L’aquila. Un uccello reale

L’ aquila uccello rapace della famiglia Accipitridi, ordine Falconiformi,  vive un po’ ovunque fatta eccezione per la Nuova Zelanda e l’Australia.

Fra i più grandi volatili che vivano in Europa, può superare il metro di lunghezza e avere un’apertura alare di oltre due metri, con un peso che oscilla dai tre ai cinque kg nei maschi, e dai quattro ai sette kg nelle femmine.
Capace di volare sino a quattromila-cinquemila metri di altezza, gode di una vista eccezionale in grado di scorgere una preda anche a distanza di chilometri.

Con radi colpi d’ala può mantenersi in volo per ore e picchiare quindi velocissima, superando i cento km/h.
L’aquila ha becco adunco ad uncino, zampe piumate, terribili artigli ricurvi e costruisce di preferenza il nido sopra rocce inaccessibili o nel profondo delle foreste.


Ha una vita media che si aggira intorno ai 26 anni.

Le tipologie sono vastissime e per citarne solo alcune fra le più note, l’elenco si presenta già ricco: l’Aquila dal ciuffo, l’Aquila bellicosa, l’Aquila minore, l’Aquila dalla lunga coda, l’Aquila del Bonelli (così chiamata in onore del celebre naturalista italiano Franco Andrea Bonelli 1784-1830) che nidifica esclusivamente nelle zone della Sardegna e della Sicilia.

Famosissima è l’Aquila dalla testa bianca denominata Aquila dei mari, capace durante i lunghi voli di catturare a pelo d’acqua la propria preda, emblema degli Stati Uniti.  Anche se la principale resta tuttavia l’Aquila Reale, tipica per avere le dita delle zampe piumate.

L’aquila depone le proprie uova sull’altura di vette inaccessibili, e una coppia giunge a costruire anche dodici nidi, realizzati fra dirupi o fra rami di vecchi alberi irraggiungibili. La covata ha luogo una volta l’anno, a gennaio o maggio a seconda della specie,  la femmina depone da una a quattro uova alla volta, cova il primo immediatamente e ne depone un secondo in media dopo due o cinque giorni. L’incubazione dura 42 – 45 giorni, gli aquilotti che  nascono dopo sei settimane, sono ricoperti da una sottile peluria bianca e solo dopo dieci settimane il piumaggio diviene scuro e a quattro anni prende definitivamente il suo colore dorato.

Uccello poco vocifero e per questo ritenuto molto contemplativo, l’aquila adulta emette il classico ‘kiok-kiok-kiok’ solo in periodo riproduttivo (marzo-luglio) e comunque raramente. I giovani sono invece molto vociferi per richiamare l’attenzione dei genitori.

Il nome aquila dalla radice mista, serve ad indicare sia il maschio che la femmina della specie, senza distinzione.

L’aquila più forte di qualsiasi altro uccello, è stata presa dagli uomini come simbolo presso tutti i popoli ed in ogni età. L’aquila romana ad esempio fu adottata da C. Mario come insegna militare.

Raffigurata in cima ad un’asta, che poteva venire conficcata a terra con un puntale, precedeva le legioni.

Famose sono l’aquila bicipite del Sacro Romano Impero, poi adottata dagli Asburgo, l’aquila imperiale russa e quella francese, che con Napoleone sostituì il gallo.

Nel Medioevo il simbolo dell’aquila si identificò con l’idea stessa di sovranità, e a tale proposito si narra una vicenda molto emblematica: un giorno Federico II imperatore germanico che aveva posto la sua corte a  Palermo, cacciava col falcone, quando ad un certo punto l’animale scorse un’aquila che volava molto in alto e subito guizzò verso lei, raggiuntala l’assalì, uccidendola.

Poi fece ritorno dal suo padrone. Federico diede allora ordine al carnefice di mozzargli la testa, perché aveva ucciso l’aquila, re degli uccelli, e quindi anche del falco.

Secondo la leggenda l’aquila è la creatura più mistica e misteriosa del cielo, unico uccello capace grazie ai suoi voli altissimi di giungere fino al cielo e fissare  la luce del Padre Sole
senza abbassare le palpebre, è per questo il solo volatile in grado di volare dal mondo materiale a quello soprannaturale, portando i corpi dei defunti dalla Terra al Cielo.

Accostato dallo Pseudo Dionigi per la particolarità delle sue ali così grosse e dei suoi voli appunto così vicini al Cielo, con la figura degli Angeli, l’aquila è citata nell’Apocalisse di Giovanni come il quarto angelo, che verrà in Terra con le sue ali dalla struttura simile a quelle delle aquile, appunto come “un’aquila in pieno volo”.

Secondo un mito siberiano invece, l’aquila scese un giorno In Illo Tempore, sulla Terra tormentata dai demoni; su ordine del Supremo Essere si unì ad una donna e generò quindi l’unica creatura in grado di cacciare i demoni e di salire al cielo, di evocare i morti e di visitare le regioni cosmiche: Lo Sciamano.
Presso gli indiani il culto dell’aquila divenne per questo sacro, e i capi tribù presero ad adornarsi il capo con le sue sacre piume, e a costruire con esse uno strumento dalle proprietà ‘magiche’ legato ai Sogni.

Chiamato anche Uccello del Tuono, perché l’unico ad uscire   per la caccia durante le tempeste, generando un rumore secco con le proprie ali simile a quello del tuono. Uccello di Zeus (Giove) era l’aquila a portare a destinazione le Folgori del Dio e a recuperarle dopo averle scagliate.

Fu infatti l’aquila ad eseguire il castigo voluto da Zeus ai danni del Titano Prometeo, che aveva sottratto un raggio di luce dal Sole per donarlo al Genere Umano permettendogli così di scoprire il fuoco.

Zeus infuriato a quel gesto, che aveva dato agli uomini un potere che sino ad allora era appartenuto solo agli dei, incatenò Prometeo ad una roccia sulle montagne del Caucaso e dispose che ogni giorno l’aquila divorasse un pezzo del suo fegato. In quanto Titano, Prometeo era immortale: e non potendo morire, il suo fegato ricresceva ogni notte e l’aquila ogni mattino tornava a divorarla, in un  eterno supplizio.

L’Aquila è una costellazione riconosciuta dall’astronomo greco  Tolomeo nel 150 A.C. insieme agli altri tre uccelli che formano l’emisfero boreale: il Cigno, la Colomba ed il Corvo.

Risalente all’antichità, si trova nella Via Lattea ed è una regione abbondante di novae (stelle vecchie che manifestano improvvisi e cospicui aumenti di luminosità fino a 10.000 volte), connessa con quella dell’Acquario. La stella più brillante dell’Aquila è Altair una stella bianca distante 16.1 anni luce e costituisce uno dei vertici del cosiddetto Triangolo Estivo visibile nei periodi appunto estivi.

Ibrido dell’aquila con un piumaggio dai cangianti colori rosso fuoco, blu chiaro, porpora e oro è la Fenice.

Re de cielo e di tutti gli uccelli: simboleggia il coraggio, la fierezza, la nobiltà, la forza, il dominio.

(fonte telematica)

 

Published in: on dicembre 4, 2009 at 10:48 am  Lascia un commento  
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