La storia dell’aquila Nana

C’era una volta una bellissima aquila bianca di nome Nana, così chiamata per la splendida musicalità che pronunciandolo quel nome emetteva, in armonia col suo fisico fragile e goffo e l’intelligenza dei suoi vispi occhi viola, in segno di amore e di buon augurio.

Generata con due morbide ali più piccole e delicate rispetto a tutte quelle dei suoi simili, dal carattere amabile ed idealista nonostante i lunghi voli le fossero proibiti a causa della sua struttura alare così particolare, Nana cullava nel cuore un grande sogno: poter toccare un giorno le vette innevate del Monte Astur, volando libera fra i suoi artistici ghiacciai, provando sulle proprie piume la brezza inalterabile della purezza più sublime, uscendo fuori dai ristretti confini della Foresta di Cento Foglie dove era nata, per assaggiare il dolcissimo frutto dell’indipendenza anche se per una  volta sola nella vita.

Rimproverata sin da piccola per quel suo grande desiderio dalla saggia civetta Nura, anziana conoscitrice di tutti i mali del mondo, capace di leggere nelle sacre rune il destino di ogni creatura  per poi  sciorinarlo nella notte durante i suoi lunghi canti, che l’aveva accolta ancora implume dopo la morte dei suoi genitori allevandola con amore e dedizione infiniti, la quale non aveva mai visto di buon occhio quella sua aspirazione così in contrasto con la costituzione tanto frangibile delle sua ali, Nana ribelle non aveva mai prestato orecchio più di tanto ai suoi moniti.

Limitandosi a storcere il becco ogniqualvolta la sapiente dal meraviglioso manto d’argento, le intimava di trovarsi un compagno buono e leale col quale formare una famiglia e crescere degli eredi anziché nutrire tali disastrosi fantasie, lasciandola sistematicamente sempre con le parole a metà, per correre ad allenarsi, cimentandosi in nuovi volteggi, lanciandosi ad ali spiegate dai rami degli alberi più alti, nel tentativo di addestrare le proprie delicate piume se non alla forza, almeno alla resistenza.

E finendo puntualmente stanca ed esausta, distesa al suolo col cuore a mille per lo sforzo compiuto alla fine di ogni giro, raggiante e fiera a quel metro in più guadagnato col sudore, sentiva sempre più vicina la realizzazione del suo sogno e più forte la voglia di farcela.

“Mai dire mai!” era sempre stato il suo unico verbo sin dalla nascita e non esistevano ostacoli che lei sentiva di non poter superare.

“Si, ma a che prezzo?” sentì di colpo una voce ammonirla alle sue spalle un giorno, mentre sfinita dopo l’ennesima trasvolata, giaceva al suolo priva di forze, riconoscendo a quelle parole dietro di lei la voce di Adler, il suo dolce amico d’infanzia, che con gli occhi strabuzzati dallo spavento la stava osservando riversa  in quel misero stato, provando una rabbia incontenibile.

“A che prezzo Nana? A quale costo vuoi  raggiungere quella maledetta vetta? E’ davvero così importante per te? Più di te stessa? Della tua salute?” le urlò contro lui, giovane aquila dal manto scuro, che non aveva mai saputo farsi una ragione del sogno di quella sua amica così ribelle, vedendola ansimare per l’affaticamento, oltremodo in ansia  per il suo bene.

“Come al solito hai sempre una parola buona!” gli rispose lei di rimando, sollevandosi adagio sulle esili zampette “Ma proprio non riesci a capirmi vero? Ti è davvero così difficile? E’ da quando siamo nati che non fai altro che rimbeccarmi, proprio tu che dovresti essere mio complice e spronarmi a migliorare, visto il rapporto stretto che ci lega!”

