
Il Cantastorie di Terre Lontane …
L’unico a detenere nelle vene l’antico inchiostro del “C’era ancora una volta” …

Il Cantastorie di Terre Lontane …
L’unico a detenere nelle vene l’antico inchiostro del “C’era ancora una volta” …
C’era una volta nel meraviglioso Regno dei Mari, un bellissimo delfino bianco dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Clipper.
Animo nobile e idealista, altruista e vivace, era lui dalla nascita, col candore abbacinante delle sue capriole, briose e scattanti, a portare luce e gioia all’Oceano intero: creatura pacifica e solare.
Nestor Piacenti giovane autore al suo Romanzo d’esordio “Note stonate” per i tipi dell’AltroMondo Editore, un Libro che tratta con delicatezza ed estrema sensibilità il tema dell’Amore e dell’universo che ruota attorno ad esso, attraverso gli occhi di un gruppo di amici, tutti musicisti, che vivono la loro vita con il sottofondo delle loro jam session, scontrandosi con le paure, i dubbi, le incertezze, ma anche i momenti di profonda esaltazione che solo un sentimento tanto complesso, enigmatico e totalitario come l’Amore può provocare e talvolta divertirsi a complicare.
Nestor Piacenti “Sognatore” prima di tutto …
1) Dove e quando nasci?
A Napoli il 22 marzo del 78.
Sul mio davanzale
la neve e la rondine.
- La primavera
La luna, mi dici
non c’è tempo: e mi insegni
a rinunciare
Note, quasi sintetiche,
s’infilano di forza sotto la pelle.
E’ eroina, fa male.
Questa scala mia fa male
come fossi una vergine.
Un battito di Mediterraneo. Un urlo che viene dalle pietre baciate dal sole rovente che solo la calura viva, quella assoluta, infuocata, appiccicosa, può produrre così densa, soffocante, là dove la terra è polvere.
Un romanzo duro, intenso, viscerale, di spessore, per niente facile se per facile s’intende una lettura d’intrattenimento, superficiale e svagante. Un testo capace di catturare, colpire allo stomaco, scuotere l’anima, pagine vibranti che ricordano in alcuni tratti i più bei romanzi di Verga e di Pirandello.
C’era una volta alle pendici della meravigliosa Collina dei Cantagrilli uno stupendo grillo dalla veste color smeraldo, e gli occhi di una cangiante tonalità viola scuro di nome Elvio.
Dal carattere allegro e altruista, fiero e caparbio, cocciuto di natura, l’insetto nobile e idealista, viveva felicemente insieme a tutte le altre creature che popolavano l’altura, custodendo nel cuore un grande sogno: poter un giorno prendere parte insieme a tutti i suoi fratelli all’Illustre Coro dei Cantagrilli che ogni anno apriva sulla punta più alta del maestoso Albero di Sambuco, la Festa della Primavera.
Sciabordio d’onde.
I nostri corpi stretti.
Braci d’inverno.
Cade una foglia.
Il tuo cuore che batte.
Voglia di calze.
Voltando lo sguardo verso la finestra aperta, percependo a pelle la sua presenza, il mio cuore mancò di un battito nell’incontrare i suoi occhi: due braci viola di dolore acceso, intenti a puntare verso il cielo. E chinando di rimando il capo, muta, restai ad ascoltare i palpiti del suo cuore discorrere col vento, facendo prezioso dono d’ogni suo verso, come ogni notte.
Seduto sul davanzale gelido, le spalle ricurve, le cosce tornite piegate a incrocio, la pelle evanescente resa ancor più lattea dai riverberi della luna, coi lunghi capelli canuti lasciati liberi sulle spalle, era lì che lui veniva per scrivere nell’aria con l’inchiostro blu delle sue rose i suoi più alici versi a divenire nuove stelle in cielo.