La storia del principe Secondo

C’era una volta nel Regno di Chiara Valle un giovane principe di nome Secondo.

Dai lunghi capelli corvini, la pelle bianchissima, i lineamenti nobili e leggiadri. Impavido e valoroso, il giovane era nato con allacciato al mignolo della mano sinistra un lungo filo rosso, dono alla sua nascita della bellissima Fata Grazia – creatura magica fra le più  potenti dell’intero Regno – che presente al parto del loro futuro re, prendendolo per prima fra le braccia, lo benedisse porgendolo alla madre, augurandogli il bene più grande.

“Perché vostro figlio possa trovare la donna della sua vita, adatta a lui e a renderlo felice!”  gli auspicò con cuore colmo d’amore la fata “Perché questo filo al suo dito possa ricongiungersi al momento opportuno, alla giovane nata per completarlo! A lei e lei soltanto, unica e degna sposa del suo figliolo! Il nostro futuro Re!” consacrò il filo.

E lisciando il capo del neonato, aggiunse con occhi guardinghi “Ma attenzione! Che lui non si azzardi mai a forzare il Tempo, né a cercare in alcun modo di ingannarlo, sfuggendo a ciò che il Destino ha già deciso per lui e nessuno avrà mai il potere di cambiare!”  sentenziò compita.

Nella speranza che una volta divenuto adulto, lui avesse a mente le sue parole.

Ma crescendo il giovane principe, ansioso di trovare presto il vero amore ed essere a sua volta amato, sembrava non riuscire a trovare così facilmente la detentrice dell’altro capo del filo, e forte e coraggioso, impareggiabile in battaglia quanto buono e giusto col suo popolo, amato e rispettato da tutti, l’unica cosa che sembrava mancargli per completare appieno la sua vita, era proprio una  bella e adorabile sposa.

Così il giorno del suo ventunesimo compleanno il giovane ebbe di colpo un’idea “Questo filo è in realtà molto lungo, potrei spezzarlo io stesso e dividerlo con la donna giusta!” pensò, desideroso di avere accanto quella compagna che tardava a venire.

E annunciato per quella stessa sera a corte un grande ballo, con un editto imperiale invitò a parteciparvi tutte le principesse dei dintorni.

Belle, giovani, eleganti, bene educate e cortesi, le fanciulle che presero a recarsi a palazzo richiamate dall’appello ufficiale, furono tantissime. E scorrendo sorridenti e allegre, uno dopo l’altra sotto gli occhi dell’erede al trono, una più virtuosa dell’altra, presero a riscuotere in lui i più ampi consensi.

Ma per quanto il giovane si sforzasse di sfilare dal suo dito il rosso spago per dividerlo con una di loro, il filo sembrava non venir via di un millimetro, ben saldo al suo anulare, suscitando in lui non poco sgomento.

Così terminato il ballo, afflitto e deluso, il principe ritiratosi nelle sue stanze, sicuro che la sua sposa non si trovasse in quei luoghi ma bensì altrove, deciso a cercare anche fuori dal Regno, senza riuscire a chiudere occhio, levandosi di filato dal suo letto, scese nelle proprie scuderie e sellando con le sue stesse mani il proprio destriero partì al galoppo, annunciando alle guardie e ai suoi sudditi che sarebbe tornato presto con la loro regina.

Ma mentre era intento ad attraversare la Foresta delle Terre Nuove, una tremenda  tempesta si abbatté di colpo furiosa sul creato, dilavando con innata violenza ogni angolo della terra, creando in pochi minuti una bufera di fango e acqua impossibile da governare. E il giovane Secondo solo e disarmato in balia degli elementi, disarcionato con forza dal suo fedele animale, imbizzarritosi a causa del pesante fragore dei tuoni, rovinò al suolo restando ferito ad una gamba, inerte e storpio, completamente perduto.

“Non ti muovere o potresti finire col peggiorare la situazione!” gli si avvicinò guardinga una lupa dagli stupendi occhi viola e il pelo bianchissimo, incurante della tormenta, che in fuga col suo branco in cerca di riparo, completamente zuppa, nel vederlo rovinare dal cavallo  non aveva esitato a lasciare i suoi compagni per corrergli in aiuto.