E Adler  a quelle parole così dure, provando una stretta al cuore, indietreggiando sulle sue zampette piumate sopra la nuda pietra, scuotendo la testa deglutì a vuoto “Sei tu a non capire Nana! Io rispetto il tuo sogno, e anzi la tua tenacia e la tua forza mi affascinano credimi! Ma ricordi le parole che ti disse il saggio Oracolo, quando ancora piccola scivolasti in picchiata nel lago di Cento Foglie dopo il tuo primo volo, perché le tue ali non erano riuscite a reggerti? Attenta piccola Nana, attenta a ciò che desideri perché potresti ottenerlo! Ricordi? Fu lui stesso a dirtelo! Spirito protettore di tutti gli orfani lui sa quello che dice! E il giorno in cui arrivasti a sfiorare la morte pur di guadagnare quei pochi metri in più, mentre lui riusciva a salvarti per un pelo, arrivando giusto in tempo, vidi i suoi occhi seriamente preoccupati!” buttò lui di un fiato.

“Ed io ho paura Nana, troppa paura che tu possa farti seriamente male prima o poi … paura di vedere le tue ali spezzate … paura di perderti!”
E chinando il capo a quelle parole, lei sorrise dolcemente “Lo so benissimo Adler,  so quanto mi vuoi bene, e credimi te ne voglio altrettanto anch’io! Ma per me è davvero importante raggiungere la vetta di Astur, più di quanto possa sembrare apparentemente agli occhi degli altri! E’ da quando sono venuta al mondo che non ho mai pensato ad altro che non fosse sorvolare quelle splendide vette innevate, candide, pulite, sterminate, ed alla gioia delle mie ali libere sopra quelle terre incontaminate, carezzate dall’aria più pura … le mie ali storpie, le stesse ali che hanno sempre rappresentato per gli altri un impedimento alla mia piena autonomia, un problema!”  gli aprì il suo cuore.

“Io ricordo bene le parole di Oracolo! La sua lunga toga scura, il suo cinturone di iuta a fasciargli i fianchi stretti, la treccia canuta! Ricordo perfettamente con quale tono mi disse quelle parole allora, proprio lui che per  primo alla morte dei miei genitori si chinò a raccogliermi tra le braccia,  per assicurarmi sotto l’ala protettrice della saggia Nura affinché mi crescesse e mi educasse alla vita! Ma voglio farcela e so che devo provarci!”

Aprendo le ali a quell’ultima affermazione, battendo con ferocia l’aria davanti alla sua cocciutaggine, l’aquila le voltò allora la testa malcelando la rabbia “Ad ogni costo vero? ‘Mai dire mai!’ resta sempre il tuo verbo, no? Mai dire mai, perché quello che non succede in una vita può capitare che accada in cinque minuti, ho ragione? Contro tutto e tutti, mille volte più importante di tutto e tutti, giusto? Ma di che materiale sono fatti i tuoi sogni Nana? Quale?”

E volando via furioso, la lasciò da sola a lottare contro la morsa del suo cuore in tumulto, senza riuscire ancora una volta a comprenderla.

E quella notte Nana contemplando in solitudine il cielo stellato, rintanata nell’incavo roccioso del  suo rifugio, nel vedere d’improvviso una stella cadente attraversare veloce il firmamento nella sua veste più fulgente, ricordando i  magici poteri dell’astro in grado di esaudire i desideri altrui, levando subito il becco adunco verso la sua luce formulò la sua richiesta col cuore a mille “Aiutami Suniva! Aiutami a realizzare la mia aspirazione … fa che io possa arrivare sulla vetta di Astur! Tu che come me, sai di che materiale sono composti i sogni, puoi capirmi!”

E la bella Suniva attraversando il nero trapuntato della notte, rapida nella sua meravigliosa danza, capace di adombrare per un attimo infinito col suo bagliore tutte le altre sue sorelle, col suo riverbero entrò nel cuore di Nana illuminandolo parte a parte in un unico anelito di luce più forte degli altri.

E l’aquila scorgendo di colpo una bianca piuma dai contorni dorati, scivolare leggera nell’aria fino ad adagiarsi lenta davanti alle sue zampette, sentendo il suo battito impazzire, scosse la testa stupita.

