Caro R.,
Voltando lo sguardo verso la finestra aperta, percependo a pelle la sua presenza, il mio cuore mancò di un battito nell’incontrare i suoi occhi: due braci viola di dolore acceso, intenti a puntare verso il cielo. E chinando di rimando il capo, muta, restai ad ascoltare i palpiti del suo cuore discorrere col vento, facendo prezioso dono d’ogni suo verso, come ogni notte.
Seduto sul davanzale gelido, le spalle ricurve, le cosce tornite piegate a incrocio, la pelle evanescente resa ancor più lattea dai riverberi della luna, coi lunghi capelli canuti lasciati liberi sulle spalle, era lì che lui veniva per scrivere nell’aria con l’inchiostro blu delle sue rose i suoi più alici versi a divenire nuove stelle in cielo.
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Il Cantastorie di Terre Lontane …
L’unico a detenere nelle vene l’antico inchiostro del “C’era ancora una volta” …



