Tao lo spirito dell’inverno

C’era una volta  nella lontana Valle d’Inverno un bellissimo spirito bianco di nome Tao.

Dagli stupendi occhi viola, le folte chiome corvine a incorniciargli le gote e il viso dolce e disarmante, era lui con il suo apparire – avvolto dalla sua coltre di candida nebbia a inzaccherargli la veste  – a portare durante il passaggio dalla stagione autunnale a quella invernale, il dono del freddo e della neve su tutto il creato.

E amato e rispettato da tutti per la sua solerte attività e la magia che accompagnava ogni anno il suo arrivo,  grande era da sempre stata nei secoli l’attesa del suo avvento da parte di tutte le creature viventi, desiderosi di aprire al ritmo del suo canto e al fascino misterioso dei suoi veli, le festose danze di dicembre.

Ma un giorno – mentre era intento a ripiegare i suoi tappeti di ghiaccio al sovvenire della primavera nelle Terre di Bacicalupo – colpito a tradimento da una freccia nemica, scoccata dall’arco di un perfido Spirito del Male in giro per le Lande d’Inverno, desideroso di distruggere con lo sparire delle stagioni il normale evolversi della catena ciclica biologica. Relegato a dormire il sonno vuoto dell’oblio, solo e inerte, rinchiuso in una teca di cristallo, Tao col ferro in corpo giaceva circondato dagli sguardi di compassione altrui, che attorno alla sua teca, contemplavano di lontano il suo sonno senza avvicinarsi, intimoriti dalla presenza dei sette lupi bianchi posti a guardia del suo sonno.  

Composto e rigido nel suo torpore senza suoni né colore.

Ma una notte al sopraggiungere del Solstizio d’Inverno, una giovane elfa di passaggio in quelle Terre, di ritorno verso casa con un bel cesto di bacche colmo fino all’orlo ben stretto sottobraccio, accaldata e stanca, sorpresa di non sentire le membra gelarsi come ogni volta in quel periodo, appresa la leggenda che voleva per quell’anno lo spirito dell’Inverno posto a dormire in una bara di cristallo, il sonno nero dell’oblio, incuriosita, desiderosa di verificare in prima persona la veridicità di quella che riteneva “Una delle solite dicerie del bosco”, recatasi presso il luogo dove Tao riposava imprigionato, nel vedere il meraviglioso spirito bianco immerso in quel triste sonno senza sogni, se ne innamorò all’istante. E decisa a riportarlo in vita, e vederlo ricondurre col candore del suo volo, nel freddo Cielo delle Stagioni la gioia bambina del gelo e dell’incanto, senza porre tempo in mezzo prese dritto lungo il sentiero che portava alla Stanza dello Spirito e del Tempo dove dimorava la bella Calenda, Fata dei Giorni e delle Stagioni, decisa a chiederle aiuto.

“Ma dolce Cleonice!” l’ammonì stravolto l’integerrima Fata nell’ascoltare la sua richiesta “Quello che mi chiedi è a dir poco impossibile!” sentenziò di un fiato con voce scura “Lui ormai non ha più un cuore e senza di esso non potrà mai risvegliarsi! Per quanti abbiano potuto piangere fino ad ora la dipartita, nessuno ha avuto il coraggio di oltrepassare il branco di lupi posto a guardia del suo sonno dallo spirito dell’oblio! E tu, semplice elfa, non puoi farci nulla!”

Ma lei convinta strinse i pugni “Io ho un cuore!” ribatté ferma “E  potrei dividerlo con lui!” sorrise raggiante.

A quelle parole Calenda strusciando la sua lunga veste tempestata di foglie e di variopinti fiori lungo il pavimento di pietre grosse del suo maniero, indietreggiò “Si, certo! Ma pensaci bene! Affinché ciò  avvenga è necessario che il tuo amore verso quello spirito addormentato sia vero e sincero! Altrimenti nel momento stesso in cui io starò operando il mio incantesimo su di te, morrai sbranata dai sette lupi bianchi posti dall’Oblio a guardia del suo sonno!”

Ma senza un minimo di esitazione lei accettò.

La Fata allora posò la bacchetta sul petto della creatura dei boschi e pronunciò di un fiato la sua formula, chiudendo gli occhi.

Ma prima ancora che lei avesse avuto il tempo di terminare per intero il suo salmo, lo spirito aprì gli occhi sano e salvo, tenendo nel proprio petto l’altra metà del cuore della sua innamorata.

Riportato in vita dall’amore vero e sincero della bella Cleonice, tanto grande e sconfinato da essere capace di abbattere qualsiasi barriera.

E risvegliatosi di colpo dal suo torpore, perdendosi negli splendidi occhi della bellissima elfa – sparita in mille bagliori di luce dalla camera della Fata per apparire al fianco del suo amato – tendendole la mano le sorrise dolcemente.

E abbracciandosi d’istinto l’uno all’altra, i due tornati insieme nella Valle d’Inverno, vissero per sempre  felici e contenti, portando nel creato attraverso la pioggia bianca dei loro sentimenti più puri, il candore del loro amore disciolto in mille cristalli di luce, sopra i sogni invernali di tutte le Umane Genti, con gioia e dedizione infiniti.

Monica  Fiorentino

 

Published in: on dicembre 4, 2009 at 10:51 am  Lascia un commento  
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