“Dolce Nana!” le rivelò la stella col suo tono soave “Così bianca e brillante da far sembrare i propri  contorni di luce, così candida da non avere altri pari in natura, la piuma che viene a staccarsi dalle ali del cigno durante il suo ultimo anelito di vita, quando il meraviglioso animale in vita privo di voce,  intona il suo canto più bello per l’unica volta nella sua esistenza, rappresenta il materiale di cui sono composti tutti i sogni, ed io la dono a te!”

E Nana contemplando la piuma a quelle parole, percependo ardere il suo petto per la prima volta dalla scintilla del fuoco sacro del coraggio, sentendo sciogliersi ogni sua remora aprì le sue piccole ali puntando verso Astur.

“Puoi farcela!” l’accompagnò la voce della stella “Puoi farcela Nana! Come quello del  bianco cigno felice, anche il tuo cuore batte del suo canto più bello in questo momento, e non possono esserci ostacoli ad intralciare ciò che desidera adesso ardentemente la tua anima! Volere è potere! Vola Nana, vola con tutte le tue forze e tutta la tenacia di cui sei capace, puoi  farcela!”

Colpo dopo colpo, spinta dopo spinta, giro dopo giro, in uno  schiudersi e richiudersi lento e cadenzato le sue ali battevano l’aria tenendo un tempo perfetto, il suo cuore librava, la sua anima si liberava, e nell’incanto del suo volo più spettacolare mai compiuto  Nana si sentiva per la prima volta felice, fiera, forte, divorando con gioia i chilometri che la separavano da Astur con velocità sempre maggiore, godendo lo spettacolo ad ogni tratto più vicino delle sue meravigliose cime, della sua candida neve a irradiare luce riflessa, del freddo vivo del suo respiro, del suo candore a far risplendere il cielo, del caleidoscopio dei suoi cristalli di ghiaccio, sinfonia sulla sua pelle, mentre le tenebre della notte, scivolavano nei primi lucenti bagliori dell’aurora.

E ad ogni battito,  rivedendo i volti di tutti coloro i quali avevano composto la sua vita avvolti da un alone di felicità incontenibile, lei sentiva il cuore esplodere in festa: i suoi genitori così insostituibili che l’avevano messa al mondo per amore, la saggia Nura che l’aveva allevata nonostante fosse stata solo una sconosciuta per lei, i suoi amici del bosco, gli scoiattoli burloni che l’avevano aiutata nei momenti tristi, il cervo Rostan che durante le notti di tempesta quando era piccolissima l’aveva sempre accolta nella sua tana lontano dall’altura delle rocce, per raccontarle le storie più belle mentre fuori i fulmini e le saette la scuotevano fin nelle ossa, insegnandole il lato buono di Thor lo spirito possente del tuono, dall’invincibile armatura dall’elmo d’argento e la magica cintura bagnata nella folgore, a cui tutte le aquile erano affezionate eccetto lei che temeva il fragore così assordante del suo martello, quando attraversando il cielo  alla guida del suo carro annunciava la bufera, le dolci farfalle sempre pronte a intrecciare ghirlande di fiori variopinti, gli orsi così dotti e lui, il suo lui … Adler, il suo amato Adler, lui, l’unica creatura per cui avesse mai provato un sentimento speciale,  profondo, vero, capace di farle battere forte il cuore, un’amicizia tenera e intensa, caparbia e litigiosa,  incline a divenire qualcosa  in più.

“So che tu mi vuoi bene Adler!” pensò librandosi leggera senza sentire più il peso del suo corpo, tuttuno con le sue ali “E ne sono realmente felice! Ma io voglio qualcuno che mi ami per quello che sono, coi miei pregi, i miei difetti, la mia goffaggine, la testardaggine che mi contraddistingue e al contempo mi avvelena l’anima, le miei ali troppo piccole, il mio handicap, il mio sogno, il mio bisogno di dimostrare qualcosa a me stessa!”

