra ha lasciato chiusa in una bottiglia di vetro una lettera, seppellendola con cura. Era molto buio, perché ovviamente nessuno di noi creature del bosco usufruisce più della luce delle stelle e la pallida luna rischiara troppo poco per rendere nitida una figura,  ma sono certo che quell’ombra fosse lei …Palù!”

E Mercurio col battito impazzito a quelle parole,  piegandosi al suolo prese subito a scavare a mani nude “Non temere Pino, adesso tirerò io stesso fuori la bottiglia e leggeremo la lettera insieme, così potremmo accertarcene coi nostri occhi!”

E dopo aver smosso appena pochi centimetri di terra, trovata subito l’ampolla contenete la missiva, il mago ripulendola dal terriccio con estrema cura ne svitò immediatamente il tappo,  srotolando il biglietto in esso contenuta, per leggerlo fra sé e sé in fretta e in furia senza esternarne il contenuto agli altri due.

E terminata la lettura del testo chiudendo gli occhi in silenzio trattenne il respiro.

“Cosa hai letto?” chiese fremente lo scorpione.

E il mago stringendo in pugno il foglio, gettò in un colpo solo “Che non tornerà più in cielo a pulire le stelle!”

“Senza un motivo?” imbottò l’animale, a cui sembrava veramente strano quel modo di fare da parte di Palù.

“No” deglutì lui.

Irato, levando i grossi rami delle braccia verso l’alto in uno slancio di collera, l’urlo furioso dell’albero fece eco nel bosco “Se ne è lavata le mani, senza avere neppure avuto il coraggio di prendersi le proprie responsabilità! Ormai erano già diverse notti che mi ero accorto della progressiva  diminuzione della luce delle stelle, ma pensavo fosse solo un evento transitorio!”

Scuotendo il capo a quelle illazioni, Mercurio ferito, ribatté in difesa del folletto “Ma potrebbe anche non essere stata lei a scriverla!”

“Tu hai troppa fiducia in quel folletto! Saresti anche capace di negare l’evidenza pur di continuare a credere nella bontà del suo cuore! Come giustifichi allora questo buio? Dove è lei?” mugugnò l’albero.

Rialzandosi dal suolo, scuotendo il capo il mago richiuse la lettera nel palmo sinistro, stringendo i pugni “Non credi in lei, vero?”
L’albero tacque a quella domanda, punto sul vivo.

Voltandogli le spalle allora Mercurio, rivolgendo lo sguardo verso Lura gli chiese muto di seguirlo. Ed  insieme ripresero il cammino senza proferire più alcun parola.

Lui credeva in Palù, ed era certo che non fosse  stata lei a scrivere quella lettera, per quanto i fatti potessero dimostrare il contrario.

“E hai ragione!” gli confermò di colpo una voce estranea alle sue spalle, fermando di botto il suo incedere.

E voltandosi di scatto Mercurio, scorgendo dietro di sé una stella cadente squadrarlo con gli occhi lucidi, le sorrise dolcemente.

“Il mio nome è Suniva, giovane mago e vivendo in cielo ho il dono di poter vedere quanto accade in giro senza essere scoperta, e ho visto coi miei occhi Belfagor rapire il folletto Palù per portarla nel suo regno, così da scaraventare la terra nelle tenebre più nere, senza più il suo straccio a riportare la luce!” gettò di un fiato la poverina sporca anch’essa di polvere, come tutte le sue sorelle “Avrei voluto confessare tutto questo molto prima, ma non ne ho avuto il coraggio! Solo grazie alla purezza del tuo cuore e alla sconfinata fiducia che nutri nei confronti di Palù, ho trovato la forza per aprire bocca!” confessò triste “Avevo paura di non essere creduta o peggio ancora, di essere catturata da Belfagor e fatta prigioniera negli Inferi, se lui fosse venuto a conoscenza del mio tradimento! Ma tu mi hai dato coraggio!”