E udendola parlare, Secondo smarrito, credendosi in preda alle allucinazioni, inspirando forte il suo odore, sbarrando gli occhi perse i sensi stravolto.

Ma lei consapevole dei rischi che lui stava correndo in quei luoghi, ridotto in quello stato, tralasciando i convenevoli, si adoperò per metterlo in salvo senza porre tempo in mezzo.

E portatolo al sicuro in una grotta vicina, che lei sapeva protetta, adagiandolo a riposare sopra un giaciglio di fortuna morbido ed asciutto, pose sulla sua ferita delle foglie guaritive legandole per bene con il filo rosso che dalla nascita aveva al dito della zampa sinistra, restando a scaldare il suo sonno tutta la notte col calore del suo fiato.

Senza muoversi dal suo capezzale.

Al suo risveglio il principe come riscuotendosi da un incubo ormai lontano, non percependo più alcun dolore dilaniargli la  gamba, voltandosi adagio, scorgendo la medicazione che la lupa gli aveva fatto con tanta accortezza fino a farlo guarire, notando che le foglie erano tenute ben salde da un filo rosso, cercando di prendere voce articolando a fatica ogni sillaba, scosse la testa stranito.

“Era l’unico modo che avevo per tenere ben ferma la medicazione alla tua gamba, mentre ti rivoltavi nel sonno!” lo sorprese la voce di lei, precedendolo nei suoi pensieri, mentre si levava dal suolo  dov’era rimasta accucciata a vegliarlo, con gli occhi raggianti.

“Ma ti reca forse fastidio? Ti fa male? Perché non fai altro che guardarla con quella strana smorfia sul viso? Forse ho stretto troppo?” gli chiese lei titubante, senza riuscire a decifrare le emozioni del principe.

Ma lui a quelle affermazioni, scosse il capo convinto “Dove lo hai preso?” le chiese tremante, udendo come di lontano giungere al suo orecchio, l’eco di una voce sconosciuta pronunciare parole incomprensibili, accompagnata dalla figura alta di una Fata posta accanto ad una culla “Ma attenzione  … che lui … non si …azzardi mai  … a forzare il Tempo …”

“L’avevo al dito della zampa sinistra alla nascita!” gli confessò lei, timida.

E lui sorridendo a quelle parole, l’abbracciò d’istinto incurante del suo pelo ispido e ancora arruffato d’acqua, stringendola al cuore con amore infinito.

Le braccia di lui furono così dolci nello stringerla al petto e i suoi sentimenti così puri nell’amarla di un sentimento tanto incondizionato, che d’un tratto la lupa si sciolse fra le sue braccia in mille bagliori di luce e riprendendo le sue vere sembianze di giovane fanciulla, gli sorrise di colpo con gioia infinita “Sei tu allora l’uomo per me?” battè le mani nuda e felice, la bellissima principessa Diletta, di nuovo donna.

“Alla nascita mi fu messo al dito questo filo, affinché io avessi potuto trovare il vero amore! Quello capace di vedere ben oltre le apparenze e il mio rango di giovane principessa del Regno di Roccia Viva! Il vero amore che sarebbe venuto a me qualsiasi forma io avessi avuto, in qualunque posto io fossi stata, al momento giusto e a tempo debito, detenendo l’altro capo del filo!” buttò di un fiato.

“E trasformata in una lupa dalla Fata Bianca, mi fu indicata la via della Foresta da percorrere con cuore aperto e animo sincero, fino a quel giorno!”

E Secondo mostrandole a quelle parole lo stesso filo che come lei aveva legato sin dalla nascita al suo dito, slegatosi in modo naturale per unirsi al suo, la strinse al cuore con dolcezza ancora maggiore e baciandola con amore infinto, l’invitò a divenire la sua regina.

E tornati insieme nel Regno di Chiara Valle vissero per sempre  felici e contenti.

Monica Fiorentino

Published in: on dicembre 11, 2009 at 3:53 pm  Lascia un commento  
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