Cenere di rosa

C’era una volta racchiusa nell’incavo della corteccia della Grande Quercia delle Meraviglie, posta nel cuore del folto Bosco di Bacicalupo, una bellissima elfa dagli occhi viola di nome Cenere di Rosa.

Detentrice del sacro secchio dei colori con cui venivano tinti i fiori di tutto il creato, era lei, sia d’estate che d’inverno, in prossimità dell’autunno come nel cuore della primavera a tingere i petali della natura con tutte le loro sfumature più sgargianti, illuminando col proprio splendore il mondo intero: utilizzando con mano ferma e mente vivida, tinte tenui e delicate in primavera, tonalità d’oro e di bronzo in autunno, rosso e ghiaccio in inverno, cenere d’estate ruotando al crepuscolo i suoi girasoli. 

 Artista sensibile ed eclettica, vestita di rugiada e di terra, animo nobile e versatile capace col suo tocco di portare ovunque intorno, la luce e la gioia.

Ma un giorno l’elfa, intenta a ridipingere col suo manto di colori il creato, accorgendosi di botto che al suo caleidoscopio di luci mancasse il rosso – la tinta più brillante –  sgranando gli occhi stranita, posando a terra i secchi di polline fatata si recò subito a grandi falcate verso la Torre  Alta, al cui interno dimorava lo spirito della saggezza, per chiedere delucidazioni a lui, a cui nulla era ignoto.

 

“Il rosso …” bofonchiò Colui il Quale, il vecchio spirito della Torre, vestito di niente, a cui tutti chiedevano consiglio in caso di difficoltà.

“Il rosso …” ripetè massaggiandosi la lunga barba canuta, sospirando “Dimmi bella Cenere di Rosa, ma per caso il tuo cuore ha subìto un grave dolore ultimamente?”

A quella domanda l’elfa chinando il capo si morse le labbra contrita “Si, saggio spirito. Giorni fa il mio cuore ha patito una grande sofferenza, che porto ancora tuttora nel mio petto! Ma questo cosa significa?”

Tossicchiando il vecchio assentì schiarendosi la voce “E’ stato questo a farti perdere il tuo rosso, il colore più festoso e gioioso di tutti, cara la mia elfa dei fiori! Ecco cosa è stato!”

E spalancando la bocca a quella risposta, la creatura strinse i pugni spaurita “Oh! E adesso come devo fare per ritrovarlo?”

“Devi cercarlo dentro di te!” gli rispose pacato Colui il Quale, spirito maestro, facendo spallucce prima di sparire sotto i suoi occhi insieme alla propria Torre “Cercarlo lì dove manca! Dentro di te!”

E Cenere di Rosa rimasto sola, afflitta a quelle parole, sedendo su di un sasso, avvinta prese a meditare.

“Cosa doveva fare? Da dove doveva cominciare? Come potevano i fiori restare senza colori e il mondo intero privo della luce  riflessa  dei loro  petali, a causa sua?”

E angosciata, perdendo lo sguardo nel lento ondeggiare del fiume sotto i suoi occhi, così placido, limpido e cristallino, intento ad avvolgere col caleidoscopio della sua luce abbacinante, una piccola foglia di un verde sfavillante, facendola danzare leggera sulla sua superficie, la creatura dei boschi, sentendo il suo animo aprirsi a quel meraviglioso spettacolo, si portò le mani al petto trattenendo le lacrime.

“Prendila, se vuoi!”

Le sussurrò con voce canterina lo spirito del fiume,  sollevandosi dal suo bacino in mille cristalli di luci.

“Prendila!”

E muovendosi col suo corpo trasparente, inodore e incolore, ondeggiando con la sua lunga veste composta di flutti, trasparente e limpida, articolando di colpo una coreografica capriola sotto gli occhi dell’elfa, per farla sorridere, gliela porse raggiante.

“Posso davvero?” sussurrò timidamente Cenere di Rosa “Ma è così bella! Che io …”

“Anche tu lo sedei!” gli rispose lo spirito. Ridendo

E l’elfa allungando la mano per prendere la foglia bagnata di rugiada, meravigliosa quanto una gemma d’inestimabile valore, sentendo il core batterle in petto all’impazzata, sorrise di gioia “Davvero lo pensi? Anche se non riesco più a svolgere il mio compito e riempire di colori i petali di tutti i fiori del mondo?”

Annuendo lui mosse il capo “Non è colpa tua! Tu stai soffrendo di un dolore cupo e sordo! Per questo non riesci a reagire! Non puoi farci nulla!”

E Cenere di Rosa illuminandosi a quelle parole dolci e comprensive, che avrebbe voluto sentirsi dire sin dalla notte in cui il suo cielo aveva perso di botto tutte le sue stelle, perdendosi in  quello sguardo sincero, di cui aveva avuto uno smisurato bisogno in quegli ultimi tempi prese la foglia delicatamente chiudendola con amore infinito nel pugno della su amano. Dolcemente.

“Tienila pure con te!” la salutò lo spirito, sparendo dalla sua vista con l’ennesimo acrobatico capitombolo. Ridendo.

E l’elfa rimasta sola, aprendo il palmo della sua mano sentì il petto sussultarle nel petto, nello scoprire chiuso al suo interno anziché la meravigliosa verde foglia, il suo filo rosso.

E ridendo sbalordita a quella scoperta – comprendendo ciò che era successo – scosse il capo felice: e riprendendo a tingere dei suoi colori il creato, da quel giorno i suoi fiori furono per sempre i più brillanti di tutti.

 

Monica Fiorentino

Published in: on dicembre 7, 2009 at 10:42 am  Lascia un commento  
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