Clipper il delfino bianco

C’era una volta nel meraviglioso Regno dei Mari, un bellissimo delfino bianco dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Clipper.

Animo nobile e idealista, altruista e vivace, era lui dalla nascita, col candore abbacinante delle sue capriole, briose e scattanti, a portare luce e gioia all’Oceano intero: creatura pacifica  e solare.

Ma un giorno, uscendo adagio dal proprio rifugio, accorgendosi di botto di come lentamente il suo dorso stesse perdendo la propria lucentezza sgranò gli occhi stranito “Il mio colore?! Ma cosa?!”

“Stai perdendo la tua luce! E con essa i tuoi colori Clipper …” lo sorprese di colpo la voce ammonitrice dello Spirito dei Sette Mari, guida maestra, facendolo trasalire “Dimmi…” lo incalzò massaggiandosi la lunga barba canuta “Per caso il tuo cuore ha subìto un grave dolore ultimamente?”

A quella domanda il cetaceo mugolò contrito “Si, saggio spirito! Giorni fa il mio cuore ha patito una grande sofferenza, che porto ancora tuttora nel mio petto! Ma ciò cosa c’entra col mio colore?” bofonchiò emettendo un nugolo di bolle.  

Il vecchio a quelle parole sollevò il sopracciglio, tossicchiando “E’ stato questo a farti perdere il tuo colore! Il tuo bianco, la tinta più ricca e festosa! Caro Clipper! Ecco cosa è stato!”

E spalancando le fauci a quella risposta, la creatura si rizzò spaurito “E adesso come devo fare per ritrovarlo?”

“Devi cercarlo dentro di te!” gli rispose lui pacato, prima di sparire sotto il suo sguardo, rientrando nella propria  Torre.

E Clipper rimasto solo, afflitto a quelle parole, accucciandosi  avvinto, prese a meditare.

Quando d’improvviso un urlo disperato lo fece balzare di soprassalto, e seguendo la direzione dalla quale era giunta la disperata richiesta di aiuto, il pesce si ritrovò dinanzi una giovane  balena dalla veste nera, che, con una fiocina conficcata nel fianco boccheggiava straziata.

A quella scena il delfino gettandosi sulla sventurata, utilizzando con destrezza i denti la liberò all’istante “Non muoverti! Non aver paura! Sta ferma!”

E tolto l’uncino dal corpo della poverina, percependo il proprio cuore battere all’impazzata, il suo stupore fu enorme nello scoprire la propria pelle recuperare il suo candore e sorridendo sbalordito,  scosse il capo felice.

“Grazie! Grazie per avermi salvata!” prese fiato lei “Una nave vedendomi in lontananza ha cercato di catturarmi! E sarei sicuramente morta se non fosse stato per il tuo provvidenziale avvento! Grazie! Il mio nome è Nana!” lo salutò.

“Il mio è Clipper!” rispose l’altro.  

E lei bagnando gioiosa il  muso di lui,  strusciandogli contro il proprio, gli sorrise di rimando col cuore a mille.

Da allora Nana e Clipper non si separarono mai più, e le capriole di lui furono le più brillanti di tutte le creature marine.

Monica Fiorentino

 

                                                  

Pubblicato in: on gennaio 27, 2012 at 3:46 pm  Lascia un commento  

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