E il mago appresa la notizia, scrutando lo scorpione con sguardo complice gli sorrise di gioia.

“Se volete posso scortavi io,  fino al regno degli Inferi dove si trova adesso Palù! In volo potrete giungere molto prima!” si offrì la bella stella, ansiosa di aiutare il lucidastelle a cui era sempre stata tanto legata, ma che aveva avuto troppa paura di proteggere da sola.

E annuendo d’istinto, senza farselo ripetere una seconda volta Mercurio e Lura saltarono in groppa alla stella, stringendosi ad una delle sue punta con forza “Portaci fino alla porta del regno, poi lasciaci lì e mettiti in salvo!” gli ordinò il mago e lei annuendo partì veloce alla volta dell’Inferno.

Il  benvenuto per Mercurio e compagni non fu affatto dei migliori, avvertito del loro arrivo grazie ai suoi malefici poteri Belfagor, postosi dinanzi ai cancelli del suo regno a braccia conserte li accolse col suo ghigno più diabolico ben stampato sulle labbra “Siete  venuti tutti insieme per liberare  il folletto lucidastelle, vero?”

E nonostante la figura imponente del mostro non ispirasse alcuna fiducia, Mercurio ormai vicino alla sua dolce Palù, intimando alla stella cadente di allontanarsi e al fedele  Lura di accompagnarla, sentendo il cuore gonfio di un coraggio mai provato prima si fece avanti senza reticenze “Si, sono qui per liberare Palù!”

“Bene! Complimenti per la tua forza giovane mago! Il tuo onore ti fa merito, mi sei simpatico! Quindi ho deciso di offrirti tre possibilità!” rise spavaldo.

“Come puoi vedere alle mie spalle ci sono tre giardini  a far da cornice tutt’intorno al mio meraviglioso castello. Uno di fiori rossi, uno di fiori blu, l’altro di fiori gialli, soltanto in uno di questi però si trova prigioniero il tuo folletto debitamente incatenato e reso inerme! Se tu entrerai in quello giusto, ti prometto di liberare la tua cara, se invece dovessi entrare in quello sbagliato lei resterà in mano mia, e dovrai tu donare qualcosa a me per il disturbo arrecatomi!”

Deglutendo a vuoto il mago annuì con sguardo fiero “Lo trovo giusto! Cosa vuoi in cambio?”

“In caso di sconfitta da parte tua … voglio che tu mi ceda Preludio, la tua bacchetta magica, cosicché  tutto il suo potere possa andare nelle mie mani per sempre!”

Pronto a tutto pur di salvare la sua adorata Palù in pericolo, lui annuì pensando “Non posso perdere!”

E scegliendo i fiori rossi, il giovane varcò l’antro del giardino con passo fermo, certo che il cuore di Palù affannato ed impaurito fosse nascosto proprio fra quei petali scarlatti,  in attesa della sua venuta.

A quel gesto, con un urlo spaventoso  Belfagor fece tremare cielo e terra “Fermati maledetto mago!”

E scagliandogli contro tuoni e fulmini generati dalle punte infuocate del suo forcone, gli bruciò i lembi del mantello bloccando il suo cammino.

Mercurio aveva scelto bene, il suo cuore aveva trovato quello di Palù, e infuriato il demonio lo maledisse con tutto l’odio di cui era provvisto il suo animo perverso.

“Avevi promesso!” gli urlò contro di rimando il giovane Mercurio, sfoderando prontamente la sua bacchetta per proteggersi dall’attacco nemico.

“Mai credere alle promesse del diavolo!” rincarò la dose Belfagor continuando a colpire il mago a ripetizione “Nessuno te lo ha mai detto?”

E preparandosi alla lotta, Mercurio deciso a liberare il folletto a qualsiasi costo e fermare una volta per tutte i malvagi piani del mostro, puntò la sua bacchetta dritta in direzione del suo terrificante muso dalle fauci appuntite quanto le sue corna, dando inizio alla loro guerra.