Ma ad un tratto persa nei suoi pensieri, Nana picchiando di colpo con un tocco più vigoroso degli altri, percependo un dolore lancinante attraversarle le ali nane, troppo minute e fragili per avere l’energia necessaria ad affrontare un volo tanto lungo, cominciando a perdere quota lentamente sentì le forze abbandonarla col cuore a mille.

E abbassando con timore lo sguardo verso il vuoto che si apriva come una voragine sotto di lei, ormai troppo in alto per poter sperare in un atterraggio di fortuna, troppo lontana dalla Foresta di Cento Foglie per tornare indietro, l’aquila sentì il panico assalirla nel ricordare le parole di Oracolo “Attenta a quello che desideri perché potresti ottenerlo!”

E  perdendo l’equilibrio spinta da uno spiffero improvviso di zefiro più forte degli altri, si sentì definitivamente persa.

“Non puoi arrenderti adesso! Non devi! Tu puoi farcela Nana! Io credo in te e tu non puoi deludermi adesso! Così! In questo modo!” le urlò di rimando Adler facendo echeggiare la sua voce nell’aria per raggiungerla veloce.

E lei voltandosi di scatto, nel vedere al suo fianco il suo fido compagno, drizzò il volo d’istinto riprendendo quota “Che ci fai tu qui?”

“Ciò che non succede in una vita può capitare che accada in cinque minuti Nana, non eri tu a dirlo? Mai dire mai … ed eccomi qui adesso!” annaspò lui squadrandola con dolcezza infinita “Forza Nana ci sei quasi!”

E librandosi insieme, le due aquile ridisegnando il cielo di Astur con i colori intensi della loro felicità, volteggiando liberi e leggeri, esibendosi in una serie di rocambolesche acrobazie aeree formando con le loro ali cerchi concentrici perfetti, sostenendosi con la stessa velocità e la stessa reciproca lentezza in un armonico ritmo, fino a toccare la vetta insieme con un unico grido di gioia, a divenire melodioso canto di vittoria fra il silenzio dei  ghiacci.

“Ce l’ho fatta Adler! Ce l’ho fatta!” strillò Nana riempiendosi gli occhi della gioia del suo sogno “Ce l’ho fatta grazie a te!” esultò tenendo alto il volo, mentre le sue dolcissimi iridi prendevano a luccicare di un cangiante color viola intenso riempiendosi di lacrime, gustando sulle proprie ali la purezza di Astur come aveva sempre fantasticato, planando col fiatone al suo fianco.

“No, Nana devi tutto solo  a te stessa … E’ grazie a te se  anche io sono giunto fin qui, vivendo questo attimo meraviglioso, immerso nel sogno di un volo irripetibile! Se non ti avessi seguita vedendoti spiccare il volo dopo aver parlato con Suniva non avrei mai avuto tutto questo! Sono stato un’egoista, scusami!”

E stringendosi d’istinto l’uno all’altra, risero insieme di gioia infinita, scoprendosi per la prima volta un’anima sola nella magia del loro amore, capace di sfidare tutto e tutti in armonia coi loro sogni.

“Mai dire mai!” esclamò di colpo il bellissimo Oracolo apparendo ai loro occhi, fra i bianchi ghiacci di Astur, lasciata la sacra dimora della sua quercia, picchiando il vaso di rame fra le sue braccia, facendolo vibrare a svelare il destino delle sue creature, meraviglioso nella sua lunga veste dei colori del bronzo e dell’oro “Ciò che non succede in una vita può capitare che accada in cinque minuti!”

E aprendo la sua mano mostrò alle due aquile il suo dono, una bianca piuma di cicogna: il simbolo della realizzazione di un sogno, la vita,  l’inizio di tutto.

Monica Fiorentino

Published in: on dicembre 4, 2009 at 10:33 am  Lascia un commento  
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