In quello stesso istante dal cuore palpitante del mago impegnato nella lotta, una luce fulgente prese vita trasformandosi nel bellissimo Miracolo, aulico spirito dalla lunga veste evanescente e i bei capelli  turchini, che uscito dalla sua anima si recò senza porre tempo in mezzo dalla piccola Palù per liberarla.
E sfrecciando veloce fra i vermigli fiori del giardino del regno degli Inferi, lo spirito udendo il tintinnio dei  campanellini del folletto sempre più vicini, scorgendola prigioniero di un rovo rinsecchito legata ai polsi ed alle caviglie da lacci di aguzze spine, pallida nel volto e completamente ricoperta di lividi e cicatrici, chinandosi su di lei con dolcezza la liberò delicatamente, e prendendola fra le braccia la cullò con amore infinito.

“Svegliati Palù! Mercurio ha bisogno di te! Fuori le mura di questo regno sta lottando da solo contro Belfagor, ma non può farcela senza di te! Ti prego svegliati e scendi al suo fianco, con te accanto la sua bacchetta non tradirà un colpo!” E rinvenendo lentamente, il folletto aprendo suoi dolci occhi viola, ritrovando a quelle parole ogni ragione di vita, nonostante il dolore che le numerose ferite ancora aperte le provocavano si tirò in piedi, e pregando lo spirito di farle da guida, si affrettò a raggiungere il suo Mercurio.

Dinanzi all’evolversi della battaglia Palù trattenendo il fiato, scorgendo il giovane mago sfinito parare i colpi con prontezza sempre minore, stringendo forte i pugni levò il viso verso il suo cielo implorando le sue amiche stelle di venirle in aiuto. Aveva conosciuto Mercurio che era soltanto un bambino solo ed inesperto, lui l’aveva accolta con affetto infinito nel suo castello aiutandola durante il pericolo senza mai smettere di credere in lei, non poteva lasciare che Belfagor  avesse la meglio su di lui.

Non poteva, per lui e per se stessa.

“Chiedici qualsiasi cosa Palù! E in nome di tutto quello che tu hai sempre fatto per noi, saremo ben liete di venirti in aiuto adesso che ne hai la necessità!” le dissero all’unisono in coro tutte le stelle del cielo, nella loro veste nera e sudicia, fiondandosi al suo fianco.
“Riducete Belfagor in polvere!”

E scendendo a grappoli, l’intero esercito celeste si scagliò furente in una pioggia di appuntiti aculei incandescenti contro il perfido Belfagor, infilzandolo per tutto il corpo,  fino ad avvolgerlo per intero in una vampa di lingue di fuoco, piegandolo alla resa, facendolo sparire insieme al suo regno in un ultimo sbuffo di cenere e lapilli.

“Tu non hai smesso di credere in me vero, Mercurio?” chiese con un filo di voce il folletto, annaspando a tratti, sfinita  dalla fatica accumulata durante la battaglia, ritrovandosi con lui terminata la lotta, fra i fumi del campo raso al suolo mentre di lontano Lura nascosto fra il fogliame,  li spiava muto.

“Neanche quando tutti avevano perso ogni fiducia in me, vero?”  gli chiese.

Arrossendo lui scosse il capo “Mai! Perché ti conosco!”
E ferita e pesta Palù, sfiorando la guancia di lui con la sua manina minuscola e graffiata, rise di gioia infinita.

E tornata ai suoi compiti, non mancò mai ogni notte dopo aver  pulito tutto quanto il firmamento, di scrivere con la sua luce un saluto speciale per il suo amato mago, che in lei avevano creduto fino in fondo, tenendo riservata una stella più brillante delle altre per loro due soltanto.

Fiorentino Monica

Published in: on dicembre 14, 2009 at 9:28 am  Lascia un commento  
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